Ispezione tra le rovine d’Italia. Il dopo-terremoto non è diverso dal pre-terremoto.

Terremoto Emilia Testata: NZZ
Data di pubblicazione: 10 giugno 2012
Tradotto da Claudia Marruccelli e Cristina per italiadallestero.info
Articolo originale di Gabriele Detterer

Le scosse  sismiche di maggio hanno danneggiato o distrutto opere d’arte e monumenti architettonici in Emilia Romagna e Lombardia. La catastrofe mette in evidenza il problema della valutazione dei rischi e della prevenzione dei danni causati da eventi sismici. Nessuno immaginava che la situazione sarebbe peggiorata sempre più. Dopo il primo sisma del 20 maggio un’altra scossa, otto giorni dopo, ha fatto precipitare nel terrore le popolazioni dell’Emilia Romagna e della Lombardia. Le mura già danneggiate della città hanno ceduto, il bilancio delle vittime è salito e oggi siamo a 26.

Le crepe nei muri del Palazzo Ducale a Mantova si sono allargate. La piccola cupola del campanile della Cappella della Chiesa Palatina di Santa Barbara è crollata con gran fragore. Anche nella residenza rinascimentale di campagna, per il tempo libero e lo svago, “Palazzo Te” (1534), opera di Giulio Romano, i danni alle pareti esterne e agli affreschi sono di gran lunga superiori a quelli rilevati dopo la prima scossa, così come nella Sala di Amore e Psiche. Anche nel Veneto le scosse sono state percepite e nella Basilica di S. Antonio di Padova  è crollata una parte di intonaco.

L’epicentro della seconda scossa è stato individuato sotto la città di Mirandola, al centro del triangolo di territorio formato dalle città di Modena, Mantova e Ferrara e appartenente alla diocesi di Carpi. Sul territorio, sono rimaste intatte solo quattro chiese su 40; la quiete domenicale interrotta dal suono delle campane a festa ha lasciato il posto ad un silenzio di piombo e nel centro storico non sono più solo le isole pedonali rosse ad essere transennate.

Conta dei danni

Un comitato di esperti dopo il 20 maggio aveva iniziato a ispezionare i danni arrecati ai monumenti architettonici e al patrimonio storico-artistico. Considerata la gravità dei danni registrati il Ministro della Cultura Lorenzo Ornaghi ha ora assunto la direzione della nuova  “Unità di Crisi e Coordinamento”.

In Lombardia, sotto la direzione di Carla Di Francesco, direttore dei Beni Culturali della regione, una task-force esaminerà gli immobili architettonici danneggiati per avviarne la messa in sicurezza e per creare  i presupposti per decidere quali tra gli edifici storici compromessi dal terremoto debbano poi essere eventualmente abbattuti. I beni culturali danneggiati saranno portati a Palazzo Ducale di Sassuolo (Modena). Lì sarà creato un laboratorio in cui i restauratori dell’Opificio fiorentino delle Pietre Dure saranno in grado di fornire una iniziale valutazione dei manufatti. Passeranno settimane prima di poter fissare un reale bilancio dei danni.

Di certo sarà fatto tutto il possibile per ripristinare al più presto musei e siti culturali di rilevanza internazionale chiusi a seguito del terremoto, come  il Castello Estense, il Palazzo dei Diamanti e Palazzo Schifanoia a Ferrara. Anche nelle zone agricole c’è un significativo patrimonio culturale che è rimasto danneggiato. Sebbene questi edifici non siano centro di attrazione turistico-culturale, per gli abitanti della Pianura Padana sono motivo di orgoglio nazionale e rappresentano la storia e la testimonianza delle proprie origini. I campanili dei paesi in provincia di Modena, Mantova e Ferrara, che svettano in lontananza nella pianura, rappresentano molto più di un centro geografico: costituiscono il fondamento di una «cultura paesana» propria e identitaria sviluppatasi nell’arco di secoli.

Aggiunte, restauri e demolizioni

Servirà del tempo perché gli esperti dell’Uccn (Reggio Emilia), possano stilare il rapporto dei danni subiti a Gualtieri, paesino sulla riva del Po di circa che conta seimila abitanti, e ospita Palazzo Bentivoglio (1594-1600) che  rappresenta non solo il cuore del paese ma un pezzetto di storia plurisecolare. L’avvolgente bellezza della residenza del Bentivoglio, l’armonia del complesso architettonico e la piazza circondata dai portici non rievocano solo un potere e un’autorità del passato,  ma anche il desiderio, anzi la vera e propria sete per l’arte e la cultura dei Bentivoglio. Sfuggire al sole cocente sotto i portici, entrare nel castello e scoprire i quasi 15 metri di altezza del Salone dei Giganti, è un’esperienza emozionante, o meglio, lo era.

Anche qui, a Gualtieri, dopo il terremoto, è stato chiuso l’accesso a Palazzo Bentivoglio a causa di crepe e danni alla stabilità della muratura e pertanto anche l’accesso al Teatro del Palazzo in stile barocco del XVII secolo.

Tutela dei monumenti trascurata

Guardiamo a questo gioiello del passato nel dettaglio, perché la storia degli spazi teatrali è emblematica di una tutela dei monumenti a lungo trascurata, addirittura nemmeno predisposta. A Gualtieri si potrebbe  trovare anche una risposta parziale alla domanda sul perché le scosse, la seconda di magnitudo 3,8 della scala Richter, abbiano potuto provocare danni tanto ingenti agli edifici storici: parziale demolizione del complesso, i restauri o uso improprio dei locali, un incendio così come le alluvioni del Po,  nel Palazzo Bentivoglio – come anche altrove – hanno indebolito la struttura muraria fatta per lo più di mattoni di cotto, tipici degli edifici storici dell’Emilia Romagna.

Difficile da credere, ma vero. Il teatro barocco dei Bentivoglio nella prima metà del ventesimo secolo è stato trasformato in un cinema di paese. Con l’avvento della “cultura” televisiva negli anni ‘80 il teatro settecentesco, orgoglio e delizia per gli occhi dei marchesi Bentivoglio, è stato snobbato dal pubblico appassionato di cinema fino ad andare completamente in rovina.

Infine nel 2007 un gruppo di persone qualificate professionalmente, ma disoccupate – “precari” – hanno iniziato di propria iniziativa a ristrutturare le sale del teatro barocco e riuscendo a dare effettivamente nuova vita al palcoscenico. Ma il terremoto ha rappresentato la fine del progetto. Se temporaneamente o definitivamente, non si sa. Quest’estate gli spettacoli teatrali si terranno all’aperto a cielo aperto di fronte al castello.

L’esempio di Palazzo Bentivoglio ricorda i tempi in cui né ingegneri ne’ funzionari dei beni culturali hanno vigilato sulle variazioni strutturali. Anche un cambiamento di stile, come i restauri della struttura muraria medievale e l’appesantimento degli spazi interni con l’opulenza dello stile barocco potrebbero essere stati interventi non sempre salubri per la stabilità tettonica. Inoltre, i palazzi aristocratici disabitati sono pervenuti in possesso di comuni con scarse risorse finanziarie, senza che i nuovi proprietari fossero in grado di reperire fondi per la manutenzione, riparazione e il restauro.

La responsabilità personale e prevenzione

Gli esperti che l’Uccn ha inviato per controllare i danni del terremoto ai beni culturali storici e ai momumenti devono affrontare un lungo percorso. Sono circa 600 gli oggetti  che devono essere esaminati. Anche l’Unesco ha annunciato il suo arrivo. Non si sa se la delegazione  si recherà a Gualtieri o a Pozzo Renatico per visitare Palazzo Lambertini, eretto nel XV secolo ed ora ridotto in macerie. E ‘probabile che le città di Mantova e Ferrara, già inserite nell’Unesco World Heritage List, abbiano la priorità nel programma di visite. E chissà se verrà messa in discussione la responsabilità dell’Italia non solo per la manutenzione del patrimonio culturale, ma anche per la prevenzione e la sua tutela?

Nel 2008 il Ministero per la Cultura italiano ha fissato le linee guida sulla normativa per ridurre il rischio di danni derivanti da sisma al patrimonio culturale. Le regioni Emilia Romagna e Lombardia si sono sentite al sicuro finora da questi rischi, poiché la Pianura Padana era considerata zona a basso rischio sismico, a differenza della zona appenninica segnalata in rosso sulle carte, ossia ad alto rischio. Adesso saranno aggiornati i criteri di rischio sismico. Il problema generale è che un gran numero di siti culturali e monumenti storici sorgono su un terreno poco solido, dalla catena delle Alpi fino alla punta dello stivale il rischio sismico è molto elevato.

La terra ha tremato il 28 dicembre 1908 a Messina, dove morirono circa 80.000 persone. Giuseppe Tomasi di Lampedusa, autore de “Il Gattopardo”, descrive nelle sue memorie che si trovava nella casa dei suoi genitori, Palazzo Lampedusa a Palermo, alle 5,20 del mattino quando l’orologio a pendolo si fermò. Ancora impresso nella memoria è il disastro in Friuli, nel 1978 in cui più di mille persone persero la vita. Lungo è l’elenco dei terremoti che in Italia hanno causato molte vittime, infliggendo gravi danni all’economia e al patrimonio culturale. Nel 1997 nella Basilica Superiore di San Francesco d’Assisi (Umbria), gli affreschi di Giotto e Cimabue si staccarono delle pareti. Il lavoro dei restauratori è durato anni con costi ingentissimi. E ora il patrimonio storico culturale della Pianura Padana è ridotto a un cumulo di macerie.

Quanti degli edifici, musei, edifici religiosi, palazzi storici e i loro saloni, ispezionati dagli esperti dell’Uccn, verranno di nuovo riaperti al pubblico? Considerando le casse vuote dello stato, la situazione è tragica. Ma forse gli Emiliani riusciranno a realizzare  l’impossibile. Questo popolo, ha dichiarato lo storico dell’arte Vittorio Sgarbi, è in grado di rimboccarsi le maniche e affrontare la situazione, mentre gli abitanti dell’Aquila, devastata dal terremoto del 2009, hanno solo “pianto”. Ma la retorica polemica è davvero l’ultima cosa che aiuta le regioni devastate dal terremoto a rimettersi in piedi. E quel che è più certo è che tutto resta come prima del terremoto.

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