Lo scontro tra regione Campania e governo Monti continua sull’inceneritore di Acerra, ma soprattutto su chi deve sborsare la cifra faraonica di 355 milioni di euro ad Impregilo, il gigante del nord che ha costruito il forno, in provincia di Napoli, i cui ex vertici sono sotto inchiesta per le irregolarità nel ciclo di gestione dei rifiuti in Campania. La cifra è stabilita, il governo ha deciso che i soldi saranno prelevati dai fondi “Fas” regionali, cioè quelli per le aree sottosviluppate. Una decisione che ha provocato la reazione del governatore Stefano Caldoro (Pdl) e dei parlamentari campani. Non è l’unico motivo di scontro. L’altro, ancor più grave, riguarda il tetto di spesa della regione. Il governo, con il decreto sulla protezione civile in discussione alla Camera, aveva stabilito che i 355 milioni di euro avrebbero inciso sul patto di stabilità 2012 della regione sancendo un taglio di spesa di pari entità. In poche parole, una decisione che avrebbe mandato gambe all’aria la già fragile economia regionale che si sarebbe trovata a metà anno con l’impossibilità di investire nelle opere programmate.

Il parlamentare Pdl Paolo Russo, presidente della commissione agricoltura, aveva parlato di una doppia rapina da parte del governo Monti ai cittadini e alle imprese campane. Anche il deputato Tino Iannuzzi, Pd, ha criticato la norma che avrebbe penalizzato oltre misura la Campania. Per evitare il disastro economico, dopo quello ambientale, i parlamentari Pdl e Pd hanno deciso di approvare un emendamento correttivo in commissione bilancio (battendo il governo che aveva espresso parere contrario) e poi anche in aula alla Camera. Vengono confermati i 355 milioni di euro dai fondi Fas, ma incideranno sul tetto di spesa regionale solo per 138 milioni di euro, anche questi nei fatti sterilizzati attraverso un articolato sistema contabile. La misura è contenuta nel provvedimento sulla protezione civile che ora passa al Senato.

La realtà è che l’esecutivo Monti, a tempi di record, ha assecondato l’ipotesi di cessione secondo un decreto del governo Berlusconi. Il decreto fu convertito nella legge 26 del febbraio 2010, votata in primis dal governatore Caldoro, allora parlamentare Pdl, e dagli altri deputati campani di centro-destra. In quella legge tra le ipotesi c’era il passaggio del termovalorizzatore alla regione “anche a valere – recitava l’articolo 7 – sulle risorse del Fondo aree sottoutilizzate, per la quota nazionale o regionale”. I parlamentari Pdl, lo stesso governatore Caldoro, hanno spiegato che quella legge prevedeva anche la possibilità di cederlo ad un privato e non era indicato che avrebbe inciso sul patto di stabilità regionale. Intanto sulla decisione di usare fondi fas e sulla competenza della scelta pendono due ricorsi della regione, il primo tribunale amministrativo e, il secondo, alla corte costituzionale.

Resta aperta la strada di una cessione ad un privato dell’impianto, ora della regione, attraverso una gara pubblica. Attualmente il bruciatore è gestito dall’A2a. L’inceneritore napoletano usufruisce dei Cip 6, gli incentivi destinati, solo in Italia, a chi produce energia bruciando rifiuti. Lo scontro continua e non si escludono novità nella discussione del provvedimento al Senato mentre Impregilo, principale responsabile del disastro rifiuti campano, si gode il rialzo in borsa su cui pesa il regalo del governo Monti. Anche il sindaco di Napoli Luigi De Magistris ha giudicato come grave la decisione adotatta dall’esecutivo e poi corretta dal voto in aula. Il sindaco auspica dal governo la stessa velocità di pagamento anche per “i soldi promessi per andare avanti con il cronoprogramma della raccolta porta a porta”. Di quei soldi al Comune non è arrivato ancora un euro.