Scoppia lo scandalo della sanità lombarda, ma Roberto Formigoni, alla guida della regione Lombardia da quasi vent’anni, prende le distanze dai suoi protagonisti.

Pierangelo Daccò, l’intermediario d’affari in campo sanitario arrestato per il crac del San Raffaele e destinatario di un altro ordine di custodia per l’inchiesta sulla Fondazione Maugeri di Pavia, avrebbe pagato viaggi e vacanze ai Caraibi al titolare del Pirellone, secondo quanto ha raccontato ai pm di Milano Giancarlo Grenci, fiduciario svizzero di Daccò. Eppure, a fronte delle dichiarazioni, Formigoni spiega “conoscevo Daccò da molti anni, ma non ha mai avuto rapporti direttamente con me, ma con l’assessorato”.

E anche su Nicole Minetti, inserita nel suo listino bloccato, ha preferito scaricare le colpe sul fondatore del San Raffaele: “Chiesi informazioni al fondatore, don Luigi Maria Verzè – aveva spiegato -che me la descrisse come seria e impegnata. Non trovai motivi specifici per oppormi alla richiesta del partito dinserirla nel mio listino”. Per non parlare del tenore di vita del Presidente, tutt’altro che sobrio, nonostante la sua appartenenza al gruppo dei Memores domini, i laici consacrati di Comunione e Liberazione.

Carla Vites, moglie di Antonio Simone, ex assessore alla Sanità legato a Daccò e finito in carcere con l’accusa di riciclaggio e associazione a delinquere, decide di fare luce sulle amicizie del presidente e sulle sue vacanze in Costa Smeralda in una lettera al Corriere in cui spiega che “da privata cittadina e soprattutto da militante ciellina della prima ora non ho potuto trattenermi dal pormi una serie di domande, anche perché, pur essendo una persona qualunque, la sorte mi ha riservato una conoscenza ravvicinata con l’attuale Governatore della Regione Lombardia”. E scrive:

“Passiamo al fatto che [Formigoni, ndr] possa serenamente dire che non ha mai avuto rapporti direttamente con Daccò. Ebbene lo spettacolo dei suoi «rapporti» con Daccò è sotto gli occhi dei molti chef d’alto bordo dove regolarmente veniva nutrito a spese di Daccò stesso, vuoi Sadler, vuoi Cracco, vuoi Santin, vuoi Aimo e Nadia, per non parlare dei locali «à la page» della Costa Smeralda dove a chi, come me, accadeva di passare per motivi vari, era possibilissimo ammirare il nostro Governatore seguire come un cagnolino al guinzaglio Daccò, lo stesso con cui non aveva rapporti diretti.

Vederli insieme era una gioia degli occhi: soprattutto per una come me che assieme a tanti altri meravigliosi amici di Cl ha militato per lui volantinando, incontrando gente, garantendo sulla sua persona. Era una gioia degli occhi perché – e qui secondo me è la vera tragedia, cioè non tanto se e come egli abbia intascato soldi – Robertino con Daccò e tutta la sua famigliola, si divertiva e tanto!

Eccolo con la sua «24 ore»: me lo vedo sul molo di Portisco arrivare diritto da Milano pronto ad imbarcarsi sullo yacht di Daccò dove le sue figliole (guarda caso, non sono depositarie del diritto a usare del Pirellone come mega location per eventi da migliaia di euro a botta?) lo attendevano con ansia pronte a togliersi il pezzo di sopra del bikini appena il capitano avesse tirato su l’ancora, perché così il sole si prende meglio, chiaramente”.