Il pulpito della politica. Più che il palcoscenico. Succede a Genova, dove cardinali e sacerdoti scendono più o meno apertamente in campo. Alla faccia dell’unità dei cattolici: da una parte gerarchie ecclesiastiche, dall’altra semplici sacerdoti. Mentre la Curia “incoraggia” un candidato del centrodestra, due amatissimi preti di strada, don Andrea Gallo a don Paolo Farinella, scelgono Marco Doria (centrosinistra). Così c’è chi invoca la laicità, come Enrico Musso, candidato “dimenticato” dalla Chiesa (corre con una lista civica ed è appoggiato dal Terzo Polo): “Sono amico di don Gallo e lo stimo immensamente. Anche don Farinella fa del bene. Ma tra gerarchie e sacerdoti stiamo assistendo a una guerra tra parrocchie. Altro che laicità dello Stato!”.

Tutto comincia quando il centrodestra dopo lunghi travagli candida Pierluigi Vinai. Le cronache riportano che a convincerlo sarebbero stati gli incoraggiamenti del cardinale Angelo Bagnasco. Dalla Curia nessuna smentita. Al Fatto Quotidiano, il candidato Pdl l’ha spiegata così: “È stato soltanto l’incoraggiamento a scendere in campo fatto a una persona amica”. A Genova, però, in molti hanno storto il naso. A smorzare le critiche non sono bastati gli articoli sul Cittadino, periodico ecclesiastico, in cui si sosteneva che la Chiesa ligure non era schierata e si ricordava che “non è consentito offrire spazi parrocchiali ai candidati di qualsiasi par tito”.

Del resto da anni è noto l’attivismo delle gerarchie (a cominciare dai tempi di Tarcisio Bertone) nella politica, ma anche nella finanza e nell’impresa. C’è chi, per dire, ricorda quando il presidente della Regione, Claudio Burlando (centrosinistra), rinunciò a nominare un membro della fondazione della potentissima banca Carige, lasciando la poltrona alla Curia. Non basta: la Chiesa si è lanciata nel business del mattone, riconvertendo in case quelli che erano ospedali e colonie, mentre i vecchi campetti parrocchiali diventavano box. Operazioni da centinaia di milioni, come i porti progettati da imprenditori vicini al Vaticano insieme con figure del centrodestra nel Levante ligure. Per non dire di Giuseppe Profiti: il manager toccato dal ciclone Mensopoli finì agli arresti domiciliari, ma fu sempre sostenuto da Bertone, tanto da essere ricevuto dal Papa in visita a Savona nel mezzo dell’inchiesta. Profiti in primo grado è stato condannato a sei mesi di reclusione, ma l’inciampo non ha impedito di nominarlo presidente del Bambino Gesù di Roma, una sorta di ministro della Sanità vaticana.

Fino al capitolo Vinai, persona da sempre a cavallo tra fede cattolica e berlusconiana. Legato all’Opus Dei, vice-presidente (oggi autosospeso) della fondazione Carige, è sponsorizzato da Claudio Scajola. L’ex ministro di cui in Liguria si ricordano frequenti strette di mano con porporati. Ma nella Chiesa genovese tanti la pensano diversamente. Soprattutto i sacerdoti da sempre lontani dalle gerarchie e impegnati nei quartieri difficili, nella lotta contro l’emarginazione. Il primo è stato don Gallo, uno che delle sue idee politiche non ha mai fatto mistero: “Doria il programma lo costruisce con la gente”, ha detto il fondatore della Comunità di San Benedetto al Porto. Ma sempre parlando in “campo neutro ”.

Don Farinella, se possibile, è ancora meno diplomatico di don Gallo. Domenica mattina ecco la sua rubrica su Repubblica: “Prevedo che Marco Doria passerà al primo turno…e avrà un buon risultato il Movimento Cinque Stelle… ne risulterebbe un bellissimo consiglio comunale”. Ancora: Doria è “persona integerrima al di fuori degli attuali impresentabili partiti”. Una sberla al centrodestra e al centrosinistra. Ma non solo: don Paolo parla anche della “cricca clerical-fascista di Scajola”. Farinella, però, non si è fermato all’articolo in cui nominava due candidate al consiglio di Pd e Idv.

Domenica, durante la sua messa nella chiesa di San Torpete, ha ripetuto le stesse parole e ha invitato alcuni candidati sull’altare. Don Farinella l’ha spiegata così: “Finché la Curia appoggia un candidato dell’Opus Dei e che si presenta sempre come cattolico e non merita niente, io sento il dovere di presentare nella mia parrocchia persone pulite e oneste che si mettono al servizio della città”. Musso non ci sta: “In questa campagna elettorale si utilizza il magistero e la fiducia dei credenti per influenzare il confronto politico”.

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