“Nell’esercizio anche del più umile dei mestieri lo stile è un fatto decisivo”, ha scritto il premio Nobel per la letteratura Böll. Ma evidentemente quando in Italia si parla – e si scrive – di calcio, soprattutto dopo una vittoria epica come quella di ieri della nazionale azzurra contro la Germania, anche il più umile dei mestieri, come quello del giornalista, dello stile se ne dimentica. E allora vai con il festival delle battutacce e del cattivo gusto. A cominciare, ça va sans dire, dai giornali di famiglia. Sì proprio quella famiglia lì, il cui patriarca in questi anni di cadute di stile, gaffes e volgarità assortite ha fatto il suo marchio di fabbrica. “Ciao Ciao Culona” titola infatti a tutta pagina l’house organ prediletto: il Giornale di Feltri e Sallusti.

E la coltissima citazione richiama proprio uno dei raffinati calembour che hanno contraddistinto il regno del patriarca, quando ebbe a definire Angela Merkel una “culona inchiavabile” dimostrando una volta di più che il suo referente politico piuttosto che Winston Churchill era, ed è, Alvaro Vitali. Non è da meno Libero, che titola a tutta pagina “VaffanMerkel”, sopra una foto in cui Balotelli invece che il pallone calcia il volto della cancelliera tedesca. Titoli da far impallidire la famosa copertina di Der Spiegel, che negli anni Settanta dipinse l’Italia con una P38 immersa in un piatto di spaghetti. In ambito culinario mediterraneo rimane Il Tempo, il cui titolone a caratteri cubitali è “Due pizze e via”. Chissà se per la finale contro la Spagna il titolista è pronto a rispolverare fichi e mandolino.

Poi c’è chi insiste sul tormentone giornalistico di Euro2012, con il paragone tra le partite di calcio giocate in Polonia e Ucraina e quelle di economia politica giocate nei palazzi del potere e della burocrazia europea. E allora tra gol, spread, tackle, Eurobond, parate e growth compact, il Sole 24 Ore titola “Gol o spread, l’Italia conta sul fattore Mario” a fianco della foto della triplice intesa dei Mario nazionali (in ordine di importanza (?) Balotelli, Monti e Draghi). Lo stesso fanno L’Unità “Lo spread di SuperMario, l’Italia va in finale: 2-1 ”, Avvenire “Dominio azzurro, alla Germania non basta il rigore” e Il Fatto Quotidiano “Italia Germania 2-1, Monti Merkel 0-0”.

Menzione per la prima pagina più bella all’Eco di Bergamo, con una foto a tutta pagina di Cassano e Balotelli che stanno per darsi il cinque, sotto al titolo “Fratelli d’Italia”. Una pagina che fa molto “ringo boys”, è vero, ma che ci sta tutta: simbolo dei tempi che cambiano anche nella plumbea e una volta leghista Padania. Più sobri il Corriere della Sera, “Una grande Italia, siamo in finale”, La Repubblica “La partita perfetta, azzurri in finale” e La Stampa “Impresa Italia” (e chissà se il quotidiano torinese parla ai lettori perché Marchionne intenda… non sarebbe male). La foto è sempre quella, quasi per tutti: Balotelli che mostra i muscoli dopo il gol del 2-0. Una scelta obbligata, per un’immagine destinata a entrare nella piccola grande storia del calcio italiano.

L’immagine è scelta anche dai tre quotidiani sportivi nazionali. Il Corriere dello Sport l’accompagna con un “Giganti d’Italia”, la Gazzetta dello Sport sotto un azzurro a nove colonne “Siamo Noi!!!”, quasi a voler far dimenticare che erano sempre loro quelli che domenica scorsa paragonarono in una vignetta becera e razzista Balotelli allo scimmione King Kong. Salvo poi giustificarsi (?) in un editoriale in cui il direttore offriva una particolare prospettiva sulla storia del cinema, scrivendo che “solo una mente malata può pensare che King Kong sia uno scimmione nero”. Ma a ricordarci che l’Italia è un paese razzista, intrinsecamente e a sua insaputa, e quindi che certe porcherie vengono spontanee e non ce se ne accorge nemmeno più, è Tuttosport, che sopra la foto di Balotelli titola: “Li abbiamo fatti neri!”. Perché se lo stile è decisivo anche nel più umile dei mestieri, l’intelligenza evidentemente è un optional.