Un imprenditore si è ucciso alla periferia di Roma con un colpo di arma da fuoco. All’origine del gesto forse problemi economici che avevano investito la sua attività. L’uomo si è sparato al petto con un fucile. La sua azienda, specializzata in costruzioni in alluminio, era in fallimento e alcuni operai erano in cassa integrazione. A trovare il cadavere, nell’abitazione in cui viveva, è stato il figlio di 19 anni. In una lettera l’uomo, 59 anni, ha chiesto scusa per il gesto e ha fatto esplicito riferimento alla situazione economica.

Un episodio che segue le storie drammatiche avvenute nell’ultima settimana. Nei giorni scorsi sempre a Roma un corniciaio si era impiccato perché la sua attività era in crisi. Prima ancora, mercoledì scorso, un artigiano edile si era dato fuoco davanti alla sede dell’Agenzia delle Entrate di Bologna (c’è anche un’inchiesta per istigazione al suicidio). Il giorno successivo un operaio marocchino di 27 anni aveva fatto lo stesso: si era dato fuoco davanti al Comune di Verona perché da 4 mesi non riceveva lo stipendio. Ieri un’anziana di Gela si era lanciata dal quarto piano del palazzo in cui viveva perché aveva ricevuto una pensione tagliata di 200 euro rispetto ai mesi precedenti.