L’Egitto torna sulle barricate e lo fa nei luoghi simbolo delle manifestazioni che hanno portato alla caduta di Hosni Mubarak, quarto presidente del paese. Al Cairo oggi sono morti due manifestanti e un soldato. Al termine della giornata per il ministero della Salute i feriti sono 296, di cui 131 ricoverati in ospedale, e 170 gli arresti. Gli scontri si sono verificati nel tentativo di sfondare il cordone di sicurezza attorno al ministero della Difesa egiziano.

I disordini sono avvenuti nel quartiere di Abassiya, che ospita il ministero, teatro da mercoledì dell’attacco di un gruppo di giovani con pietre, molotov e coltelli contro alcuni manifestanti salafiti. Il bilancio è stato di almeno 20 morti. Per il ministero della Salute però ci sarebbero solo 4 feriti, mentre nessuno sarebbe deceduto. Testimoni oculari riferiscono, invece, di molti più feriti, alcuni dei quali sarebbero stati respinti da ospedali della zona, tra cui 30 militari. Lo hanno riferito fonti mediche precisando che la maggioranza dei feriti è stata vittima di intossicazione da gas lacrimogeni e di ferite alla testa. I militari hanno risposto schierando i carri armati e mezzi blindati attorno al ministero della Difesa e all’imbocco delle principali arterie della zona, ha riferito il corrispondente di Al Jazira. Il giornalista dell’emittente qatariota ha inoltre riportato di diversi passaggi di aerei militari sopra la zona del ministero

Migliaia di manifestanti egiziani si sono riuniti a piazza Tahrir, nel centro del Cairo, per chiedere al Consiglio supremo delle forze armate di consegnare i poteri e svolgere elezioni presidenziali regolari. La manifestazione odierna è stata organizzata da diversi partiti in segno di solidarietà con le vittime di mercoledì. Mentre i militanti islamici salafiti sono scesi in strada per protestare contro l’esclusione del loro candidato Salah Abu Ismail dalle elezioni presidenziali che si terranno il 23 e 24 maggio, a causa della doppia cittadinanza americana ed egiziana della madre.

Altri 2mila manifestanti sono scesi in piazza nel centro di Alessandria. L’eventuale ballottaggio per le presidenziali si terrà a giugno e i militari si sono impegnati a garantire elezioni trasparenti al 100 per cento e a cadere i poteri appena sarà chiaro chi sia il vincitore.