Nell’attesa che quello che viene promesso da più parti trovi alla fine una traduzione nella pratica – cioè che vengano abolite – le Province assestano l’ultimo colpo nel prelievo fiscale sui premi delle Rc auto alzandolo fino al tetto massimo del 16%. Sono quelle stesse Province che in molti vorrebbero abolire giudicandole superflue e che ci costano ogni anno 2,3 miliardi di euro in spese di funzionamento. Dal 2011 è stata loro attribuita la possibilità di agire sull’aliquota base del 12,5% alzandola o abbassandola del 3,5%. Facile indovinare com’è andata a finire.

Le Province che hanno ridotto l’aliquota si contano sulle dita di una mano, quelle che l’hanno portata al massimo consentito sono ormai 77 su 110. Trentasei avevano già provveduto nel 2011 mentre altre quarantuno si apprestano a farlo quest’anno. L’aliquota sull’Rc auto è ormai al top in quasi tutti i grandi centri a cominciare da Milano, Torino, Genova e Bologna e continuando al Sud con Bari, Lecce, Napoli e Palermo. Fanno eccezione Roma dove è rimasta ferma al 12,5% e soprattutto Firenze che ha abbassato il prelievo all’11%. Tra le pochissime altre amministrazioni provinciali virtuose menzione d’onore per Aosta (aliquota abbassata del 3,5% al 9%) Bolzano (-3%) e Trento (-3%).

Tradotto in moneta sonante questo significa che ad esempio su un premio netto da 1000 euro un automobilista di Milano, Bologna o Palermo pagherà 35 euro in più di tasse (da 125 a 160 euro). Se il costo netto della polizza è di 1500 euro l’aggravio sale invece a 52 euro.

Come in molti altri casi, dalle aliquote Irpef a quelle Imu, il giochetto è sempre lo stesso. Da un lato lo Stato taglia i trasferimenti (senza però ridurre la tassazione a livello centrale), dall’altro attribuisce agli enti locali la possibilità di rifarsi manovrando aliquote e balzelli. Nel mezzo, i cittadini. Negli ultimi tre anni le Province hanno dovuto far fronte a tagli da 1,5 miliardi di euro e una sforbiciata analoga è prevista da qui al 2014. Lo stesso è accaduto ai Comuni che nonostante la compartecipazione al gettito Imu sono ben lontani dal compensare i mancati trasferimenti e che nei prossimi tre anni vedranno sparire almeno altri 3 miliardi.

Secondo Gianluigi Bizioli che insegna diritto tributario all’Università di Bergamo, “è inevitabile che gli enti locali, se non vogliono ridurre i servizi, cerchino risorse dove e come possono”. I tagli sono effettivamente pesanti e le razionalizzazioni di spesa, quando possibili, richiedono comunque tempi lunghi che non consentono di far fronte nell’immediato ai minori introiti. “D’altro canto – continua Bizioli – in una fase di crisi è inevitabile che lo Stato centrale dreni quante più risorse possibili per far fronte all’emergenza”. “Inutile sperare nel federalismo – conclude Bizioli – la riforma conteneva una buon principio, quello dei costi standard (ossia la calibrazione delle spese, specie quella sanitaria, sul livello delle regioni più virtuose) ma ormai giace nel dimenticatoio e lì resterà almeno finché la fase più acuta della crisi non sarà superata”.

Rimane il fatto che nel caso specifico dell’Rc auto il fisco provinciale va a colpire una voce di spesa che negli ultimi anni ha già aumentato sensibilmente il suo peso sui bilanci familiari. Le associazioni dei consumatori stimano che negli ultimi dieci anni il costo per assicurare l’ auto sia in pratica raddoppiato e che solo nell’ultimo biennio l’aumento sia stato del 30%. Senza contare che molte Province hanno alzato anche le imposte per le iscrizioni e le annotazioni sul Pra, il Pubblico registro automobilistico.

Per gli abitanti del Mezzogiorno poi la beffa è in molti casi doppia. Quasi ovunque subiscono il prelievo massimo da parte della Provincia e per di più l’aliquota si calcola su premi sensibilmente più alti rispetto al Centro-Nord. Secondo il portale Supermoney che consente di confrontare le offerte di diversi operatori, il costo medio di una polizza per chi non ha fatto incidenti negli ultimi 5 anni è di 1.456 euro al Sud contro i 920 euro del Nord. Questo sebbene il tasso di incidentalità del Mezzogiorno sia ormai più basso rispetto a quello delle altre aree del paese.