Comincia oggi il vertice europeo più importante dall’inizio della crisi, secondo alcuni il più importante della storia dell’Europa unita. Buxelles, Palazzo di Giusto Lipsio, oggi alle 14.15 arrivano i capi di Stato e di governo che partecipano al Consiglio europeo. Ecco quello che bisogna sapere sui due giorni che potrebbero salvare l’Europa. O affossarla.

1. Perché questo vertice è così importante?

Dall’inizio della crisi del debito nell’Eurozona, due anni fa, ci sono stati oltre 20 vertici. Ma ora tutti i problemi latenti sono deflagrati: la Spagna è nel pieno di una crisi bancaria, Cipro ha chiesto aiuto, la Grecia non sta riuscendo a rispettare gli impegni presi in cambio dei finanziamenti di emergenza, l’Italia continua ad avere un costo del debito pubblico molto elevato, nonostante mesi di sacrifici e finanze pubbliche quasi in ordine. Perfino la crescita tedesca sta rallentando. I mercati non credono più che economie così diverse possano sopravvivere dentro la gabbia di una moneta unica. I leader dei Paesi membri dell’euro hanno detto agli investitori: tranquilli, al vertice del 28 e 29 giugno prenderemo decisioni importanti che rilanceranno l’Europa.

2. Cosa devono decidere i capi di Stato e di governo a Bruxelles?

Ci sono vari punti in agenda. Un piano per la crescita, che cambierà destinazione a 120-130 miliardi di euro di fondi europei già stanziati, soldi che dovrebbero essere indirizzati a progetti dall’effetto immediato sulla crescita (infrastrutture, finanziamento alle imprese tramite la Banca europea degli investimenti, fondi strutturali per lo sviluppo distribuiti nei singoli Paesi). La crisi delle banche spagnole ha reso urgente anche l’unione bancaria – regole comuni, supervisione accentrata e garanzia dei depositi comunitaria – che eviti il contagio. Di eurobond, cioè di emissioni di debito pubblico europeo al posto di quello nazionale, non si parlerà, la Germania non vuole.

3. Che cosa cerca di ottenere l’Italia al summit?

Mario Monti ha detto che è disposto a negoziare a oltranza, finché non avrà un aiuto mirato per l’Italia. Visto che noi abbiamo fatto un risanamento contabile che ha azzerato il deficit primario (ci indebitiamo sul mercato soltanto per sostenere il vecchio debito e pagare interessi), è ingiusto che lo spread sia così alto. Serve quindi un intervento europeo a difesa dei Paesi virtuosi ingiustamente penalizzati dai mercati (l’Italia): finanziamenti agevolati dai fondi salva Stati, ma senza l’annessa imposizione di drastiche riforme prevista dai programmi di assistenza (come quello per la Grecia), perché abbiamo già fatto “i compiti a casa”.

4. Tutti accusano la Germania di bloccare i negoziati e mettere a rischio il futuro dell’euro. È davvero così?

Berlino non si fida più dei Paesi ad alto debito, soprattutto della Grecia che ha sempre violato gli impegni presi. Angela Merkel non è disposta a concedere misure di solidarietà che rallentino i processi di aggiustamento (di riduzione di deficit e indebitamento, spesso accompagnato però da pesanti recessioni). Per la Merkel una maggiore solidarietà sui debiti deve essere accompagnata da una forte integrazione politica. Tradotto: se vuoi i soldi, noi te li diamo, ma poi decidiamo come li spendi e quali riforme devi adottare per essere in grado di restituirli. Questa linea di Berlino, finora, ha ritardato l’adozione di misure che poi si sono rivelate tardive e poco efficaci e ora sta diffondendo l’impressione che l’Europa sia priva di leadership e di capacità di reazione.

5. Con chi stanno Francia, Gran Bretagna e gli altri Paesi principali?

La Francia di François Hollande è allineata con l’Italia, vuole il fondo anti-spread e l’intervento diretto dei fondi salva Stati nelle banche (magari anche francesi). La Spagna è fuori dai giochi, dopo aver chiesto aiuto. La Gran Bretagna, essendo fuori dall’euro, è un po’ ai margini ma sarà importante la sua posizione sull’unione bancaria. L’unico Paese più oltranzista della Germania sul rigore è la Finlandia (anche l’Olanda non scherza).

6. Un accordo a Bruxelles può cambiare la situazione dell’Eurozona e rassicurare i mercati?

Dipende. Gli investitori, ma anche i cittadini europei, non si fidano più delle promesse. E dal Consiglio europeo si aspettano due cose: un intervento immediato contro la recessione ormai continentale (cioè il piano da 120 miliardi più qualche provvedimento sul mercato interno, che aumenti la concorrenza) e una lista molto precisa di passi verso una maggiore integrazione, resa credibile da un forte accordo politico e una netta scansione temporale. Per arrivare a un’unione bancaria e a un coordinamento da Bruxelles della politica economica e dei diversi Paesi. L’unico modo per imporre subito la serenità sui mercati sarebbe però un intervento della Bce, o almeno la disponibilità della Bce a intervenire.

7. Se il vertice va male può davvero crollare l’euro?

Non nell’immediato. Ma all’apertura dei mercati, lunedì mattina, gli investitori trarranno le loro conclusioni: o il vertice trasmette l’impressione del rilancio dell’Europa, oppure l’euro apparirà condannato a una lenta agonia. Nel secondo caso comincerà una rapida fuga dai Paesi considerati più fragili (Spagna ma anche e soprattutto Italia), gli spread saliranno, quindi crolleranno i valori di Borsa delle banche che hanno investito tanto in titoli di Stato grazie ai finanziamenti agevola-ti della Bce. In una situazione di tale estrema tensione si rischiano disastri: la Grecia potrebbe non riuscire a rispettare gli impegni e non ottenere la nuova tranche di finanziamenti, un’asta di debito, magari italiana, potrebbe non riscontrare sufficiente domanda, ma soprattutto potrebbe scoppiare una nuova crisi bancaria (dopo quelle di Irlanda, Spagna e Cipro), magari in Francia. In assenza di meccanismi d’emergenza funzionanti, il Paese in improvvisa difficoltà potrebbe trovarsi costretto a uscire dalla moneta unica dichiarando di non rimborsare tutti o parte dei debiti contratti in euro.

8. Quali saranno le conseguenze del summit europeo sul governo Monti?

Il premier si è impegnato davanti al Parlamento a ottnere risultati concreti. Se non riuscirà a strappare alla Germania il fondo anti-spread, per lui il vertice dovrà considerarsi un flop. Al ritorno in patria, quindi, potrebbe trovarsi ad affrontare la doppia crisi: sui mercati, per la fuga degli investitori dai buoni del Tesoro e dalle banche italiane, e in Parlamento, visto che il Pdl ha vincolato il suo sostegno futuro all’esito del Consiglio europeo.

9. Quindi si rischia di andare a votare?

Un flop di Monti a Bruxelles potrebbe costringere il governo ad approvare già nella giornata di domenica il decreto dei tagli alla spesa pubblica nel quadro della spending review, che da limatura degli sprechi si sta evolvendo in una sorta di manovra correttiva da 30 miliardi che taglia su ministeri e sanità . In ogni caso, lunedì è già convocato un Consiglio dei ministri che, anche sulla base della reazione dei mercati al vertice di Bruxelles, deve approvare o almeno annunciare il provvedimento sui tagli alla spesa. Nel caso il vertice vada male e il governo presenti altre misure pesanti e impopolari, parte del Pdl potrebbe aprire la crisi, togliendo la fiducia al Monti anche senza aspettar l’incidente parlamentare. Il Quirinale affiderebbe comunque un nuovo incarico allo stesso Monti.

10 . Con quello di oggi e domani finisce la stagione dei summit internazionali?

Ovviamente no. É già in calendario un incontro bilaterale tra Angela Merkel e Mario Monti il 4 luglio. Ma difficilmente si può pensare di rimediare a un flop di Bruxelles.

da Il Fatto Quotidiano del 28 giugno 2012