Pasti scolastici di peggiore qualità e porzioni sempre più ridotte. Complice la crisi economica, le mense scolastiche britanniche sono in forte affanno. La denuncia arriva da associazioni di insegnanti e di genitori, che monitorano continuamente la qualità – e la quantità – del cibo offerto ai bambini di scuole primarie e secondarie. Secondo le ultime indagini, le calorie totali di un singolo pasto sono in continuo calo. E se oltre un milione di giovanissimi, al momento, ha diritto a pasti gratis nelle scuole per il ridotto reddito delle famiglie, cresce nel Regno Unito la preoccupazione per gli appalti dati alle imprese private di catering, che nel cinquanta per cento dei casi si occupano della ristorazione negli istituti. Appalti spesso valutati al ribasso, a danno soprattutto dei bambini delle scuole primarie.

A guidare la protesta è la Association of Teachers and Lecturers (Atl), un gruppo di pressione formato da insegnanti di ogni grado che ha realizzato lo studio in cui lancia l’allarme. Tuttavia è almeno dal 2005 che nel Regno Unito si discute della questione, da quando il noto cuoco e volto televisivo Jamie Oliver avviò una campagna attraverso la sua fondazione per il miglioramento della qualità del cibo offerto nelle scuole. Ancora oggi si batte per la causa, anche se è di qualche mese fa la sua protesta per un calo dei contributi pubblici governativi al progetto. “I nostri studenti sono sempre più affamati e sappiamo bene quali sono le ripercussioni della mancanza di cibo sulla capacità di apprendimento”, ha commentato Mary Bousted, segretario generale dell’Atl, intervistata dall’Independent. Secondo l’associazione, infatti, il problema è ancora più grave oggi perché quei bambini che provengono da famiglie disagiate e duramente colpite dalla crisi economica spesso fanno un solo pasto caldo al giorno, quello offerto dalla loro scuola.

Nel 2011, il numero dei giovanissimi che hanno avuto diritto ai pasti gratuiti è cresciuto di 50mila unità, arrivando a un milione e 55mila. Ma il problema riguarda anche tutte quelle famiglie che versano un contributo per il pranzo dei propri figli. Tariffe invariate, ma minore qualità e minore quantità. Nel mirino anche le società private che gestiscono il catering nelle scuole, appunto. La necessità di tenere in ordine i bilanci e la corsa al ribasso delle offerte alle scuole visto che, come in tutte le gare d’appalto, anche nel Regno Unito come in Italia vince propone costi minori, hanno creato le condizioni per un netto peggioramento della qualità dei pasti.

Eppure Michelle Smith, della Fondazione Jamie Oliver, gioca al rialzo: “Dobbiamo spingere il governo ad allargare la platea dei bambini che usufruiscono di pasti gratuiti e dobbiamo migliorare il servizio. Serve una seria politica a 360 gradi”, ha fatto sapere con un comunicato. Un sondaggio effettuato dalla Atl mostra in effetti come secondo il 44 per cento degli insegnanti la gratuità dei pasti dovrebbe essere estesa a tutti gli studenti delle scuole primarie. A sostegno di questa tesi la disoccupazione delle ultime generazioni che è in aumento e ha toccato il record da 17 anni a questa parte. Il tasso nazionale oggi lambisce il 9%, e i giovani senza lavoro in certe zone dell’Inghilterra e del Galles, sono quasi il 25 per cento. L’inflazione è stabile, così le famiglie inglesi non capiscano come il prezzo medio di un pasto scolastico sia aumentato di 50 pence negli ultimi sei mesi, causando un appesantimento di 95 sterline all’anno sui bilanci domestici. “La qualità del cibo scolastico non ha causato l’aumento del prezzo, in quanto, semplicemente, gli studenti britannici stanno pagando di più per ricevere di meno – ha commentato lo School Food Trust – e la dieta dei piccoli rischia di allontanarsi dagli standard stabiliti dai nutrizionisti”. Frutta e verdura, in particolare, scarseggiano dai cestini delle merende dei piccoli al di qua della Manica.