“Siamo sanitari ma non trattateci come cessi”. E’ risuonata a Bologna questa mattina, tra i 700 specializzandi scesi in piazza, la protesta contro il governo Monti che all’interno della manovra Cresci Italia, ha deciso di introdurre l’Irpef anche per le borse di studio, facendo così pagare una tassa da dipendenti a chi dipendente contrattualmente non è. Un provvedimento che andrebbe a colpire non solo chi opera nel campo medico ma un’intera classe di giovani precari, ricercatori e dottorandi che svolgono la stessa professione dei colleghi già assunti per una busta paga da poche centinaia di euro.

La protesta ha portato migliaia di camici bianchi armati di megafoni e striscioni nelle strade di Bologna, come in quelle di Milano, Roma, Napoli, Parma, Pavia, Varese, Modena, Cagliari, Sassari, Trieste e Udine. Nel capoluogo emiliano un corteo di oltre 700 dottori, tutti ancora formalmente studenti ma in reparto già da tempo a occuparsi dei pazienti, al pari dei medici ‘fatti e finiti’, ha sfilato per le vie del centro dalle 9 alle 11 della mattina

Tutti tra i 25 e i 35 anni, gli specializzandi sono partiti dai padiglioni del Policlinico Sant’Orsola, dove è stato letto un comunicato davanti all’edificio numero 11 dell’ospedale,per poi raggiungere le Due Torri, Piazza Maggiore e Palazzo d’Accursio, il cuore della città. Alcuni portavano uno striscione dedicato a Renzo Bossi, figlio del Senatùr travolto dallo scandalo della Lega Nord, che recitava “Stipendio Trota uguale a quello di tredici ricercatori. Su quali cervelli conviene puntare?”.

“Noi percepiamo una retribuzione tra le più basse d’Italia a fronte di un contratto che dovrebbe essere di 38 ore lavorative settimanali, ma che in realtà è di circa 60 – racconta Sara Diani, dottoressa specializzanda dell’Università di Bologna – abbiamo le stesse responsabilità civili, penali e morali di qualunque medico in servizio ma il nostro impegno non viene equamente riconosciuto. Non abbiamo ferie ma solo giorni concordati di assenza, niente permessi, tredicesima o trattamento di fine rapporto. E in più, con le assunzioni e i concorsi bloccati, appena finiremo la specializzazione ci troveremo senza alcuna prospettiva di assunzione”.

Cortei analoghi hanno contemporaneamente invaso le piazze di mezza Italia in rappresentanza di tutta la categoria dei borsisti, stanca di un precariato che si fa sempre più oneroso. Perché a ratifica raggiunta, tutti coloro che percepiscono un reddito eccedente gli 11.500 euro all’anno “a titolo di borsa di studio o di assegno, premio o sussidio per fini di studio o di addestramento professionale” dovranno corrispondere circa 2500 – 3000 euro di imposte in più.

“Paradossalmente, dopo aver lottato per un contratto e averne ottenuto uno solo 5 anni fa, grazie all’intervento dell’Unione Europea, il governo ce lo vuole cambiare dal giorno alla notte – ha chiarito Luca Santi, vicepresidente dell’Associazione specializzandi di Bologna – oltre alle tasse come studenti vogliono farci pagare anche le imposte a carico dei lavoratori, senza però riconoscerci i diritti di nessuna delle due categorie. Attualmente guadagniamo 5 euro l’ora al netto delle ore effettivamente lavorate, ma così ci tolgono dalla busta paga ben 300 euro al mese. Molti di noi hanno famiglia, figli, un mutuo, l’affitto e questa tassa si sommerebbe alla retta universitaria da 2000 euro che annualmente corrispondiamo, in quanto siamo ancora formalmente studente universitari. E’ insostenibile”

Nel pomeriggio, però, il colpo di scena, proprio davanti a Montecitorio, dove domani i gruppi di specializzandi provenienti dalle città in cui si era protestato oggi in piazza convoglieranno per una manifestazione nazionale unitaria: la commissione Finanze della Camera ha approvato all’unanimità un emendamento del Partito Democratico al decreto legge sulla semplificazione fiscale che cancella la tassazione Irpef sulle borse di studio dei medici specializzandi.

“L’approvazione della commissione è un buon segnale – ha commentato la notizia Luca Santi, vicepresidente dell’associazione specializzandi di Bologna – Ma lo sciopero e le manifestazioni di domani sono assolutamente confermate. In migliaia raggiungeremo la capitale per portare avanti la nostra protesta, perché prima di festeggiare vogliamo aspettare che il provvedimento venga inserito nell’iter e quindi reso effettivo. Diciamo che è una vittoria a tre quarti, e speriamo presto possa diventare completa”.

“Proseguiremo compatti finché non ci sarà la votazione dell’emendamento, fiduciosi ma cauti – ha sottolineato Sara Diani, specializzanda al Sant’Orsola di Bologna – la risposta politica al nostro grido di rabbia e frustrazione è stata positiva, però non è il momento di cedere il passo perché dopo l’abrogazione di una modifica palesemente inaccettabile restano da risolvere molte problematiche contrattuali che riguardano migliaia e migliaia di giovani. I problemi per i quali siamo scesi in piazza, l’evidente differenza di trattamento tra Italia e Europa, la scarsissima valorizzazione del nostro lavoro in quanto non assunti saranno le prossime battaglie che affronteremo”.