Sulla Rai non è in corso uno scontro chiaro e frontale fra chi vuole che rimanga così com’è e chi vuole riformarla. Non c’è una partita a due. La platea dei giocatori (e delle intenzioni e degli interessi in gioco) è ampia, magmatica e anche opaca. E in questi giorni se ne è aggiunto un altro, il “governo tecnico”, dagli incerti propositi e dalle indeterminate capacità di inserimento.

Per Repubblica, la partita, anzi la “guerra” è a due: “fra il partito-azienda che fa capo a Mediaset e chi vuole affrancare finalmente il servizio pubblico dalla subalternità al potere e dalla schiavitù dell’audience”. Nelle stesse ore Giorgio Merlo, deputato del Pd e vice-presidente della Commissione di Vigilanza Rai, individua e denuncia un altro giocatore (collettivo): coloro che “puntano a demolire definitivamente l’azienda di viale Mazzini attraverso la sua privatizzazione. O che, in nome di una maldestra e ridicola modernità, mirano deliberatamente ad affossare il servizio pubblico”, arrivando a fare a sorpresa un nome e cognome, e cioè “il partito del Presidente della Camera”.

Saremmo dunque già a tre giocatori. Ma solo leggendo le due citazioni, in effetti, l’elenco è più lungo:

1) il partito-azienda che fa capo a Mediaset, cioè a Berlusconi, per il quale è bene che nulla cambi perché, solo conservando “questa” Rai e l’attuale situazione di sostanziale “duopolio”, può continuare a godere di una rendita nella raccolta pubblicitaria superiore ai due miliardi e mezzo di euro;

2) i politici di centrodestra, di centro e di centrosinistra che tutto concepiscono meno che i dirigenti e i giornalisti della Rai possano operare, essere reclutati e fare carriera autonomamente, in una logica di libero mercato meritocratico, non essendo appoggiati, lottizzati, riconoscenti e interessati acché tutto prosegua come per il passato e per il presente;

3) la massa di dirigenti e giornalisti appena citati, vale a dire il corpaccio dell’antico “partito Rai”, composto da famigli e miracolati – molti dei quali abili nel gioco trasversale dei tempestivi passaggi di area e della reciproca lottizzazione con partiti e correnti – gratificati poi dalla visibilità (con annesso “potere di mercato”) e da un quasi compatto corpus di sentenze della magistratura del lavoro spesso assai curiose e ardite, ma quasi sempre favorevoli alla dignità e ai diritti dei “lavoratori” di viale Mazzini e Saxa Rubra individualmente lesi da una maggioranza del consiglio di amministrazione aziendale e da direttori di area diversa da quella di originaria appartenenza;

4) i politici (specie di minoranza) e i giornalisti Rai ormai emancipatisi e non più interessati allo status di lottizzati, ora sinceramente affascinati dall’ipotesi dell’affrancamento del servizio pubblico e di se stessi “dalla subalternità al potere”;

5) per quello che riguarda l’affrancamento della Rai dalla “schiavitù dell’audience”, non c’è dubbio che qui il giocatore interessato non è Berlusconi – essendo impensabile e “pericoloso” per la stabilità del sistema che Mediaset possa assorbire ulteriori fette di audience e soprattutto di raccolta pubblicitaria eventualmente lasciate libere da una Rai siffattamente affrancata – ma La7, Sky e la carta stampata;

6) il sesto Giocatore è composto da coloro che vogliono la “privatizzazione” del servizio pubblico, fra i quali, come abbiamo visto, per il Pd va inserito senz’altro “il partito del Presidente della Camera”, cioè Futuro e Libertà, ma forse più estesamente il Terzo Polo. Casini, Caltagirone, Montezemolo… Ma indubbiamente questo giocatore collettivo comprende per definizione anche i grandi editori, in primis Rcs e De Benedetti, ai quali di volta in volta è stato comprensibilmente attribuito il proponimento e comunque l’interesse all’acquisto di pezzi pregiati della Rai.

7) E il governo? E Monti? E Passera? Questo settimo giocatore “tecnico”, che ha più volte, pur in pochi mesi, accennato ad entrare in campo e che ora finalmente sta per farlo, potrebbe forse più ragionevolmente essere inserito, per ragioni non solo culturali, fra i privatizzatori. Ma le azioni dei tecnici, si sa, non sono mai perfettamente lineari: dipendono anche dalla politica e dal caso. Per ora sappiamo che è in campo un settimo giocatore, chiamiamolo “razionalizzatore” o “tagliatore di sprechi”. Che poi questi primi intenti dichiarati e le eventuali prime azioni predispongano di fatto o siano consapevolmente predisposte a prospettive privatizzatrici, si vedrà…

8) L’ottavo giocatore, inevitabilmente il più frastornato e spesso confuso, è colui (o meglio una bella massa di italiani) che non ne può più della Rai asservita a Berlusconi e ai partiti, del clientelismo, della lottizzazione, di privilegi impudenza e mediocrità anche morale di molti dirigenti e giornalisti Rai, della cattiva informazione, della tv-spazzatura, del tradimento della missione di servizio pubblico, degli sprechi e del canone annuale.