L’IBM è tornata ad essere la regina dei computer, non si è accontentata di un nuovo prodotto per stupire il mondo ma lo ha fatto conquistando direttamente il primo posto della classifica dei supercomputer mondiali. Si tratta di una vera e propria “competizione” pubblicata ogni sei mesi dal professore tedesco Hans Meuer e dallo statunitense Jack Dongarra: in base a determinati parametri, viene stilata la classifica dei computer più veloci e potenti del mondo. Si chiama Sequoia il supercomputer americano, installato al dipartimento per l’energia “Lawrence Livermore National Laboratory” in California, che ha permesso agli Stati Uniti di ritornare sul gradino più alto del podio dopo il 2009, strappando il titolo al giapponese “K” della Fujitsu. Eviterà con i suoi calcoli esperimenti nucleari

Il confronto tra le due superpotenze di calcolo si è basato sulla capacità di compiere, in gergo tecnico, “operazioni in virgola mobile” raggiungendo 16,32 petaflops al secondo per Sequoia contro i 10,51 di K, basandosi sul test Linpack Benchmark. Per rendere più concreta l’idea della potenza di questo supercomputer, l’IBM ha sottolineato che è capace di compiere in un’ora, la serie di calcoli che 6,7 miliardi di persone potrebbero compiere per 320 anni, 24 ore su 24, con una calcolatrice alla mano. Per farlo il sistema messo a punto dalla IBM si basa su processori a 16 core, 1,6 GH per un totale di un milione e mezzo di core e 1,6 petabyte di memoria. La cosa che lo rende davvero unico rispetto ai suoi predecessori sono le sue performance a livello energetico: nonostante il Sequoia consumi ben 7,9 megawatts, il gioiello giapponese della Fujitsu ne usava ben 12,6 pur avendo capacità di calcolo nettamente inferiori. 

Tra le curiosità legate ai primi Top500 supercomputer del mondo ci sono anche i dati statistici sui sistemi operativi utilizzati per effettuare questa grande quantità di calcoli: sui 500 in classifica ben 463 utilizzano Linux che vince così a man bassa rispetto ai 25 Unix, undici sistemi operativi misti e solamente 2 con Windows. Nel caso specifico il supercomputer del dipartimento californiano viene utilizzato per effettuare simulazioni di esplosioni e detonazioni nucleari, con l’obbiettivo di ritardare l’invecchiamento delle armi ed evitare così esperimenti sotterranei potenzialmente pericolosi. Nonostante gli sforzi economici degli Stati Uniti per conquistare e mantenere la vetta della classifica, sono solamente tre i supercomputer americani nella Top10 in compagnia di Cina e Germania fermi a due, seguiti da Giappone, Francia e Italia. Installato proprio da pochi giorni, l’Italia entra per la prima volta nelle prime dieci posizioni, grazie al sistema di calcolo Fermi, utilizzato dal Cineca, che si è fermato però “soltanto” ai 2,1 petaflops per secondo. Il computer europeo più veloce si chiama invece SuperMUC ed e si trova al Leibniz Supercomputing Centre. 

Il primo supercomputer ad entrare in classifica è stato invece il CM-5/1024, progettato dalla Thinking Machines nel 1993: da quel momento in poi la gara si è fatta serrata e nel 2009 la Cina ha conquistato la vetta, rubandola definitivamente per qualche anno agli Stati Uniti. In meno di 20 anni l’evoluzione tecnologica ha raggiunto livelli davvero incredibili: “Un calcolo per cui ci sono voluti tre giorni interi nel 1993 sulla Thinking Machine – ha spiegato Jack Dongarra – può essere fatto in meno di un secondo sul Sequoia”. Il risultato è che il nuovo arrivato di casa IBM è 273.930 volte più veloce rispetto al primo supercomputer.