Anche se hanno tentato gli investimenti in Tanzania e sono andati in Albania per prendersi qualche laurea, ai conglieri leghisti della Regione Lombardia deve essere sembrato un pesante affronto avere il call center sanitario per le prenotazioni telefoniche e l’assistenza alla carta sanitaria in Sicilia, a Paternò (che ha dato i natali alla famiglia La Russa) e a Biancavilla. Sarà per questo che lo scorso 29 marzo è stata approvata la delibera n.3201, con cui la Regione Lombardia ha siglato con l’Asl di Milano e le controllate Infrastrutture Lombarde Spa e Lombardia Informatica Spa la convenzione per l’approntamento della sede lombarda del Call center. “La Lombardia deve avere un call center con lavoratori lombardi, che conoscono il territorio”, spiega il capogruppo leghista al Pirellone, Stefano Galli.

Ma per il Pd si tratta di un ‘capriccio’ che costerà alle casse regionali ben 3,5 milioni di euro solo per l’avviamento (di cui 1,1 milioni per ristrutturare la futura sede di via Juvara a Milano, 1,3 milioni per hardware, software e servizi professionali, 472mila euro per la progettazione organizzativa e la selezione e formazione degli operatori, 472mila euro per sperimentare nuove modalità di integrazione con i centri di prenotazione aziendali), mentre le sedi siciliane di Paternò e Biancavilla, che costano oltre 22 milioni di euro l’anno, non verranno ridimensionate. “In un momento di tagli pesanti, in cui si arriva a chiedere agli ospedali di risparmiare sui farmaci salvavita e ai cittadini di pagare prestazioni che fino a poche settimane fa erano gratuite – si chiede il vicesegretario del Pd lombardo, Alessandro Alfieri – è proprio il caso di buttare i soldi per duplicare il call center? Se l’operazione leghista serviva a mettere una bandierina su Milano, occorre dire che non è riuscita bene”.

Da quanto emerge, infatti, grazie al rinnovo del contratto con la società Transcom Worldwide siglato lo scorso 15 marzo, le sedi siciliane lavoreranno ancora a pieno ritmo per due anni con i loro 560 dipendenti, mentre il call center milanese, che avrà 54 postazioni, inizierà a lavorare tra un anno. Tra due anni però, nel 2014, i due rami d’azienda dovranno essere venduti in blocco. Se così non sarà, la controllata della Regione, Lombardia Informatica, rischia di dover assorbire i dipendenti, siciliani e lombardi. Ipotesi questa però subito smentita da Galli, che spiega: “I dipendenti siciliani del call center, al termine dei due anni, andranno a casa, come le altre persone che stanno perdendo il lavoro ora”.

Secondo il Pd però anche la stessa Regione non è convinta del buon senso dell’operazione “visto che, dopo aver commissionato uno studio preliminare al Politecnico di Milano per la realizzazione del call center (che valutava l’operazione molto azzardata in quanto faceva lievitare i costi operativi, gli investimenti e gli organici di Lombardia Informatica spa) – continua Alfieri – ha deciso con un’altra delibera, di chiedere un’ulteriore valutazione al proprio centro studi Eupolis. Dovrà individuare un soggetto terzo a cui affidare l’incarico della durata di 60 giorni per la verifica del progetto esecutivo e la supervisione delle tempistiche delle attività progettuali, in particolare per la realizzazione del nuovo Call Center Lombardo“, anche se si precisa che per evitare ritardi, contestualmente alla verifica, “è fondamentale dare avvio al processo di ristrutturazione dell’immobile individuato come sede del call center lombardo. Quindi, ancora prima di avere gli esiti dello studio commissionato per valutare se il progetto sia coerente e fattibile – aggiunge Alfieri – si procede di gran passo per assecondare questo capriccio leghista che impegna ingenti risorse del bilancio sanitario e costringerà i cittadini a pagare per il servizio di prenotazioni telefoniche 50 centesimi per ogni contatto da cellulare“.

Certo, se al termine dei due anni effettivamente i dipendenti del call center siciliano andranno a casa, i 54 posti del call center ‘lumbard’ saranno pochi per gestire la mole di richieste e prenotazioni sulla sanità lombarda. “Se il call center verrà ingrandito o meno non lo so – chiosa Galli – non ho la sfera di cristallo. E sul perchè sia stato fatto in Sicilia, bisogna chiederlo a chi è venuto prima di noi”. Quello che è sicuro è che i cittadini lombardi pagheranno per avere un doppio servizio.