La vita è quello che ti accade mentre sei occupato a fare altri progetti
John Lennon

Questa mattina ero libero e stavo facendo una cosa che mi piace: scrivere. Per il puro desiderio di farlo. Non succede spesso che abbia una mattina senza impegni, con la mia compagna al lavoro, la casa completamente a disposizione e io a godermi il piacere del silenzio. La solitudine che per anni mi ha fatto male, ora è quasi un privilegio e me la godo, quando capita.

I tasti fusi del mio pcQuando scrivo, di fianco alla tastiera del computer portatile, ho sempre un bicchiere di the. Mi aiuta a riemergere di tanto in tanto dalla concentrazione e anche a prevenire il rischio di fughe irreversibili dalla realtà quando sprofondo completamente nella scrittura. L’imprevisto, però, è dietro l’angolo. Un attimo di distrazione, quel gesto ripetuto mille volte, prendere il bicchiere con la mano e portarmelo alle labbra e… il bicchiere si rovescia. Rivoli dorati di the si spandono sulla tastiera del mio computer.

In preda alla necessità di rimediare al danno mi avvento sull’asciugacapelli iperpotente della mia compagna con l’intento di asciugare le goccie dalla tastiera. La manovra funziona bene, fin troppo bene, tanto che a un certo punto alcuni tasti cominciano a fondere… sì a fondere! In un attimo si gonfiano e rendono la tastiera inutilizzabile. L’interventismo può produrre danni. E grossi. A volte è meglio star fermi. E non fare niente.

Non tutto il male però viene per nuocere. Un bicchiere rovesciato e un computer mezzo rotto possono aprire scenari inattesi e trasformare una giornata. Ritrovarmi senza computer funzionante significa capitombolare nel negozio di un vecchio amico che da anni si occupa di assistenza hardware e software. Gli racconto che è stato l’imbranato che è in me (non io!) a combinare questo danno e lui mi aiuta ad affrontare i dolori d’astinenza dalla tastiera, quei dolori che conoscono solo i veri intossicati da Internet e computer.

È qui che inizia un altro viaggio. Sorprendente. Perchè, una volta sistemato alla bell’e meglio il problema informatico, il mio amico inizia a raccontare… e ciò che dall’esterno sembrava solo un bel negozietto di accessori informatici diventa uno scrigno di vita vissuta. Un forziere da cui escono storie familiari e scelte di lavoro non sempre fortunate, che conducono proprio qui dove sono ora: in un esercizio commerciale dove le spese sono più delle entrate. Mi racconta della lotta per sopravvivere, di tutti contro tutti, dei suoi colleghi che stanno chiudendo e di lui che se, forse, riesce a resistere a questo momentaccio, magari ce la farà a restare aperto. Ma non è mica sicuro.

Le tasse?
In un attimo mi pare che la questione delle tasse sia una grande sciocchezza. In questo paese fino a pochi mesi fa era “normale” non pagarle. Ora chi non le paga perché altrimenti si spara diventa un deliquente. È sano tutto questo? Mi convinco sempre più che abbiamo perso la capacità di comprendere il mondo in cui viviamo. Che ci lasciamo condizionare pesantemente, oltre quel che immaginiamo, non solo dalla televisione o da internet, ma dallo spirito del tempo. Sono sicuro che le tasse vadano pagate, ma sono anche sicuro che c’è un modo – ci dev’essere – per distinguere tra chi porta i soldi in Svizzera e chi non paga perchè deve mantenere delle famiglie.  Se non è possibile distinguere allora è un problema dello Stato, di noi tutti. E non di chi non ce la fa più.

La benzina e le tagliatelle
Me ne esco dal negozio un po’ scombussolato. Una cosa è guardare le difficoltà delle persone in TV o su Internet: il rischio della spettacolarizzazione è sempre dietro l’angolo. Ascoltarle da qualcuno in carne e ossa è tutta un’altra cosa. Sulla strada del ritorno mi fermo a fare benzina. In un distributore che fa il verso agli autogrill. Uno di quelli dove un banco del caffè e due tavolini diventano un ristorante. Il cartello di fianco all’entrata mi colpisce: “Tagliatelle asparagi e speck + bevanda + caffè = 5 Euro”. Sul momento non ci faccio caso più di tanto. Intanto ho fatto benzina: 20 Euro per poco più di 10 litri. Nel tragitto che segue quei 5 euro mi rimbalzano fra le orecchie. È… troppo poco.

É poco non certo per le tasche di compra. Anzi. Per chi si barcamena tra un lavoro e un altro, o per chi il lavoro non ce l’ha, è anche troppo. Ma per chi gestisce quell’esercizio? Colui che probabilmente avrà pagato quel cibo precotto tra i 2 e i 3 euro e che col ricavo ci deve pagare i dipendenti, le tasse e anche, infine, il compenso per il suo lavoro? Non ho risposte. Ma questo “sistema” non sta più in piedi e la via d’uscita non è dal lato dell’economia, dei soldi, del business. I conti non tornano: quei piccoli prezzi sulla lavagna del posto di ristoro ne sono la dimostrazione. Dov’è la via d’uscita allora? Arrivo a destinazione e incontro un amico, di qualche anno più vecchio di me e di sicuro si ricorda dell’austerity di quarant’anni fa, quando io ero bambino. Comincio a fare domande:

“ti ricordi com’era l’austerity nel 1973? Io avevo 7 anni e ricordo solo le domeniche in bicicletta nelle strade senza auto.  È un bel ricordo e non è cupo come gli incontri che sto facendo oggi…”

 

Gli stili di vita e la lotta del secolo
La sua risposta è disarmante.

“Erano altri tempi. Sopratutto gli stili di vita erano diversi.”

Ora quando parliamo di stili di vita sembra che dietro l’angolo stia per comparire uno stilista, magari un po’ green o un po’ slow perchè fa più fico. Invece no. Non c’è nessuno stilista. Solo la fatica, enorme, di arrivare alla fine del mese. Eppure gli stili di vita sono al centro della questione odierna. Cambiandoli si cambia la realtà. Perchè nel ‘73, in provincia almeno, eravamo dipendenti dai polli e dal cibo coltivato dai parenti in campagna o acquistato al mercato dei contadini.  Oggi siamo dipendenti dal business dell’agroalimentare. Nel ‘73 con pochi soldi si poteva campare, oggi no. O è più difficile.

La lotta del secolo - Richard Heinberg
La lotta del secolo - R. Heinberg - Homeless Book

Gli stili di vita sono al centro della questione. Con il ‘900 è finita l’idea dell’autonomia totale, dell’individuo solitario che vive isolato dagli altri per cui le relazioni sono ricondotte a mere transazioni commerciali. L’altro vale in quanto cliente o dipendente altrimenti non vale nulla. Gli stili di vita sono il nucleo di quella “Lotta del secolo” di cui parla Richard Heinberg in un volume appena tradotto e scaricabile gratuitamente dall’editore Homeless Book.

Oggi è impensabile
E il mio amico continua: “ma non si può fare un confronto con allora, perchè nel ‘73 c’era tempo, le giornate non erano piene come oggi. Si poteva andare a lavorare in treno, perchè c’erano ore della giornata in cui non c’era niente da fare. Oggi è impensabile. Per questo bisogna prendere l’auto, molto più che allora, pranzare velocemente e avere rapporti veloci”.

“Oggi è impensabile”

Mi risuonano dentro queste tre parole.

Non è impensabile, però che i disoccupati siano sempre di più.

Non è impensabile che i malati perchè mangiamo cibo inquinato e senza principi nutritivi (come quelli precotti dell’autogrill) siano sempre di più.

Non è impensabile che le nostre giornate siano intasate di cose da fare, ma a sera non sappiamo cosa abbiamo fatto e, sopratutto, perchè.

Liberare il tempo del desiderio
“Sarebbe necessario liberare il tempo”.

É un’altra frase che mi resta scolpita dentro di questa conversazione. Si. Sarebbe necessario liberare il tempo. Ma non è sufficiente se il tempo diventa “tempo libero” da consumare. Perché senza soldi il tempo libero non ha nessun significato. La fine del capitalismo è anche la fine del tempo libero, ma non è detto che sia l’inizio del tempo liberato. Anche se una possibilità c’è: perché quando mettiamo al centro della nostra vita il tempo, e i tempi che dedichiamo a questo o a quello, cambiano i valori, le priorità, i punti di vista. Tutto diventa più chiaro: si alza la nebbia caotica che avvolge il nostro fare quotidiano e cominciamo a distinguere quel che è davvero importante da quel che non lo è. Non nella prospettiva di un aldilà che chissà dov’è. Ma del qui e ora. Soprattutto si intravede la linea d’ombra che separa lo spazio della rinuncia da quello del desiderio. Attraversarla è difficile, ma è impossibile non provarci.

La realtà è quella cosa che succede mentre sei impegnato a fare qualcosa da’altro cantava John Lennon.