Domenica mattina alcune persone sono state bloccate da Alitalia all’aeroporto di Fiumicino ed è stato impedito loro di volare a Tel Aviv, perché incluse in una lista nera approntata dal governo israeliano di Bibi Netanyahu con vari nomi di indesiderabili, in quanto ritenuti sospetti di solidarietà nei confronti del popolo palestinese. Grave crimine davvero.

Ogni Stato ha diritto di escludere dall’accesso al proprio territorio gli stranieri indesiderabili. Ma il modo in cui esercita tale potere la dice lunga sulla sua natura. Temendo come la peste l’arrivo dei pacifisti, imprigionandoli, come la diciottenne canadese Charlotte Gaudreau, e maltrattandoli, come il giovane norvegese aggredito a freddo da un ufficiale, Israele conferma la sua mutazione da Stato democratico a regime autoritario, tendenzialmente fascista e fortemente militarista.

Uno Stato che, come afferma il giornalista israeliano Gidéon Levy, direttore di Ha’aretz, “sta mettendo a rischio la pace mondiale” (Internazionale del 13 aprile 2012). Né vale la trita accusa di antisemitismo contro chiunque osi criticare Israele. Come ricorda lo stesso Levy, citando Saramago: “vivere all’ombra della Shoah e aspettarsi di essere perdonati per tutto quello che si fa in nome delle proprie sofferenze mi sembra indecente. Ciò significa non aver imparato nulla dalle sofferenze dei propri genitori e nonni”.

L’avvocato Luca Bauccio nel suo recente libro “Non diffamare”, parla del caso della giornalista Angela Lano, che partecipò alla Freedom Flotilla destinata a portare soccorsi alla popolazione di Gaza, che è stata indebitamente trasformata in antisemita dalla stampa di destra. Oltretutto abusando di tale appellativo si finisce per togliere forza alla sacrosanta lotta contro i veri antisemiti.

Nessuno Stato deve considerarsi al di sopra della legalità internazionale. La Corte internazionale di giustizia ha accertato, con il suo Parere del 9 luglio 2004, che con la costruzione del muro in Palestina Israele ha violato in vario modo il diritto internazionale. Altri gravi crimini sono stati commessi in occasione dell’operazione “piombo fuso” contro la popolazione civile di Gaza anche se di recente la Corte penale internazionale ha rifiutato di occuparsene con un ragionamento alquanto capzioso basato sulla circostanza che la Palestina non sarebbe uno Stato.

Occorre sperare che il popolo palestinese sappia imboccare con decisione sempre maggiore le vie della protesta pacifica e di massa contro l’oppressione cui è soggetto ed estendere la solidarietà internazionale nei suoi confronti, per dare una soluzione positiva, basata sul dialogo, la convivenza e il riconoscimento reciproco, a parità di diritti, a tutte le persone che vivono sul territorio di Israele e Palestina.

Tutti devono capire che un regime, come quello israeliano, fondato sulla negazione dei diritti di buona parte della popolazione è destinato a fare la fine che fece quello dell’apartheid in Sudafrica. La società civile deve dare vita a forme di pressione nei confronti del governo israeliano, stando ben attenta a non confondere quest’ultimo con il popolo, al cui interno esistono fortunatamente anche settori in disaccordo con le politiche oppressive nei confronti dei Palestinesi.

I veri amici del popolo israeliano sono coloro che non risparmiano le giuste critiche e denunciano la pericolosa direzione imboccata dal governo di Israele. Non già gli adulatori interessati che sono oggi disposti a giustificare ogni cosa, i cui diretti progenitori, qualche decennio fa, applicarono entusiasticamente le leggi razziali del regime fascista e fornirono ogni appoggio agli assassini nazisti e alla loro opera genocida.