Veramente c’è da restare prostrati leggendo della polemica fra i comitati anti-degrado di Via Petroni e Piazza Verdi, l’assessore Alberto Ronchi e il segretario del Partito Democratico Raffaele Donini.

La questione nasce tutta dalla programmazione degli eventi estivi e riguarda soprattutto i concerti di Piazza Verdi Estate. Ci sono i residenti esasperati dalla confusione fino all’alba e dalla brutta gente e c’è una delibera che innalza il limite di decibel a quota 75. Ci sono le diffide, le azioni legali, e anche tanta rabbia condita da insulti verso l’assessore accusato d’aver costruito un’estate in piazza troppo rumorosa.

Io dico solo che non si può dire il “rock porta in piazza persone degenerate”, ha dichiarato Ronchi, invitando a un salutare recupero del senso del ridicolo. Un eccesso di spocchia, per il segretario del Pd Donini, che ci ha ricordato la sconvolgente banalità de ” il diritto a dormire tranquillamente non sia nè di destra nè di sinistra”. 

Ricordo come una delle immagini più tristi  di Bologna la militarizzazione di Piazza Verdi.

Prima, ed è anche vero, era tutto uno spaccio e una gran casbah. Poi, per un periodo, qualche anno fa, quella piazza era deserta e attorno, schierati, stavano solo da un lato poliziotti e camionette, dall’altro homeless e punkabbestia. 

Ho considerato e considero quella Piazza Verdi il dipinto di una brutta sconfitta.

Se la percezione della bellezza è anche un test morale, mi è insopportabile, nel cuore della città universitaria, una piazza spogliata nello scontro fra l’inciviltà e la repressione.

Va da sé che nelle sere estive la zona ha continuato a riempirsi di studenti, ma in linea di massima, è stato solo un gran ubriacarsi. Cosa certo abbastanza normale e naturale, ma vagamente disperante. Ed è anche vera la gran maleducazione, come non riconoscerlo? Bottiglie rotte, pisciate sul muro, urla immotivate, gente marcia, qualche rissa. Uno schifo. 

Ma dicevo, purtroppo, è normale e naturale, perché da tempo, ai giovani di Bologna, non si è concesso nulla, a parte bere. Perché la verità, ridotta all’osso, è che per troppo tempo la città ha dimenticato la cultura, e si è venduta come paese dei balocchi. I ragazzi si sono fatti quest’idea della città, e la città quest’idea dei ragazzi.

Senza cultura tutto diventa stupido, e la stupidità è complicata. Regole su regole su regole, che mai risolveranno nulla.

Dopo tante parole e passi indietro, mi sembrava che col programma di quest’estate l’assessore Ronchi avesse intrapreso una sentiero più razionale e progressista, spendendo poco  e affidandosi a quanto di buono una certa Bologna già produce. 

A quanto pare, il Pd e una discreta fetta della sinistra cittadina hanno le idee confuse anche su questo. 

Resta che, piaccia o meno, certe libertà Bologna le scritte ha nel suo Dna, ed è cresciuta su una radice fragile, di cui la cultura è acqua e terra. Forse dovremmo riflettere sulle parole del poeta Dalla, e capire perché Bologna “non è più una città allegra”. 

Da tempo, sottraendo spazi e innalzano barriere in nome di non si capisce quale progetto, alla città si è tolta l’aria, e l’idea di gioventù è stata ridotta al chiudersi in casa, pagano  nel caso l’affitto in nero, o chiudersi nel locale a bere. Il che ha devastato lo stesso tessuto giovanile della città.

In buon fede,  molti sanno che è per lo meno ingenuo sostenere che i concerti in Piazza Verdi peggiorino il degrado. 

I concerti finiscono alle 23.30, l’orario è ragionevole, poi la piazza è piazza e l’unica chances contro il degrado, miglior scienza sociologica alla mano, è la co-responsabilizzazione, il dialogo, e una dose del vecchio buon senso.

E aggiungo,  in una rivisitazione eretica della Broken windows theory,  è anche una capacità di sentimento per la bellezza.

Ero in Piazza Verdi in queste sere. Ho chiesto a due ragazze straniere cosa pensassero della serata e loro hanno risposto un emozionato “belisimo”. Va da se una piazza italiana in musica, piena di ragazzi, con la luna sopra e il rossore dei fabbricati medioevali attorno, certo scatena qualche effetto, e certo potrei dire che quest’effetto è anche economia, confezione, immagine ma ancor di più, credo sia legame e senso dell’appartenenza a una comunità.

In soldoni,  quel senso civico e quel rispetto per la città che tanti guai risolverebbe.