La Rai come la Nazionale di calcio: tutti allenatori, tutti hanno in tasca la formazione ideale. Tarantola e Gubitosi al posto di Garimberti e Lei. Il giudizio di tanti: “Due alieni, privi di competenze specifiche, sono sbarcati a viale Mazzini”.
Una domanda sorge spontanea: “Quelli che, dall’editto bulgaro a oggi, sono piovuti dalla politica, che avrebbero dovuto avere le competenze, quali decisioni hanno preso in autonomia dai partiti? Perché la tv generalista ha perso oltre il 20% di ascolto? La responsabilità non è imputabile soltanto all’avvento dei canali satellitari e digitali. Il mai risolto conflitto d’interessi, alcune gravi decisioni come l’allontanamento di Enzo Biagi hanno portato la Rai a essere sempre più lontana dal cuore del telespettatore. L’immagine del servizio pubblico si è un po’ alla volta sgretolata. Il colpo finale lo scorso anno con l’addio di Santoro, Ventura, Dandini, Ruffini, compreso il regalo a La7 del programma di Fazio e Saviano, Vieni via con me, che aveva raggiunto 10 milioni di telespettatori, recuperandone oltre 3 tra chi mediamente non guarda più la tv. Non a caso la Rai ha un indebitamento di 300 milioni di euro.
Le sapienti alchimie contabili possono nasconderlo ma non cancellarlo. Chi ha chiuso Annozero, un programma che oltre all’ascolto portava tanta pubblicità, ha procurato un danno erariale. Prima di fischiare o applaudire la coppia Tarantola-Gubitosi bisogna conoscere quale è il loro obiettivo: quello di privatizzare la Rai, come dice Vendola, oppure di dare finalmente alla tv di Stato una linea editoriale con al centro la qualità dei programmi, con l’obiettivo di tornare a fare vera concorrenza a Mediaset? La straordinaria esperienza di Michele Santoro e del suo gruppo fatta con Servizio Pubblico (una rete nata dal nulla grazie all’uso sapiente di più piattaforme trasmissive, in grado di produrre ben 27 puntate con un ascolto medio del 7,13 di share con 1 milione 700 mila telespettatori), potrà tornare utile al recupero della disgraziata Rai2 o sarà lasciata alla concorrenza?
Alla Sipra arriveranno nuove idee di approccio al mercato pubblicitario? La Rai avrà un piano industriale adeguato alle nuove tecnologie? L’informazione smetterà di essere pura propaganda?
Per rilanciare la Rai occorre che il duo di vertice sia indipendente dai partiti con la volontà di riportare, dove manca, competenza, valorizzando prima di tutto le risorse interne. Comprendo la fibrillazione di Romani: se questi fossero veramente autonomi? Come dice Angelo Guglielmi: “Un programma si può indovinare. Per costruire una rete o un telegiornale, invece, non ci si può affidare al caso”.
Il Fatto Quotidiano, 13 Giugno 2012