”Non intendo vincere sulle macerie del nostro paese, non possiamo destabilizzare il paese che si trova ancora in piena crisi”: con queste parole, Pier Luigi Bersani ha chiuso il discorso sulla possibilità che il Pd spinga sul voto politico anticipato per approfittare della situazione e aggiudicarsi le prime elezioni dopo l’era Monti. “Bersani è una persona seria e noi non possiamo in questi mesi destabilizzare perché siamo ancora lì, la crisi è ancora lì – ha detto il leader del Pd – Noi dobbiamo far girare le politiche in Ue e Monti ha credibilità sufficente per riuscire a farlo e per tenere il nostro paese lontano dal baratro”. Bersani, inoltre, ha ricordato quanto detto tre anni fa (“il governo Berlusconi ci stava raccontando un sacco di balle” sulla crisi che non c’era) per sottolineare che in questi mesi occorre creare “l’alternativa per la primavera prossima”, per le politiche del 2013.

Intervistato da Maria Latella a Sky Tg24, il leader del Partito democratico ha affrontato anche altre questioni, prima fra tutte quella dei provvedimenti per la ripresa economica dell’Italia. In tal senso, il segretario del Pd è tornato a battere sull’ipotesi di introdurre una tassa sulle transazioni finanziarie, affinché “la finanza paghi parte di quello che ha fatto e non ricada tutto sulle spalle del debito pubblico”. Utile, secondo Bersani, pensare anche ad ammortizzatori per i parasubordinati per reperire soldi: “Si tratta di 300-400 milioni di euro che noi sappiamo dove poter prendere – ha detto segretario democratico – Si può chiudere sulla riforma già la prossima settima con questo aggiustamento”.

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Sulle iniziative degli avversari politici, invece, Pier Luigi Bersani non ha risparmiato critiche né alla Lega Nord né tanto meno a Beppe Grillo. “Dico a Maroni che in questo Paese c’è già troppa gente che fa lo sciopero fiscale facendo gravare il peso addosso ai soliti noti” ha detto, il leader Pd, replicando in questa maniera all’ex ministro degli Interni che a sua volta aveva proposto la disobbedienza fiscale sull’Imu, seguito in qualche modo dal sindaco di Milano Giuliano Pisapia. Al contrario, secondo Bersani, “per rendere più leggera l’Imu, avevamo proposto un’imposta personale sui grandi patrimoni immmobiliari. Presi un po’ di soldi da lì si poteva fare l’Imu più leggera”. “Maroni – ha spiegato l’esponente democrat – era lì quando abbiamo fatto questa proposta. Erano tutti lì quelli che ora si lamentano. Poi su una cosa Pisapia ha ragione: bisogna fare un meccanismo per cui l’Imu rimane ai Comuni e loro non facciano solo gli esattori per conto dello Stato”. Per il leader del Pd, inoltre, “bisogna continuare a intensificarela lotta all’evasione altrimenti non ne usciamo e va riequilibrato il carico fiscale perchè ci sono imprenditori spendono troppo per i lavoratori e i lavoratori intascano troppo poco”.

E la presunta antipolitica di Beppe Grillo? Bersani ci va giù duro: “C’è rabbia in giro per la situazione sociale e economica, per queste favole che sono finite in niente, per una cattiva idea che si è creata della politica e si mette insieme tutti… Io – ha sottolineato il leader Pd – questa rabbia la capisco e Grillo la sta interpretando, ma con la sua ricetta non si cambia nulla. Il cambiamento ha bisogno di binari altrimenti si finisce in proposte che non portano a nulla”. E poi il populismo di Grillo non va e secondo Bersani ricorda quello di Silvio Berlusconi: “Dire che i blitz della Finanza sono sbagliati perché creano invidia sociale e che non bisogna pagare le tasse, questo me lo aspetto da Berlusconi e non da Grillo…”.

Non poteva mancare, inoltre, un riferimento a quanto sta accadendo in Francia dopo il primo turno delle presidenziali e la vittoria parziale di Hollande. ”Penso che Angela Merkel, a fronte di una vittoria di Hollande, ragionerà un pò meglio” ha detto Bersani, secondo cui la vittoria dei socialisti in Francia non produrrà una divisione con Mario Monti e Angela Merkel da una parte e Hollande dall’altra. “Saremo un bel gruppo perché in realtà Hollande porrà un tema serio perché dirà che a quel fiscal compact vanno aggiunte subito misure per la crescita”. Il leader del Pd, inoltre, si è detto “fiducioso che, dopo la cura della destra in Europa, ci si sia resi conto che così non si va da nessuna parte e che il venir meno della solidarietà in Europa è uno dei fattori della crisi”. 

Ritornando alle questioni interne, il leader dei democratici ha detto la sua anche sulla spendig review a cui sta pensando il governo. “Tagli sì, ma mirati e con delle linee definite, ad esempio no a ulteriori tagli alla scuola, sì alla riorganizzazione della difesa” ha chiesto il segretario del Pd, sottolineando di non esser “stati coinvolti” e di volere controllare l’operato del governo. “So che c’è assolutamente la possibilità di alleggerire la spesa per quel che riguarda bardature amministrative e spese dello Stato – ha spiegato Bersani – Sono anche sicuro che un uomo come Giarda pensa di entrare con il cacciavite in questi meccanismi, perché usare la mazza non va bene. Quindi tagli sì, alcune proposte le abbiamo anche noi. La difesa ha bisogno di una grande ristrutturazione, spendiamo troppo per la gestione dell’apparato e troppo poco in investimenti e ammodernamento”. Bersani ha detto di pensare, ad esempio, al patrimonio immobiliare. 

In merito ai futuri tagli alla spesa da parte del governo italiano, nella giornata di oggi si è espressa anche la Bce, che ha suggerito di “riportare al centro del dibattito l’accorpamento delle province e il capitolo concorrenza e liberalizzazioni per rilanciare la crescita”. Per la Banca centrale europea, che ha fatto sapere di seguire “con attenzione” la spending review, “accorpare le province sarebbe l’unica, vera misura di taglio di costi della politica“. 

In attesa di comprendere dove si concentreranno i tagli del governo, emergono i primi dettagli riguardo alla relazione sulla spendig review che il ministro Piero Giarda farà domani al Consiglio dei ministri, convocato alle 15. ”Elementi per una revisione della spesa“: è questo il titolo un pò minimalista del rapporto, che non indica cifre ricavabili dal taglio della spesa, ma assume due obiettivi: reperire almeno parte delle risorse che evitino l’aumento dell’Iva a ottobre; garantire il pareggio di bilancio nel 2013 se ci sono difficoltà ad attuare i ‘tagli lineari’ decisi nel 2011. Il Rapporto a cui sta lavorando Giarda parte dal lavoro di ‘spending review’ già fatto su alcuni Dicasteri di spesa: Interni, Giustizia, Difesa, Istruzione e Esteri. Un lavoro, ha sottolineata lo stesso Giarda, compiuto con la “collaborazione attiva” dei ministri competenti. Quindi Giarda domani darà già alcune indicazioni di merito relative a questi ministeri, ma enucleerà alcune “criticità generali” emerse da questo lavoro e che riguardano tutta la spesa della Pubblica amministrazione centrale.

Infatti i Dicasteri scelti hanno caratteristiche tipiche della “macchina burocratica”: sedi centrali e sedi territoriali (prefetture, caserme, scuole, tribunali, ecc), parecchio personale, pluralità dei servizi erogati e delle funzioni espletate, patrimonio immobiliare centrale e periferico, eccetera. Quindi dal lavoro compiuto emergono non tanto cifre quanto un “metodo” da estendere agli altri ministeri. E dal metodo emerge che alcuni tagli possono essere effettuali in tempi rapidi, mentre una revisione complessiva della “macchina” richiede tempi medi. Per esempio l’accorpamento in un unica sede territoriale di più servizi erogati dallo Stato (ad esempio uffici Inps, Inail, Ispettorato del lavoro, ecc). Ecco dunque i due obiettivi. Nell’immediato evitare l’aumento di due punti Iva a ottobre (3,3 miliardi nel 2012), che deprimerebbe ancora di più economia e consumi; a medio termine avere un “cuscinetto” di risorse che garantisca il pareggio di bilancio nel 2013, qualora emergessero difficoltà ad attuare i tagli lineari previsti dalle due manovre di Tremonti dell’estate 2011.