Sono passati esattamente 34 anni dalla nascita della prima “bimba in provetta” (anche se in realtà non fu usata nessuna provetta per la tecnica, ai tempi sperimentale), Luise Brown, oggi donna matura e mamma felice (suo figlio è stato concepito naturalmente).

La fecondazione in vitro, tecnica che rientra nella procreazione medicalmente assistita, da quel giorno ad oggi ha fatto nascere ben cinque milioni di bambini nel mondo. Ci abituiamo velocemente alle novità ma quello che ha reso possibile tutto questo è un vero e proprio miracolo scientifico ed il suo inventore vinse il premio Nobel per la medicina quale riconoscimento per questo incredibile risultato medico-scientifico. Pensate, l’uomo è capace di imitare perfettamente ciò che fa la natura e con una serie di procedure, un misto di farmaci e tecniche di laboratorio, è in grado di ottenere un embrione da un ovocita ed uno spermatozoo, di impiantarlo nell’utero e di sperare nell’inizio di una gravidanza.

Siamo tanto capaci di imitare la natura che abbiamo lo stesso tasso di riuscita: il tasso di successo di queste metodiche infatti è attorno al 22%, più o meno sovrapponibile al tasso di successo spontaneo, non tutti infatti sanno che in condizioni normali, ogni rapporto sessuale ha proprio il 20% di possibilità di generare una gravidanza. Per vari motivi (e l’incidenza di questi problemi è in aumento) può accadere che una coppia abbia difficoltà di concepimento. A volte si tratta di problemi passeggeri o curabili, altre volte non vi è alcuna possibilità di ottenere una gravidanza in maniera naturale (per esempio quando vi è un’occlusione totale delle tube, quei piccoli canali che collegano virtualmente le ovaie all’utero). Le tecniche utilizzate, oggi, sono tre. Dalla IUI (inseminazione intrauterina) nella quale il seme maschile, opportunamente preparato è rilasciato direttamente dentro l’utero per ottenere una fecondazione “naturale”, alla Fivet (fertilizzazione in vitro con trasferimento dell’embrione), la vera e propria “fecondazione in provetta”, nella quale lo spermatozoo è messo in contatto con l’ovocita in una piastra da coltura ed ottenuto un embrione dalla loro unione, questo è impiantato all’interno dell’utero.

La tecnica più moderna (fino ad un certo punto) è la cosiddetta Icsi (iniezione intracitoplasmatica dello spermatozoo) che prevede l’introduzione direttamente dentro l’ovocita di uno spermatozoo selezionato, in modo da imitare alla perfezione ciò che succede in natura. L’embrione ottenuto è trasferito dentro l’utero. Queste tecniche hanno permesso a milioni di persone di coronare il loro sogno perduto: diventare genitori ed è incredibile, se ci pensate. La scienza ha compiuto letteralmente un miracolo accontentando quando possibile queste coppie. Secondo i dati Icmart, ogni anno nel mondo sono eseguiti 1,5 milioni di cicli di fecondazione assistita dai quali nascono circa 350 mila bambini con Giappone e Stati Uniti quali paesi più “attivi” in questo campo. Essendo un terreno ricco di problematiche etiche e personali la metodica e le sue conseguenze hanno scatenato negli anni polemiche e discussioni infinite tra le quali quelle relative ad alcune leggi (quella italiana soprattutto) che pongono limiti molto stretti per l’accesso alle tecniche di fecondazione assistita.

In Italia, ad esempio, è proibita la fecondazione “eterologa”, non si può ricorrere cioè all’utilizzo di ovociti o spermatozoi “estranei” alla coppia, di donatori. Sembra una banalità ma non lo è. Sono tante, infatti, le coppie che senza una donazione non possono accedere a queste tecniche e visto che in Italia non potrebbero farlo si rivolgono in centri esteri. I paesi più interessati da questo “turismo” della fecondazione sono la Spagna, la Grecia ed alcuni paesi dell’est Europa ed il giro d’affari è talmente consistente che i centri esteri prevedono condizioni ed organizzazione esclusivi per le coppie italiane (in Spagna ad esempio sono molto ricercati i ginecologi che parlano italiano…). Le discussioni etiche sarebbero pure costruttive ed interessanti se non fosse che sono quasi sempre infarcite da ideologie religiose, nulla di male, si potrebbe obiettare, ma non è così, prima di tutto perché la religione con la scienza e la medicina non c’entra nulla e secondo perché se è accettabile che ognuno decida in base alle proprie convinzioni non si possono obbligare migliaia di persone o scienziati ad agire in base alle convinzioni degli altri. Se così fosse stato, probabilmente non avremmo con noi i cinque milioni di nuove vite ed i loro figli che esistono grazie alla scienza che ha sopperito alla natura.