Il governo Monti ha approvato ieri in Consiglio dei ministri uno schema del decreto legislativo che prevede pene e sanzioni per i datori di lavoro che assumono migranti irregolari. Si tratta di un provvedimento che recepisce la Direttiva europea n.52 del 2009 e che contiene misure importanti per combattere lo sfruttamento dei lavoratori irregolari e per favorire l’emersione del lavoro sommerso. Dunque si potrebbe plaudire alla mano dura contro lo sfruttamento? Dipende. In effetti, se è vero che questo provvedimento potrebbe determinare un effetto virtuoso nel sistema economico italiano, che com’è noto è caratterizzato da un alto tasso di sommerso – circa il 30% delle attività sfugge ai dettami della legge – è altresì vero che non dice nulla sul destino degli “lavoratori irregolari” i quali dovrebbero a rigore di legge essere espulsi dall’Italia. Ma siamo sicuri che tutti questi irregolari potranno e dovranno essere espulsi? Se sì con quali costi in termini di dignità umana e di oneri finanziari per lo Stato? Senza ipocrisia dobbiamo ritenere dall’esperienza che lo Stato non è in grado di espellere masse di irregolari e non è neanche auspicabile che lo faccia in maniera indiscriminata semmai vi fossero le condizioni per farlo.

Tra gli “irregolari” ci sono tante vittime del famigerato contratto di soggiorno per cui molti immigrati hanno perso lo status di regolare dopo aver perso il lavoro. Tra questi ci sono persone (tra cui qualche capo-famiglia) che risiedono legalmente in Italia da tanti anni e hanno lavorato regolarmente versando i contributi pensionistici e pagando le tasse. Ma al di là delle difficoltà pratiche, non è moralmente accettabile intimare provvedimenti di espulsione nei loro confronti. Non sono dei fazzoletti usa e getta. Sono persone con progetti di vita che hanno dato il loro sangue a questo paese. Ma se non li espellono come faranno queste persone per campare? Dovranno affidarsi alla criminalità? E’ questa l’unica alternativa che avranno? Spero di no.

Insomma quella sul destino degli irregolari non è una questione irrilevante se accanto a questo decreto legislativo, il governo non adotta qualche altra misura complementare per dare efficacia alla giusta lotta per l’emersione del sommerso. Una scelta meramente punitiva dei datori di lavoro e una condanna di fatto dei lavoratori non regge alla prova dei fatti e non è conveniente. A mio parere per non vanificare lo sforzo richiesto e per evitare di determinare un’ulteriore emergenza il governo dovrebbe promuovere una sanatoria e una misura che cancella il contratto di soggiorno. Solo così si potrà rendere praticabile l’emersione. Pertanto, si spera che prevalga il buonsenso per risparmiarci scene di deportazione con il cerotto sulla bocca ma anche per far sì che il provvedimento possa avere i desiderati effetti virtuosi sull’economia.