Ogni mattina un politico si sveglia e sa che dovrà correre – le news 24h, 7 giorni su 7, sono “una battaglia permanente” a cui l’uomo di potere ha l’obbligo di star dietro. Ogni mattina anche un giornalista si sveglia, e sa che dovrà correre per ottenere le notizie, incalzare i politici. La relazione tra le due parti è diventata negativa, nel senso che in cima alle preoccupazioni di chi fa politica c’è proprio la relazione con il mondo dei media. Ma d’altra parte “i legami tra stampa e potere sono diventati troppo stretti”, ha ribadito il premier britannico David Cameron ieri nel lungo interrogatorio della commissione Leveson sulle intercettazioni illegali.

D’altronde l’allegoria di Cameron non è del tutto originale. In uno degli ultimi discorsi da inquilino di Downing Street, ricorda prontamente Robert Jay a Cameron, il grande comunicatore Tony Blair lanciò nel giugno del 2007 un duro attacco alla stampa, “una bestia feroce” che “sbrana le persone e ne consuma a morsi la reputazione”.

 Yes we cam

Questa è certo la versione un po’ melodrammatica – per quanto sostanzialmente realistica – del premier britannico, per gli amici Dave, per gli intimi Cam. Perché c’è anche un’altra storia da raccontare. Quella che il giornalista, talvolta, si appoggia al potere, lo cerca. E il potente, il politico di turno, ha tutto l’interesse a stabilire con gli operatori dell’informazione un rapporto cordiale, intimo magari. Come è accaduto proprio tra Cameron e Rebekah Brooks, la femme fatale del cosiddetto circolo di Chipping Norton, un idilliaco ritiro nella campagna dell’Oxfordshire dove si riunivano vecchi etoniani, come il marito di Rebekah Charlie Brooks, il giovane leader dei conservatori, la figlia di Rupert, Elisabeth.

Rebekah mandò un sms in occasione della conferenza Tory del 7 ottobre 2009. “Professionalmente siamo insieme nel-l’impresa”, scriveva citando lo slogan della campagna elettorale che avrebbe guidato il leader conservatore a Downing Streeet, “we are all in this together”. E chiude con un affettuoso e obamiano gioco di parole “yes he Cam”. Solo una settimana prima, l’influente Sun, del cui gruppo editoriale Rebekah era allora amministratore delegato, aveva deciso di non appoggiare più il Labour di Brown e di puntare invece sul giovane Cameron. Rapporti personali tanto stretti sono sicuramente “utili” ai politici, sottoscriverebbe Machiavelli. Ma sono eticamente opportuni? Sicuramente la rivelazione dell’sms ha messo molto in imbarazzo il premier.

 Chillaxing

Più tranquillo, Cameron quando ricorda come incontrò molte volte i vertici di News International, almeno quando era leader dell’opposizione. Ammette come la scelta di Andy Coulson, già direttore di News of the World coinvolto nel tabloidgate, non fosse stata supportata da alcuna “verifica indipendente”. Ma attacca Gordon Brown, definendo “completamente assurda” la sua accusa di un patto tra Murdoch e i conservatori. Alla fine del suo giorno più lungo, anche lui si può rilassare con un po’di autoironia. Dice di aver sentito storie di alcuni parlamentari dimenticati in stazioni di servizio. “Mi ha ricordato a capire meglio i miei colleghi”, scherza riferendosi alla dimenticanza della figlia in un pub. Da domani si ricomincia a correre.

Il Fatto Quotidiano, 15 Giugno 2012