Valentino Tavolazzi, chi era costui? Prima del famoso editto genovese del marzo scorso, con cui venne sancita la sua cacciata dal Movimento 5 Stelle, erano in pochi ad aver mai sentito questo nome a livello nazionale. A Ferrara e provincia invece Tavolazzi non è decisamente un carneade. Ferrarese, ingegnere di 62 anni, si candidò sindaco nel 2009 con la lista Progetto per Ferrara, “certificata” da Grillo solo negli ultimi mesi di campagna elettorale. Ottenne quasi tremila voti, il 3,4% del totale, sufficienti a farlo entrare in consiglio. E in municipio c’era già stato, come city manager all’epoca del sindaco Ds Gaetano Sateriale. Siamo nell’anno del Signore 2000. La sua permanenza nell’incarico fiduciario non fu però solo rose e fiori. Tutt’altro. Il sindaco lo licenziò in tronco nel novembre del 2002. Per quel licenziamento, bollato come “ingiusto” dal giudice del lavoro, Tavolazzi ottenne un maxi risarcimento. Negli anni successivi è tornato alla professione di manager d’azienda, fuori Ferrara. E quando il Movimento 5 Stelle lo conosce se lo prende al volo: “Questo”, dicono, “è uno con la schiena dritta. Faceva delle cose sconvenienti per i Ds, ma a favore del Comune”.

Tavolazzi proveniva dal mondo cooperativo (la Cei prima, nel 1983, e la Cmc di Ravenna poi, fino al 2000), dove ricoprì in carichi manageriali di vertice. A quell’epoca risalgono i primi attriti con il Pci, che lo portarono a stracciare la tessera nel ’96. Dopo l’esperienza burrascosa in municipio, quegli attriti si tramutarono in lotta aperta verso gli epigoni di Berlinguer, i Ds, diventati poi Pds e quindi Pd.

In mezzo stanno gli anni di Tangentopoli, durante i quali l’ex grillino finì in prigione. Nel 1992 venne arrestato su richiesta di Felice Casson della procura di Venezia, nell’ambito di indagini riguardanti un appalto pubblico. In carcere rimase 25 giorni. La stessa procura poi, durante il processo nell’aula bunker di Mestre, richiese e ottenne la sentenza di assoluzione con formula piena, cui è seguito il rimborso da parte dello Stato per ingiusta detenzione.

Tornando alla politica locale, le prime battaglie politiche di Tavolazzi furono quelle di matrice ambientalista, nelle fila di Medicina democratica. Nel mirino dell’ingegnere finirono turbogas, inceneritore, ospedale di Cona, bilancio comunale ed Hera. Tanto che l’azienda lo querelò per alcuni interventi sulla stampa in merito all’inquinamento da diossina provocato dal vecchio inceneritore. Il giudice decise per l’archiviazione in sede penale e, in sede civile, condannò Hera al risarcimento delle spese legali e all’indennizzo di Tavolazzi per “causa temeraria”.

Risale al 2006, nell’ambito della protesta contro l’inceneritore, il suo incontro con grillo. È amore a prima vista, che si “consuma” nel 2007 sul talamo di un referendum autogestito contro l’inceneritore, che porta a votare nel 2007 11.539 persone (su una popolazione di circa 130mila).

Nel 2008 viene eletto nel direttivo nazionale di Medicina Democratica e fonda, insieme ad altri ambientalisti della Rete Nazionale Rifiuti Zero, l’associazione Diritti al Futuro, strumento operativo dedicato alla vertenza nazionale contro Cip6 e certificati verdi agli inceneritori.

Il resto è storia recente. Nasce la lista Progetto per Ferrara, entra in consiglio comunale ed esce, nel modo che ormai sanno tutti, dal Movimento 5 Stelle.