Dunque la grande novità dell’anno riformativo 2013 sarebbe questa: d’ora in poi i partiti non saranno più covi di serpenti allevati a denaro e poltrone, addio cerchi magicamente tempestati di brillanti e diplomi albanesi, ormai è giunta l’ora dei chiarissimi figli di nessuno. Naturalmente esisterà da qualche parte un padre putativo, uno che diventerà pure padrone quando verrà l’ora di sculacciare figlioli discoli e irrispettosi. Però questo gentile donatore di dna potrà mantenersi formalmente assente, ideologicamente lontano, lietamente irresponsabile.

Cominciò Grillo lanciando un Movimento che solo agitando un po’ le braccia fa imbarcare acqua alla fragile barca italica, già aggredita da onde di spread alte così. Grillo dice: io insegno, voi decidete, essi faranno. S’incavola se il consulente o l’assessore non sono di suo gradimento, però resta laterale, il mouse sempre pronto a mordere il cucciolo che esce dalla cesta. Poi venne Berlusconi con l’idea rivoluzionaria: più liste civiche per tutti, eleganti ammucchiate di facce e faccette in ogni città, un bunga bunga di promesse diverse e contrapposte per metter su un numero decente di parlamentari. La stessa Lega aventineggia: Maroni ce l’avrà abbastanza duro per reggere il bastone tutto solo o è meglio mettergli un Bossi a distanza come nume tutelare?

Il Pd, puntualmente in ritardo cronico o in anticipo balcanico, si guarda intorno sgomento. Renzi si candida, Citati si butta, la rottamazione avanza tra i verbali di Lusi: a questo punto ci si nota di più se stiamo belli fermi o se  – addirittura – rivendichiamo il valore di un partito vero ammettendo limiti, errori e porcherie del passato-presente, nonché dando una botta clamorosa ai vertici per far emergere la gente capace e ben nascosta nelle retrovie? L’unico partito ancora in piedi deve scegliere se cambiare per sopravvivere o sciogliersi, pure lui, nell’anonimato. Ferve il dibattito.

Intanto per il cittadino elettore, che si rigira tra le mani la scheda indeciso più che mai se infilarla nell’urna o direttamente nello sciacquone, il problema è un altro: alla fine, tutti ‘sti parlamentari figli di N.N., che faranno una volta assisi nell’aula? A quale padre nobile e lontano risponderanno? Nel dubbio, Luca Cordero di Montezemolo ha deciso che non può perdersi l’ultimo treno per il potere, un buco così moderato non gli ricapita manco tra vent’anni. E allora vai anche lì con la lista dei nomi nuovi, belli, puliti, magari piazzando in locomotiva un tipo senza troppe rughe da Cortina nè macchie da yacht. Insomma uno veramente figo eppur moderno, una donna seria ma simpatica, qualcuno cui poter dire con classe: vai avanti tu che a io devo andare in cda.

Troppo difficile trasformare i partiti carrozzone della Prima Repubblica in strumenti snelli e democratici. Fallito il leaderismo sfrenato, meglio rimpiazzarli con surrogati comodamente anonimi, residenza in paradisi fiscali, privacy garantita, responsabilità limitatissima, scazzo quotidiano incluso: al prossimo disastro, non sapremo neanche più con chi incazzarci. Sogneremo un Craxi cui lanciare monetine o un Belsito da dileggiare per l’aspetto troglodita. Intanto Paesi stranissimi come la Francia, gli Stati Uniti, la Gran Bretagna e la Germania continueranno a decidere per noi usando i soliti cari vecchi partiti, correnti, coalizioni. E allora diremo: ma come fanno a fregarci sempre?