Lui, dipendente pubblico, denuncia i fannulloni del suo ufficio alla magistratura e riceve provvedimenti disciplinari. Gli altri, i presunti responsabili della truffa, nonostante i video della Guardia di finanza provino che andassero persino in palestra durante l’ora di lavoro, vengono promossi.

Siamo a Bologna, all’ufficio territoriale del Ministero per lo sviluppo economico. Tutto inizia nell’aprile di tre anni fa, quando Ciro Rinaldi, dopo aver segnalato inutilmente ai suoi superiori molti casi di assenteismo, decide di rivolgersi alla magistratura. Il dovere glielo impone, anche perché lui è un sindacalista della Cgil e diversi colleghi hanno fatto notare che sono costretti a lavorare il doppio a causa delle “scappatine” di altri. Partono le indagini dirette dal sostituto procuratore Antonella Scandellari. La Guardia di finanza piazza delle telecamere negli uffici della centralissima via Nazario Sauro e scopre che in realtà si trova di fronte a un vero e proprio sistema, che neppure Rinaldi aveva probabilmente percepito.

Dei circa 50 dipendenti totali, infatti, ben 29 andranno tra dieci giorni davanti al giudice per le udienze preliminari, Pasquale Gianniti, che deciderà se mandarli a processo come richiesto dalla Procura, per truffa aggravata ai danni dello Stato. A loro carico ci sono le riprese filmate dalle fiamme gialle mentre uscivano dall’ufficio in orari da lavoro. Ad alcuni sono contestati ritardi di venti minuti e assenze ‘clandestine’ di tre quarti d’ora, mentre altri uscivano sistematicamente (c’è una dipendente che andava abitualmente in palestra). E c’è anche chi era solito sparire per quattro o cinque ore.

Tra gli imputati, nonostante l’evidenza delle immagini registrate dagli inquirenti, nessuno avrebbe subito alcun provvedimento disciplinare. “Mentre due capi-settore implicati nell’inchiesta sono andati in pensione – racconta Rinaldi – altri due imputati sono stati promossi proprio al loro posto”. Per Mario Marcuz, l’avvocato del lavoratore, con le leggi Brunetta il ministero poteva addirittura sospendere cautelativamente queste persone in attesa del giudizio. Cosa che non è avvenuta.

I guai per Ciro Rinaldi, funzionario dell’ufficio ispettivo, cominciano quando le sette persone (solo dopo le persone implicate diventeranno 29) da lui inizialmente denunciate ricevono gli avvisi di garanzia. Lettere di disprezzo e volantini minacciosi appesi in bacheca: “Credi che sia possibile lavorare ancora qui? Credi che le persone ti possano perdonare? Ti sei rovinato con le tue mani. Non era più bello vivere in pace”.

E non solo. Recentemente subisce anche un provvedimento disciplinare. “Uno di questi capi settore finiti nell’inchiesta, ha mandato un’informativa al dirigente su una mia presunta irregolarità nell’uso dell’auto aziendale e mi sono beccato un giorno di sospensione. Naturalmente farò ricorso al giudice del lavoro, ma questo è il clima”, spiega Rinaldi. “Ai nuovi assunti è stato detto di non darmi troppa confidenza”.

Una collega che lavorava insieme a Rinaldi nel settore postale del dipartimento bolognese, dopo avere testimoniato contro i colleghi fannulloni ha dovuto chiedere più volte di essere trasferita prima di essere mandata finalmente in un altro ufficio. Dopo avere parlato con gli inquirenti le era stata data una mansione più bassa ed era sempre a contatto con le persone contro cui aveva testimoniato. “Succedeva che squillasse il telefono cordless – racconta Rinaldi – e che i suoi superiori glielo buttassero sulla scrivania dicendole: Io sto uscendo, rispondi al mio posto”.

Ora per Rinaldi lavorare sarebbe diventato più complicato. Dopo il trasferimento della sua collega che ha collaborato, l’incarico ispettivo per tutta l’Emilia se lo deve fare da solo, mentre in Romagna, tanto per dare un’idea, la stessa mansione è portata avanti da tre persone. Una situazione di persecuzione per la quale potrebbe esserci scattare un’ulteriore azione legale da parte di Rinaldi. L’avvocato non esclude neppure un’azione per mobbing.

Tuttavia la cosa più grave, spiega l’avvocato del lavoratore è che il ministero stesso potrebbe non costituirsi parte civile al processo, nonostante la presunta truffa sarebbe stata commessa proprio ai danni dello Stato: “C’è tempo solo fino all’udienza preliminare”. E se quel passo non arrivasse, potrebbe essere un segnale poco incoraggiante sia per Rinaldi, sia per la pubblica amministrazione.

Intanto, in risposta, nel pomeriggio dall’ufficio di Bologna del ministero fanno sapere che i procedimenti disciplinari sono stati aperti dalla sede centrale di Roma, ma poi, “come prevede la legge, sono stati subito sospesi in attesa della sentenza“.