Calunnie, violazione della Costituzione italiana, il tentativo di bloccare l’azione purificatrice del Papa e di dividerlo dai suoi collaboratori, giornalisti che pensano di essere lo scrittore Dan Brown (autore del best seller Il Codice da Vinci, ndr). Il cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato della Santa Sede, non risparmia niente e nessuno nella sua intervista a Famiglia Cristina. Per l’alto prelato la pubblicazione delle carte sottratte nell’appartamento Pontificio viola “un diritto costituzionalmente garantito in Italia”, né si può invocare il “diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero” previsto dall’articolo 21 della Costituzione “per abbattere un altro articolo della medesima Costituzione” e cioè l’articolo 5 che recita: “la libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili”. 

“Personalmente non ho alcun segnale di coinvolgimento di cardinali o lotte fra personalità ecclesiastiche per la conquista di un fantomatico potere” assicura Bertone che ridimensiona molto la portata della fuga di notizie e documenti dalla stanze di Benedetto XVI, per la quale è stato arrestato il maggiordomo, Paolo Gabriele. “Questo tradimento della fiducia è stato il fatto più doloroso. Però è accaduto”, rileva Bertone denunciando il fatto che “molti giornalisti giocano a fare l’imitazione di Dan Brown“. Il porporato pensa che sia in atto un’aggressione contro la Chiesa per “destabilizzarla” e fermare “la grande azione chiarificatrice e purificatrice di Benedetto XVI”, ma non identifica chi stia muovendo tale strategia e – escludendo il coinvolgimento di cardinali – sembra propendere per la tesi di un complotto a livello mediatico. L’azione di Joseph Ratzinger, osserva, “sin da quando era prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede, in totale sintonia con Giovanni Paolo II, certamente ha dato e dà fastidio”. 

Dall’intervista emerge chiaramente che la Santa Sede non demorderà dalle azioni legali annunciate a suo tempo nei confronti di chi ha pubblicato in Italia le carte sottratte illegalmente dallo scrittoio del Pontefice. “All’estero – argomenta – si percepisce meglio quanto la pubblicazione di una molteplicità di lettere e di documenti inviati al Santo Padre, da persone che hanno diritto alla privacy, costituisca, come abbiamo più volte ribadito, un atto immorale di inaudita gravità. E’ un vulnus a un diritto riconosciuto esplicitamente dalla Costituzione italiana, che deve essere severamente osservato e fatto osservare”. Nell’intervista, poi, il cardinale Bertone ricorda che a proposito di Vatileaks “il Papa ha parlato recentemente di calunnia. Forse occorrerebbe fare una catechesi su questo vizio, per recuperare il senso della ricerca della verità. E anche il senso della proporzione dei fatti, soppesandone la reale consistenza”. Da parte sua, assicura, “la Chiesa, nel frattempo, continua ad andare avanti nel proprio luminoso cammino” promuovendo anche “un volume immenso di attività caritative, a sfondo socio-assistenziale ed educativo”, con un’azione positiva che “non passa sui mass media e nell’opinione pubblica” ma è “ampiamente riconosciuta dalle popolazioni che ne beneficiano e dai governi di qualsiasi colore politico”.

Bertone riflette anche quanto accaduto all’ex presidente dello Ior Ettore Gotti Tedeschi, finito nel mirino degli inquirenti romani. La questione dell’ex presidente dello Ior è chiara: “Il suo allontanamento non si deve a dubbi interni riguardo alla volontà di trasparenza, ma piuttosto a un deterioramento dei rapporti fra i consiglieri, a motivo di prese di posizione non condivise, che ha portato alla decisione di un cambiamento”. Secondo il primo collaboratore del Papa, anche “gli scandali passati sono molto enfatizzati e periodicamente riproposti per gettare sfiducia” sullo Ior e per questo Bertone ricorda in proposito che la banca vaticana si è data “regole precise ben prima della legge antiriciclaggio. L’attuale Consiglio di sovrintendenza, composto da alte personalità del mondo economico-finanziario, ha continuato e rafforzato – sottolinea – questa linea di chiarezza e di trasparenza e sta lavorando per recuperare a livello internazionale la stima che merita questa istituzione”. “La funzione dello Ior – assicura infine il segretario di Stato – è di operare a favore del Santo Padre, dei vescovi e degli istituti religiosi, per aiutarli a concretizzare quel volume di bene che la Chiesa svolge in tutto il mondo. Quando mandiamo aiuti alle situazioni più dolorose dobbiamo avere anche gli strumenti tecnici per operare. Io – conclude il cardinale salesiano – rinnovo la mia piena fiducia nei responsabili dello Ior. E invito a condividere questa fiducia, poiché la volontà di trasparenza dello Ior è innegabile. Questa volontà ha sempre guidato in modo particolare me e tutti i miei collaboratori”.