Io? Mai pagato le tasse…

Il galantuomo ha superato da poco la settantina, è ricco ed aristocratico. Lo sguardo è furbetto. E’ lo sguardo di chi l’ha sempre fatta franca. Mentre gioca a carte in uno dei circoli più chic della città, di quelli pied- dans l’eau e vista sul Vesuvio, lo conclama ai suoi compagni di gioco con la stessa naturalezza con la quale potrebbe dire: Io non ho mai conosciuto un andrologo. Solo che il suo proclama non riguarda la sua salute, ma la salute del Paese, reso agonizzante da tanti come lui. Il gentiluomo, che possiede interi palazzi nel centro storico della città, dichiara sfrontato: “Io, non ho mai pagato una lira di tasse”. Uno dei giocatori, sbigottito, gli chiede: “Ma non hai paura che adesso il Fisco ti acchiappi?”. Già, con lo spread che morde, Piazza Affari che va a picco come il Titanic e con la cinghia dell’erario che sta stringendo tutti con un cappio. E lui, il galantuomo, di quelli che si scappellano quando incontrano una signora, e che i conti se li è fatti bene, con arroganza replica: ” Anche se mi beccano adesso e mi tocca pagarle, alla fine avrò sempre risparmiato”.

Grazie (e non solo) a questi signori, l’Italia ha il triste primato in Europa di Paese evasore.

Serve a poco che il presidente Napolitano scenda in trincea contro gli evasori definendoli “indegni di questo paese”, mentre il ministro Corrado Passera invoca le sanzioni sociali (“Non può più essere considerata furbizia non pagare le tasse”, ha tuonato il mese scorso dalla tribuna di Cernobbio). Ma quali sarebbero queste sanzioni? Io proporrei, visto che si dichiarano nullatenenti, metterli nudi in piazza ed esporli alla pubblica gogna. Come traditori della patria.

Ai milioni di lavoratori dipendenti (o ai professionisti onesti) che lavorano da gennaio a dicembre per far fronte al prelievo fiscale cosa daranno? Una medaglia? Dovrebbero davvero, magari intitolata “al merito del piccolo eroe borghese” che per l’intera vita ha fatto il suo dovere …

Chissà perchè mi viene in mente la la canzone di Mina: Parole, parole, parole…

di Januaria Piromallo