L’argomento di per sé è importante. Riguarda indirettamente i 23 milioni di lavoratori italiani cui si rivolgono i fondi pensione e direttamente i quasi 2 milioni rimasti intrappolati nei fondi c.d. chiusi o negoziali.

Si sta infatti concludendo una pubblica consultazione sul nuovo regolamento dei fondi pensione. Il Ministero del Tesoro ha rivolto un invito a inviargli osservazioni al riguardo. Non ha dato però quasi nessuna pubblicità alla cosa, il che autorizza fieri dubbi sulla sue reali intenzioni. Merita comunque approfondire la questione e magari anche inviare al Tesoro entro venerdì 29 giugno un’e-mail sulle cose che non vanno. Che sono parecchie.

Il regolamento proposto appare ritagliato sulle esigenze o, meglio sugli interessi, dell’industria parassitaria del risparmio gestito. Interessi contrari a quelli dei lavoratori-risparmiatori.

Facciamo però un passo indietro, per vedere coma funzionano in particolare i fondi pensione chiusi o negoziali, che sono quasi sempre fondi voluti dai sindacati concertativi (Fondo Cometa, Fonchin, Fopen, Fon.Te, Priamo, Espero ecc.). 
Per cominciare i lavoratori affidano al fondo i soldi del proprio TFR e/o quelli versati liberamente da loro e/o dal datore di lavoro in base ad accordi che qui non approfondiremo. Ma che comunque si basano sulla regola “Stesso lavoro, paga diversa” calpestando uno dei principi alla base di quasi due secoli di lotte sindacali.  
Gli amministratori del fondo, pagati non si capisce bene per cosa, di regola subappaltano la gestione del fondo a una o più società di gestione (Eurizon, Pioneer, Unipol,, Ubs,  ecc.)  tramite le c.d. convenzioni. Ma questo è solo il primo subappalto.

Infatti il regolamento di prossima approvazione permette (e lo permetteva già quello in vigore ma in maniera meno sfacciata) che il 100% dei soldi del fondo pensione finisca a sua volta in fondi comuni o simili. Ciò significa che la loro gestione viene sub-subappaltata ad altri in un’assenza di trasparenza quasi totale.

Gli stessi amministratori neppure sanno esattamente in che titoli è finito il patrimonio del fondo pensione, né tanto meno quali compravendite avvengono, a spese e a danno dei lavoratori aderenti a fondo. E di regola non gliene importa neanche nulla.

La cosa grave è che i lavoratori aderenti al fondo non hanno nessun diritto di sapere cosa viene comprato, quando e a che prezzo coi loro soldi.

A ciò si aggiunge che il regolamento autorizza di fatto quasi il 40% di titoli non quotati, per esempio cattive obbligazioni bancarie, e permette il 20% in fondi chiusi o in fondi speculativi (o hedge). Tutte cose che cozzano con ogni finalità previdenziale.

Invito quindi tutti i lettori del blog a inviare questa e-mail o una simile al Ministero del Tesoro: dt.direzione4.ufficio4@tesoro.it

 Oggetto: limiti d’investimento dei fondi pensione

  1. È inammissibile equiparare fondi comuni e simili (i cosiddetti OICR) agli strumenti finanziari negoziati nei mercati regolamentati, cioè in pratica ai titoli quotati (art. 5 comma 1);
  2. È il trionfo del subappalto che un fondo pensione possa avere il 100% del patrimonio in fondi comuni e sicav (art. 5 comma 1), in assenza di trasparenza sulle attività possedute e sulle compravendite delle medesime: chi non sa investire i soldi dei lavoratori, vada a spalar meliga anziché rigirarli all’industria parassitaria del risparmio gestito;
  3. Calpesta ogni regola di prudenza permettere direttamente il 30% in strumenti finanziari non negoziati in mercati regolamentati (art. 5 comma 1): a un fondo devono essere permessi solo titoli quotati;
  4. A più forte ragione devono essere banditi da un impiego previdenziale i fondi hedge e i fondi chiusi, pieni di azioni di aziende non quotate, permessi invece per il 20% del patrimonio (art. 5 comma 1 e comma 4 f).

Per approfondimenti e per potere inviare più facilmente l’e-mail al Tesoro segnalo la mia pagina web, ma anche altri miei commenti messi in Rete da Beppe Grillo.