Domenica si è (provvisoriamente) chiuso il sipario sulle vicende elettorali in Grecia e in Francia, dopo una gestazione piuttosto lunga e complessa. Ad Atene si è votato due volte in poco più di un mese, la Francia ha scelto prima il suo presidente della Repubblica (Francois Hollande) e poi i deputati dell’Assemblea.

Oggi, risultati alla mano, è possibile sostenere che i due principali protagonisti mediatici (anche perché outsider) dei due Paesi, ossia Alexis Tsipras (di Syriza, partito di sinistra greco) e Marine Le Pen (del Front National, partito di estrema destra) hanno goduto di un’attenzione che, alla prova dei fatti, si è rivelata largamente maggiore rispetto all’impatto che i due avranno nelle scelte di governo di Grecia e Francia. 

In Francia Marine Le Pen, candidata presidente per il partito guidato da suo padre Jean Marie, ha ottenuto un clamoroso risultato al primo turno delle Presidenziali con il 17.9% dei voti. Una cifra importante ma non sufficiente per arrivare al ballottaggio. La scelta di Le Pen di non sostenere né Hollande né Sarkozy al secondo turno le ha, di fatto, consegnato un ruolo di relativa marginalità nella contesa per la presidenza. Sarkozy, pur provando a pescare proprio dall’elettorato di Marine Le Pen, ha perso contro Francois Hollande il quale certamente non si farà ispirare dalle idee politiche del Front National

La non-scelta al ballottaggio Hollande-Sarkozy può essere certamente letta anche in prospettiva lunga: se l’Ump, il partito al governo nel quinquennio 2007-2012, non saprà trovare un nuovo leader dopo l’uscita di scena dell’ex presidente, lascerà campo libero proprio a Marine Le Pen la quale, in un testa a testa con Hollande, può giocarsi le sue carte (anche se tutto, in verità, dipenderà da come Hollande governerà).

In prospettiva corta, però, la strategia del Front National non ha portato alcun privilegio in termini di rappresentanza parlamentare. Sono solo due i deputati eletti dal partito di Marine Le Pen. L’Ump di Sarkozy, invece, ha eletto 194 deputati sebbene Sarkozy al primo turno delle Presidenziali abbia conseguito circa il 27%, solo otto punti più della candidata del Fn, che a sua volta è rimasta fuori dall’Assemblea. Un paradosso incredibile per Le Pen capace di convincere quasi un francese su cinque a votarla come Presidente, reso ancora più beffardo dalla contemporanea elezione di Marion, nipote di Jean-Marie, classe ’90, la deputata più giovane dell’intero Parlamento. 

In Grecia il risultato di Syriza in termini di consensi raggiunti è innegabile. Tsipras è passato dal già clamoroso 16.8% delle elezioni di maggio all’ancor più significativo 26.9% della consultazione di giugno. Ma ancora una volta, i conti parlamentari non tornano. Il primo partito in Grecia è Nea Demokratia (centrodestra), che con il 29.6% e con soli duecentomila voti in più di Syriza ha eletto 58 parlamentari in più, necessari per governare il Paese insieme a Pasok (centrosinistra), in caduta libera con il suo 12.2% ma capace di eleggere i deputati necessari a comporre una maggioranza con Nd. 

Questa analisi non intende ridimensionare in nessun modo il dato politico di Alexis Tsipras e Marine Le Pen: i numeri sono inequivocabili. Ma restituisce un quadro piuttosto spietato: alla candidata del FN non è bastato il 20% per sedersi in Parlamento, a Tsipras non è bastato il 27% (una percentuale che nessun partito politico italiano, sondaggi alla mano, raggiungerebbe se si votasse domani) per eleggere un numero di parlamentari sufficienti per essere imprescindibile e poter dettare l’agenda economica del suo Paese. 

Queste due storie insegnano che non si può leggere la politica e le elezioni senza un elemento di analisi spesso colpevolmente sottovalutato prima di tutto dagli elettori: la legge elettorale, la principale regola democratica. 

In Francia l’elezione del Presidente della Repubblica e dei membri dell’Assemblea avviene in due momenti separati, seppur vicini nel tempo. I risultati delle Presidenziali non hanno alcun impatto sulla formazione del Parlamento. I deputati si fanno eleggere nel loro collegio e devono passare per il doppio turno. Ecco perché il Front National, non essendo quasi mai primo o secondo partito, è stato tagliato fuori da quasi tutti i ballottaggi delle legislative e non ha ottenuto una rappresentanza coerente con il suo dato politico (tra l’altro sceso e non di poco, al 13% circa, al primo turno delle legislative). 

In Grecia, invece, il premio di maggioranza è fortemente premiante nei confronti del primo partito. Il fatto che Nea Demokratia abbia superato Syriza di poco più di due punti è irrilevante dal punto di vista della rappresentanza, visto che Nd ha quasi il doppio dei parlamentari di Syriza. 

Per tutte queste ragioni bisogna leggere le evoluzioni dei flussi elettorali con grande attenzione e, soprattutto, bisogna leggerli tenendo sempre presente le regole del gioco. Con la legge attuale, il Porcellum, vince (alla Camera, al Senato le regole sono un po’ diverse) la coalizione che riesce a prendere un voto in più perché può incassare il premio di maggioranza e governare. Forse è per questo motivo che i grandi blocchi partitici tradizionali, pur costretti a registrare la straordinaria ascesa del Movimento 5 Stelle, dormono sonni ancora relativamente tranquilli.

Il Movimento, infatti, rifiuta ogni logica di coalizione e questo vuol dire che, con questa legge elettorale, ha bisogno di essere primo partito per governare. Lo scoglio è certamente molto duro ma è anche estremamente affascinante: il Porcellum, infatti, garantirebbe la maggioranza assoluta ai grillini se ottenessero un dato migliore di quello delle coalizioni ‘classiche’.