Una proroga di almeno due anni al piano di austerità imposto da Unione europea e Fondo monetario internazionale per sbloccare la seconda tranche di aiuti: è quanto chiederà il nuovo governo greco del premier Antonis Samaras alla Troika. Lo rivela oggi un documento ufficiale in cui si si precisa che l’esecutivo di coalizione di Atene chiederà anche di limitare i licenziamenti dei dipendenti pubblici. Quanto al piano di salvataggio, il governo ellenico chiede la possibilità di estendere di “almeno due anni” oltre la scadenza prevista del 2014, le riforme di consolidamento fiscale.

Ma a stretto giro arriva la replica di Amadeu Altafaj Tardio, del portavoce del commissario europeo all’Economia e alle Finanze Olli Rehn: “Non è possibile discutere di questioni di questo tipo. Anzitutto dobbiamo avere una chiara valutazione di come il programma è stato attuato finora e come il nuovo governo greco intende attuarlo”. “Il governo greco – continua il portavoce, interpellato dall’Ansa – si è insediato e anzitutto deve dirci come intende rimettere in carreggiata il Paese verso il programma (per l’adeguamento di bilancio, ndr) che è stato negoziato e concordato con i 16 partner della zona euro e l’Fmi”. “Questa – conclude – è la prima cosa che dobbiamo vedere. Non ci sarà alcuna discussione aldilà di quello che è stato detto e su questo c’è una chiara valutazione”.

L’Europa insomma chiude subito qualsiasi speranza per la Grecia di ricontrattare il Memorandum per l’austerità, come peraltro promesso in zona Cesarini della campagna elettorale sia dai conservatori di Nea Dimokratia sia dai socialisti del Pasok, i principali partiti che sostengono il nuovo governo Samaras. Certo è che la prossima sarà un’altra settimana decisiva (e di passione) per l’Unione Europea e le sue scelte di fronte alla crisi. Per alcuni osservatori europei il crinale, il punto di svolta, è stato proprio l’incontro quadrilaterale di Roma, dove Mario Monti ha incontrato Hollande, Merkel e Rajoy. Un vertice propedeutico al consiglio dell’Unione Europea del 28 giugno, ma che dà il via ad altri incontri. Uno, centrale, non è nell’agenda ufficiale, ma dal quotidiano Le Monde è dato per certo  per il 17 giugno all’Eliseo tra François Hollande e Angela Merkel. “L’idea era stata lanciata al G20 di Los Cabos, prima del vertice di Roma – scrive il quotidiano – nella mente di uno dei negoziatori francesi, questa cena, prevista alla vigilia del vertice di Bruxelles del 28 e 29 giugno, dovrebbe consentire al capo dello stato e alla cancelliera di progredire in particolare nel negoziato sulla reciprocità dei rischi, anche se è inverosimile che si possa sfuggire alla drammaturgia del vertice”. L’altro incontro bilaterale – questa volta ufficiale – è atteso a Roma il 4 luglio tra la cancelliera e il presidente del Consiglio Monti.

I risultati del vertice di ieri, tuttavia, sono di interpretazione difficile. Tanto più che lo stesso Altafaj Tardio oggi ha risposto in modo sibillino – o quantomeno tiepido – riguardo al pacchetto per la crescita da 130 miliardi annunciato ieri dai rappresentanti dei principali 4 Paesi dell’Unione Europea: “Non ho visto alcuna nuova fonte di finanziamento riguardo a questo piano oltre a ciò che il presidente Barroso abbia già detto”. Quanto al possibile utilizzo dei fondi il portavoce di Rehn ha sottolineato che “questa non è qualcosa che è già stata discussa al livello dei 27 Stati membri, quindi non è possibile cominciare a identificare i progetti”. Riguardo ai project bonds, il portavoce ha ricordato che sarà la Banca europea per gli investimenti l’istituto che “presenterà le proposte” per i progetti di “dimensione transnazionale” che verranno finanziati con questo strumento.

La stampa spagnola esulta. Interpretazione contraddittoria, dunque. La riunione a 4 di Roma è molto piaciuta, per esempio, ai giornali spagnoli. “L’Europa comincia a girare” è il titolo di un editoriale de El País. A due giorni dalla richiesta ufficiale del salvataggio per il suo settore bancario, la Spagna applaude lo sforzo comune messo sul tavolo a Roma. E, soprattutto, ritrova la speranza di vedersi inclusa tra i grandi che prendono le decisioni chiave per l’Europa. Tutt’altro scenario rispetto alle foto di Deauville dell’ottobre del 2010, quando Merkel e Sarkozy passeggiavano lungo la costa francese (come riproposto in una foto pubblicata oggi dal Mundo). Perché che tra “i quattro pilastri dell’euro”, come il quotidiano chiama in prima pagina i mandatari riuniti ieri, ci sia anche il premier spagnolo – rappresentante della quarta economia d’Europa – a Madrid sembrava che se lo fossero dimenticati, sepolti dalla disoccupazione al 24% e da un debito pubblico che batte record. Ma l’accordo per uno sforzo comune è, come ricorda El Periodico, “una svolta per la crescita”. “La Spagna è nel nucleo duro dell’euro”, dice l’editoriale de La Vanguardia. E ha ora il compito di sostituire un asse Parigi-Berlino che si mostrò “incapace di risolvere un problema piú amplio”. Nuove prospettive, dunque, basate su “economia ortodossa condita con keynesianismo leggero”, scrive El País. Delle quali la Spagna, aggiunge il quotidiano, deve prender nota per risparmiarsi “sforzi inutili” e una nuova doccia fredda dai mercati.

I giornali francesi: “Le divisioni restano”. Diverse impressioni dei giornali francesi e tedeschi ed è chiaro il peso che ha il confronto tra Merkel e Hollande. Restano le divisioni tra i leader europei dopo il vertice di Roma, secondo la stampa francese, che sottolinea come la cancelliera tedesca non abbia arretrato di un millimetro. “Disaccordi persistenti fra Hollande e Merkel”, titola Le Figaro. “Quando la cancelliera chiede più Europa – si legge – il francese condiziona gli abbandoni di sovranità alla solidarietà”. La Merkel “ha ricordato i suoi credo europei, disciplina finanziaria e di bilancio, unione politica… – continua Le Figaro – sottolineando tutta la distanza che ancora la separa dai suoi partner, François Hollande in testa”. Liberation aggiunge che “Parigi, Berlino, Roma e Madrid hanno mostrato ieri l’obiettivo comune di rilanciare la crescita ma restano divisi sulla necessità di un’Europa più politica”, mentre Le Monde titola sulla Merkel che a Roma “resiste alle pressioni dei suoi vicini del Sud’’: “Un’intesa ma nessun accordo – scrive il quotidiano del pomeriggio – Tre uomini, Mario Monti, Francois Hollande e Mariano Rajoy, hanno fatto del tutto per ammansire una donna, Angela Merkel, anticipando persino l’ora della riunione a Roma per consentirle di assistere al quarto di finale vittorioso della Germania contro la Grecia, la sera in Polonia. Non sono riusciti a piegare la sua resistenza in questa riunione che, secondo l’Eliseo, non aveva altro oggetto che ‘cristallizzare le convergenze’. Mentre Spagna e Italia sono nel mirino dei mercati, nessuna decisione è stata adottata per stabilizzare l’euro. Ma almeno hanno messo in mostra i loro migliori sorrisi. E’ già qualcosa”.

La stampa tedesca: “Cambio di ruoli. Monti attacca, Hollande media”. Vertice dalle poche speranze anche secondo la lettura dei giornali tedeschi. I quattro leader “lottano insieme, solo per se stessi”, spiega Die Welt. La stampa tedesca legge tutte le contraddizioni del vertice romano. “Difficile dimostrare unità – fa eco la Bild in poche righe – quando la famiglia litiga per i soldi”. Quello di ieri è stato insomma un vertice intenso nel quale ognuno è rimasto sulle sue posizioni. E all’improvviso sembrano cambiare ruoli ed equilibri: è Hollande a fare adesso da “mediatore”, scrive ad esempio la Sueddeutsche Zeitung in un commento, mentre Mario Monti cerca di mettere Merkel alle strette paventando la caduta del suo governo: “In modo sottile parla di un sentimento antieuropeo. Il messaggio – scrive la Sd – datemi quello di cui ho bisogno, altrimenti io volo via e vi arrabbierete molto con i successori”. Sia Die Welt che la Sueddeutsche Zeitung mettono in evidenza le difficoltà di Monti (soprattutto sul fronte interno con il Pdl “del predecessore Berlusconi” che minaccia di far cadere il governo”): Monti è due volte sotto pressione, chiarisce la SZ, “a causa dei mercati e dei partiti”. 

La Bundeskbank: “No a proposta Monti su bond”. La lettura tedesca calza per esempio con ciò che oggi dice Jens Weidmann, il presidente della Bundesbank che chiaramente respinge la proposta di Mario Monti di acquisto di titoli dei Paesi in crisi da parte dei fondi salva Stati. Weidmann dichiara alla Sueddeutsche Zeitung che la proposta “conduce a un finanziamento di Stato stampando moneta, che è vietato dai Trattati Ue”. Il giornale interpreta il pensiero di Weidmann spiegando che la soluzione prospettata dal presidente del Consiglio italiano introdurrebbe “una completa garanzia collettiva e svuoterebbe il quadro normativo dell’unione monetaria”. La Sueddeutsche aggiunge che “l’Italia ha esperienza con un finanziamento diretto dello Stato da parte della banca di emissione, poiché negli anni Settanta la Banca d’Italia ha alimentato lo Stato, con la conseguenza che l’inflazione salì in alcuni periodi oltre il 10%”. Il giornale scrive che Weidmann “respinge del tutto la costruzione di finanziamento prospettata da Monti, che in forma analoga anche il governo spagnolo tento’ per settimane di far passare”. Il presidente della “Buba” dichiara che l’obiettivo italiano sarebbe di usare “la politica monetaria per limitare i costi di finanziamento dei Paesi membri e di escludere in gran parte i meccanismi di mercato”.

Aumentato il debito italiano nei confronti della Bce. Infine un ultimo dato. Secondo il settimanale tedesco Focus la posizione debitoria dell’Italia nei confronti della Bce è aumentata del 50% nei primi mesi del 2012. La notizia è stata appresa da fonti della Bundesbank secondo le quali Bankitalia avrebbe un debito di 274,6 miliardi di euro nei confronti della Bce, mentre a fine 2010 l’Italia aveva un conto in pareggio nel sistema di pagamento “Target2” dell’Eurotower. Il settimanale di Monaco di Baviera rivela inoltre che Grecia, Portogallo e Irlanda non hanno più aumentato dalla fine del 2011 le loro pendenze nei confronti della Bce, mentre quelle della Spagna sono raddoppiate dall’inizio dell’anno rispetto a quelle esistenti a fine 2011. Dal canto suo la Bundesbank ha invece quasi raddoppiato i suoi crediti dalla fine del 2010 ad oggi, portando l’ammontare a 615 miliardi di euro.