Prima di entrare nel merito del mio nuovo post ho desiderio di condividere con voi la sensazione di gratificante sorpresa provata nello scoprire che, nell’ultimo bellissimo disco di Patti Smith (Banga), il singolo “April fool” è dedicato a (o parla di) Gogol, lo scrittore russo autore dell’immenso “Le anime morte”. In una intervista la Smith ha detto che per dare vigore alla sua ispirazione si è letta tutto il libro che Nabokov scrisse su di lui: un saggio ritenuto fantastico dagli addetti ai lavori (e che io purtroppo non sono mai riuscito a trovare…). Siccome qualche tempo fa lessi anche una intervista a Scarlett Johansson, in cui lei pure citava Nabokov come scrittore della sua rigenerazione culturale, trovo in questi due esempi la legittimazione alla frase in apertura del mio precedente post, in cui sostenevo che la più parte dei lettori italiani lo conosce superficialmente per l’affaire Lolita e il suo presunto potenziale scandaloso. E me ne dispiaccio, enormemente e sinceramente, perché non sanno cosa si perdono e perché in un mondo ideale vorrei che fosse apprezzato da tutti, per la gioia della condivisione delle cose belle. 

Ma veniamo a noi… Non amo molto la politica, forse perché semplicemente non sopporto il potere che essa ha di accendere gli animi della gente determinandone la fanatica faziosità delle liti, spesso da bar sport, soprattutto qua in rete. So benissimo, proprio per quello che ho appena scritto, che avventurarsi in certi meandri è un ottimo modo per garantirsi polemiche e insolenze, aggressioni e causticità, e la cosa non mi è congeniale perché patisco insolenze e causticità, non essendo per indole un provocatore. Apro dunque questo mio intervento in questo modo per mettere semplicemente le mani avanti su cosa sto per dire, perché sarebbe bello che il nome che sto per fare non scatenasse reazioni che esulino da quanto mi preme sottolineare: il nome (e cognome) è Marco Pannella.

Ho sempre provato ammirazione per lui, per i suoi modi, per i suoi ideali, per la qualità della passione politica che non riscontro in nessun altro suo collega. E credo ragionevole pronosticare che quando non ci sarà più saranno in molti, politici compresi, a ricorrere a iperboli commemorative varie e sostanzialmente ipocrite per celebrarne la statura. Marco Pannella e la sua compagine da sempre lottano per una causa degnissima e mai recepita: la condizione delle persone recluse in carcere. E’ un argomento scottante per il quale non ho (ovvio!) soluzioni da proporre, ma quando le temperature in Italia scendono con fredda determinazione sotto lo zero o sbeffeggiano i 30 gradi dall’alto dei loro 34/35, mi capita spesso di pensare alla tristezza di una esistenza in qualche metro quadro desolato, ingolfato di presenze umane nella loro vicendevole identità e alterità, e privo di ogni decenza civile. (Metri quadri squallidi e invivibilii a guisa di ricettacolo della cattiva coscienza della società, che non sa risolvere un suo gravissimo problema). E di conseguenza penso alla elevatezza della battaglia dei Radicali, rara e preziosa.

“Canzone in prigione” è stata scritta come colonna sonora per un film di Davide Ferrario (Tutta colpa di Giuda) e dà voce affranta a un ipotetico carcerato.

 

So di aver sbagliato e so che

mi potrebbe ancora capitare,

so che non sono

privo di peccato

e me ne rammarico,

ma in tutto questo tempo

mi sono anche istruito

e ora posso dire che

so chi sono i Farisei

e so chi è Gesù

(…) 

Progredire non vuol dire

che ogni cura è possibile,

se la cura è mutilare

la nostra società.

Progredire è riconoscere

come sia difficile

star sicuri che

la ragione è qua

e il torto là.

Canzone in prigione
testo: Cristiano Godano
musica:  Cristiano Godano, Luca Bergia, Riccardo Tesio
c) 2009, Ala Bianca Edizioni Musicali 
dall’album ‘Canzoni per un figlio’ – Sony Music Columbia