Altro che 600 milioni di euro. Il debito consolidato del Comune di Parma e società partecipate ammonta a 846 milioni. Una bella gatta da pelare per il nuovo sindaco Federico Pizzarotti e per il neo assessore al Bilancio Gino Capelli, che da lunedì è già al lavoro proprio sui conti pubblici per tentare di risanare le casse in rosso.

Del resto, la relazione del commissario straordinario Mario Ciclosi, che ha guidato il Comune da novembre alle elezioni dello scorso 21 maggio, parla chiaro: dal 2007 al 2011 il debito è praticamente raddoppiato, passando nel giro di pochi anni a un totale di un miliardo e 199.992 euro. Al Comune spetterà pagare gli oltre 846 milioni di euro, mentre i restanti 353.599.792 euro sono a carico degli altri soci. Tra le somme relative ai buchi delle società che gravitano intorno al Comune spiccano gli oltre 155 milioni di Stu Stazione e i 109 dell’area industriale Spip, tutti a carico dell’amministrazione. Ma a fare la loro parte sono anche le varie Stu Pasubio, Tep e Stu Authority.

Nella sua relazione di 250 pagine Ciclosi imputa la crisi del governo della città a motivi, prima che politici, di “natura economica e finanziaria”. Il commissario parla di “errori di programmazione economica e finanziaria nel triennio 2008/2010 con un ricorso spregiudicato alla leva finanziaria e patrimoniale e una crescita della spesa corrente sostenuta da entrate straordinarie”, ma soprattutto di “un utilizzo disinvolto del sistema delle partecipate ormai al collasso, un’organizzazione del sistema Comune di Parma che ha perso ogni razionalità e riferimento alle funzioni fondamentali di un ente locale”.

Ma c’è di più. Perché lo scenario descritto da Ciclosi non annovera solo cifre e conti, ma anche un clima di degenerazione etica nella stessa struttura del Comune. “Gli elementi critici rilevati coinvolgono tutti i fattori produttivi dell’ente e del sistema della partecipate – si legge – in un clima sociale, politico e amministrativo viziato da anni di degenerazione etica che ha coinvolto i processi, l’organizzazione e la cultura amministrativa dell’ente”.

Gli interventi della gestione commissariale sono stati indirizzati per prima cosa alla messa in sicurezza del bilancio, ma anche a una organizzazione più razionale della macchina comunale venuta a mancare negli ultimi anni della giunta Vignali. Duplicazione di funzioni omogenee, costituzione di un numero altissimo di organismi partecipati e violazione dei principi di controllo su essi sono solo alcune delle criticità individuate da Ciclosi, che parla del Comune come di un sistema in cui contavano più gli interessi di qualcuno che quelli dell’intera comunità. “In un contesto organizzativo svuotato di certezze e di sistemi di controllo e bilanciamento dei poteri – si legge a pagina 7 – è progressivamente degradata l’autorevolezza e autonomia della funzione al servizio del pubblico interesse con evidenti cedimenti a favore dei soggetti esterni portatori di interessi di parte (cittadini singoli, categorie, imprese)”. Tanto che, evidenzia il commissario, gli arresti dello scorso giugno sono solo la conferma di un sistema consolidato nel tempo. “I fatti penali del 2011, pur segnando un momento di rottura del sistema tanto necessario quanto liberatorio, hanno evidenziato un clima generale di appiattimento della struttura direzionale su un modus operandi da anni deviato dalle ordinarie dinamiche gestionali di ogni pubblica amministrazione”.

La perdita del controllo sul Comune e sulle partecipate avrebbe portato ai risultati che tutti i cittadini di Parma ora possono avere sotto gli occhi nel documento pubblicato sul sito del Comune di Parma. Proprio per questo in questi mesi l’obiettivo del commissario è stato anche quello di “ripristinare legalità, trasparenza”, oltre che di sbloccare i pagamenti nel rispetto del patto di stabilità.

Nei suoi mesi di reggenza Ciclosi ha già predisposto un piano di emergenza preciso per uscire dal buco nero in cui si è cacciato il Comune, e soprattutto da quello di bilancio. Per far tornare i conti Pizzarotti dovrebbe seguire quella strada, senza sfondare il patto di stabilità. In caso contrario, secondo il commissario, il pericolo è dietro l’angolo, perché il rischio è “il dissesto finanziario dell’ente nel 2013”.