Mario Monti contro l’Europa. È la prima volta, ma era inevitabile che succedesse: un documento dell’Ecofin dice che se la recessione si aggrava, all’Italia servirà una nuova manovra di tagli e tasse per tenere i conti in ordine. Monti smentisce, e non potrebbe fare diversamente dopo aver annunciato trionfante in Cina che “la crisi dell’Eurozona c’è stata e, io credo, è stata superata”.

Da alcuni giorni il Financial Times sta pubblicando i documenti riservati della riunione dell’Eurogruppo, il coordinamento dei ministri economici della zona euro, che si è tenuta venerdì a Copenaghen, in Danimarca. Mentre Monti era in Asia, al summit europeo si è discusso con una certa preoccupazione degli sviluppi di quella crisi del debito che, stando alle parole di Monti, sarebbe finita. Ma anche a Pechino leggono il Financial Times e quindi gli investitori cinesi ora sanno che il terzo punto in agenda a Copenaghen era un rapporto di quattro pagine sulla “Situazione di bilancio dell’Italia”, come rivela un articolo del quotidiano inglese.

I dubbi della Commissione europea sono questi: “Gli sforzi dell’Italia per raggiungere gli obiettivi di bilancio possono essere danneggiati dalle previsioni di crescita molto basse e dai tassi di interesse [sul debito pubblico, ndr]”. Il governo deve quindi essere pronto a evitare ogni sforamento e “a prendere ulteriori provvedimenti se necessario”. Non solo: ogni risparmio dovuto al calo dello spread, e quindi dei tassi di interessi alle aste del debito pubblico, deve essere destinato alla riduzione del debito, chiede la Commissione. Monti non risponde direttamente, ha avuto troppi incidenti di comunicazione in questi giorni (con Grecia, Spagna, partiti italiani ecc.), c’è soltanto una dichiarazione di Palazzo Chigi alle agenzie di stampa: non serviranno altre manovre. Fine della polemica.

In realtà le cose sono un po’ diverse. Da settimane i tecnici del Tesoro stanno facendo gli stessi ragionamenti della Commissione europea. Basta guardare le stesse previsioni del governo per capire: nelle slide che Monti ha mostrato in Giappone, nella sua lezione presso il quotidiano Nikkei, è prevista per il 2012 una modesta recessione dello 0,4 per cento, seguita da una ripresina da + 0,3 nel 2013. Peccato che la situazione sia più grave, nei tre mesi che abbiamo alle spalle il Pil è già sceso dello 0,5 per cento. Se si continua così, e il tracollo della produzione industriale (previsione da -5 per cento nel 2012) lascia poche speranze, a fine anno chiuderemo con un Pil almeno a -2 per cento. Il Fondo monetario internazionale aveva previsto -2, 2 per cento e finora è questa la stima più pessimistica. Conseguenza: dal lato delle entrate mancheranno diversi miliardi. Un punto di Pil vale circa 15 miliardi, se ne vengono meno addirittura due (30 miliardi) ci saranno conseguenze pesanti dal lato delle entrate, soprattutto per quanto riguarda l’Iva. L’Italia si è impegnata ad avere nel 2012 un avanzo primario (entrate meno le spese prima senza contare gli interessi sul debito) pari al 3,4 per cento del Pil, poi nel 2013 addirittura al 4,9 per cento. E, avverte la Commissione nel documento segreto, “la posizione fiscale non potrà rilassarsi dopo il 2013”. È difficile mantenere questi risultati se l’economia collassa e le entrate crollano. Anzi, è impossibile senza prendere qualche provvedimento. C’è sempre la via spagnola, il governo Rajoy ha comunicato poche settimane dopo l’insediamento che non avrebbe rispettato gli impegni presi dall’esecutivo precedente, e sta ancora negoziando con Bruxelles un obiettivo di deficit al 5,3 per cento, dopo aver abbandonato la soglia del 4,4. Ma Monti non può permetterselo.

Al governo sono tranquilli: hanno fatto i conti che dalla lotta all’evasione stanno arrivando alcuni miliardi di gettito extra, la stima sulle spese per gli interessi sul debito è stata volutamente esagerata, e diversi ministri confidano in una mini-ripresa dopo l’estate.

Ma i numeri sono numeri: la prossima settimana, forse già martedì, Monti presenterà nella doppia veste di premier e ministro del Tesoro la sua prima Def, la decisione di finanza pubblica, il documento ufficiale più importante per impostare la politica economica. Ai tempi di Giulio Tremonti funzionava così: la Def registrava gli scostamenti e il governo contestualmente annunciava la manovra per rimediarvi. Monti, dicono i suoi collaboratori, non ha alcuna intenzione di fare lo stesso. Bisogna capire se i numeri glielo consentiranno.

Il Fatto Quotidiano, 4 aprile 2012

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