L'ospedale San Raffaele

I Pm di Milano hanno ufficializzato la richiesta di rinvio a giudizio per sette persone nell’inchiesta sul dissesto finanziario del San Raffaele. I nomi sono: Mario Valsecchi, l’ex direttore amministrativo dell’istituto fondato da don Luigi Verzé, l’uomo d’affari Pierangelo Daccò, gli imprenditori delle società fallite Metodo e Diodoro Pierino e Gianluca ZammarchiAndrea Bezziccheri socio dei primi due, l’imprenditore vicentino Fernando Lora e il suo contabile Carlo Freschi. Sono accusati a vario titolo di associazione per delinquere e bancarotta. L’udienza preliminare si aprirà il prossimo 26 aprile, davanti al gup Maria Cristina Mannocci.

L’indagine avrebbe accertato un vero e proprio “sistema San Raffaele”, finalizzato alla creazione di fondi neri per decenni, così da soddisfare, secondo l’accusa, le esigenze economiche personali del vecchio management o di chi gli ruotava attorno e per pagamenti in nero, destinati forse – ma questo è un punto ancora da chiarire e c’è tutto un filone di indagini ancora aperto – anche al mondo della politica.

Valsecchi nei mesi scorsi, prima dell’arresto, aveva collaborato con gli inquirenti chiamando in causa l’ex vicepresidente del gruppo Mario Cal, suicidatosi nel luglio scorso. Il sistema , per l’accusa, sarebbe andato avanti così: Zammarchi, Bezzicheri, Lora e Freschi, sovrafatturavano i costi a carico del San Raffaele e poi restituivano parte dell’importo maggiorato, pagato dall’ospedale per le forniture, “cash”, ossia in buste di contanti, o tramite bonifici a Cal o a Valsecchi; poi Daccò e il suo braccio destro Giancarlo Grenci prendevano quei contanti e facevano uscire i fondi neri, grazie a schermi societari su base internazionale. Daccò è stato arrestato lo scorso 15 novembre per concorso nella bancarotta del San Raffaele e circa un mese dopo, il 13 dicembre, una nuova ordinanza per associazione per delinquere lo ha raggiunto in carcere, dove si trova tuttora.

Stando alla versione dei pm sarebbero stati distratti circa 45 milioni di euro dalle casse del San Raffaele, attraverso la realizzazione di una serie di operazioni – tra cui l’acquisto di un aereo di lusso per 35 milioni di euro – e la contestuale creazione di “fondi neri” transitati soprattutto su conti esteri.

Giancarlo Grenci, fiduciario dell’uomo d’affari Pierangelo Daccò aveva detto, in un interrogatorio depositato con la chiusura di una tranche dell’inchiesta dei pm di Milano: “I soldi di una finta consulenza pagata dal San Raffaele sarebbero finiti su un conto estero di Antonio Simone, ex assessore regionale lombardo alla Sanità e figura vicina a Comunione e Liberazione. Lo stesso Daccò ci indicò di trasferire quella somma, cioè 500mila euro su un conto nominativo di Antonio Simone.