Il premier Mario Monti

Torna il reintegro sui licenziamenti, ma i lavoratori “non devono essere blindati al loro posto”. Molta importanza alla flessibilità in uscita, in cui “i sindacati avranno un ruolo, come in Germania” (ma non si sa di preciso quale). L’articolo 18? “Una grande conquista, ma ormai il mondo è cambiato”. Una riforma con alcuni costi ma anche con “molte opportunità e occasioni di impiego per chi era fuori dalla cittadella”. Poi un avviso ai bastian contrari: “Soffiare su fuoco si può, ma questo comporta una grande responsabilità” ha detto il ministro Fornero parlando delle critiche alla riforma del lavoro. “Mi è arrivato un invito dalla Fiom e credo che l’accetterò: voglio spiegare questa riforma e ho chiesto di andare anche nelle università. Credo che un messaggio positivo possa passare”. Parole e opinioni della conferenza stampa in cui il premier Mario Monti e il ministro del Welfare hanno spiegato la riforma del mercato del lavoro.

Una legge che ha una linea guida ben precisa: “la prospettiva di crescita per il Paese e per i giovani”. Parole chiare quelle di Mario Monti ed Elsa Fornero nella conferenza stampa con cui il governo ha presentato la riforma del mercato del lavoro. Un mercato che, a sentire il premier, sarà “inclusivo e dinamico”, nonché “in grado di contribuire alla creazione del lavoro per la crescita del Paese“. Crescita, quindi, che sarà contraddistinta da “qualità e quantità” per uno sviluppo sociale ed economico che porti alla “diminuzione del tasso di disoccupazione”. Se possibile ancor più soddisfatto il ministro del Welfare, che ha parlato di processo speciale per i licenziamenti individuali e annunciato l’inversione di rotta dei sindacati, “che hanno cambiato idea” sul ddl appena varato. Per quanto riguarda la flessibilità in uscita, invece, Elsa Fornero ha spiegato che il giudice può decidere, in caso di licenziamento disciplinare illegittimo, la reintegrazione nel posto di lavoro o un indennizzo variabile tra le 12 e le 24 mensilità. Nella prima versione del ddl, invece, l’indennizzo era stato previsto in 15-27 mensilità.

Anche sul ruolo delle parti sociali, il ministro del Lavoro ha sottolineato che la riforma prevede “una procedura di conciliazione nella quale si cerca di vedere se c’è una ragionevolezza nel licenziamento e le parti si accordano”. In tal senso, “il sindacato avrà un ruolo”, ha assicurato il ministro, che poi, per quanto riguarda il tema del licenziamento oggettivo, ha sostenuto che “per cause economiche, che hanno a che fare con l’attività delle imprese, il nostro ddl prevede che nel caso di manifesta insussistenza il giudice possa decidere la reintegrazione”. Una flessibilità in uscita, quindi, che “negli anni passati non è stata sempre ben impiegata. Tutti hanno convenuto – ha detto Fornero – che abbiamo un mercato del lavoro duale: con un mercato dei protetti e un mercato degli esclusi”.

Il Governo, quindi, punta a rafforzare il contratto a tempo indeterminato come modalità standard di lavoro senza “blindarlo” perché non si può “inchiodare il lavoratore al suo posto di lavoro” ha detto il ministro del Lavoro, spiegando che il contratto standard potrà partire con un contratto di apprendistato nel quale però si dovrà fare vera formazione, certificata e spendibile nel mercato del lavoro. La Fornero, inoltre, costituirà una commissione all’interno del ministero per il monitoraggio del ddl al quale parteciperà anche il ministero dell’Economia. “Non ci sono proiezioni su come dovrebbe cambiare il tasso di disoccupazione – ha detto Elsa Fornero – perché la riforma attiene ai cambiamenti dei comportamenti di lavoratori e imprese”. Poi i numeri a copertura del disegno di legge: “Per i nuovi ammortizzatori sociali saranno stanziati 1,8 miliardi” ha detto il ministro, spiegando che le risorse saranno rese “strutturali”. Non è mancato l’appello alle imprese, le quali “se ritenevano che l’articolo 18dello Statuto potesse essere un alibi per non investire, ora questo alibi è stato tolto” ha detto il ministro, con il premier che ha poi aggiunto che con la riforma si è reso tutto più prevedibile (per quanto riguarda i licenziamenti individuali) e questo dovrebbe essere apprezzato dalle imprese.

Il presidente del consiglio, inoltre, ha spiegato che un altro obiettivo fondamentale della riforma è il contrasto deciso al dualismo del mercato del lavoro italiano, un aspetto perverso che affianca alla protezione di chi già lavora, l’abbandono e la mancanza di protezione di chi è fuori dal mercato. Chiaro, in tal senso, il riferimento ai giovani in cerca di primo impiego. Mario Monti, poi, per sottolineare la questione ha citato l’intervento odierno del presidente della Bce Mario Draghi, secondo cui “in alcun i Paesi europei il mercato è suddiviso in due sezioni, quelli super protetti e i giovani assunti i maniera temporanea e senza alcuno protezione: sono questi ultimi che pagano dazio al periodo di crisi”.

Per questo motivo, Monti ha sottolineato che la riforma punta a distribuire in maniera più equa la flessibilità. Come? “Con efficienza ed equità – ha detto il presidente del Consiglio – Efficienza perché riformando il mercato del lavoro e uniformandolo alla competizione globale, le imprese e il lavoratori potranno trovare le configurazioni più produttive ed  evitare che l’Italia sia sempre meno emarginata nella competizione internazionale. Equità perché viene spezzata la barriera invisibile tra lavoratori inclusi nel mercato (quindi protetti) e abbandono di quelli esclusi, ovvero i giovani, che pagano più di altri la crisi economica“.

Parallelamente, la decisione del governo mette in campo un ammodernamento della rete di sicurezza, rendendo coerente ed equo l’assetto delle politiche sociali attraverso il rafforzamento dell’occupabilità delle persone: “Tutto questo – ha detto Monti – per affrontare la scarsa produttività e la scarsa convenienza degli investimenti: sono importanti misure di crescita”.

Sul processo che ha portato alla nascita della riforma, Mario Monti ha spiegato che al disegno di legge ha contribuito tutto il governo. “Questa riforma riflette una fase prolungata di ascolto: abbiamo ascoltato le preoccupazioni di tutti i lavoratori e di tutti i datori di lavori e di tutte le categorie. Poi abbiamo fatto una sintesi di tutte le istanze: tutto nell’interesse generale del Paese, in un periodo in cui nonostante le difficoltà abbiamo lavorato per i giovani”.

Per quanto riguarda il tema della flessibilità, Monti ha detto che è stato affrontato in modo “equilibrato e sereno”. “E’ stata accresciuta la flessibilità in uscita, con una serie di garanzie – ha detto il Professore – : da una parte c’è la necessità del ruolo del giudice del lavoro, che non deve entrare troppo in valutazioni che appartengono all’imprenditore e al datore di lavoro, ma che al tempo stesso sia lì a tutelare ancor più i lavoratori licenziati per discriminazione”. In tal senso, Monti ha annunciato che sarà intensificata la lotta “contro le forme di precarietà per quanto riguarda la flessibilità in entrata”.

Mario Monti, inoltre, non ha tralasciato il lato strettamente politico della questione. “Un dibattito con le parti sociali su un tema così complesso comporta aspetti di contrasto e confronto tra visioni diverse – è stata la spiegazione del premier – Crediamo di aver raggiunto un punto di equilibrio che consentirà, concluso l’iter parlamentare e sedimentata la riforma, di avere un contesto italiano molto più propizio agli investimenti e alla crescita”. Il capo del governo, poi, non ha mancato di riservare una stilettata ai suoi predecessori a Palazzo Chigi, sottolineando di voler far uscire l’Italia “da una fase di 10-12 anni in cui senza ragione è cresciuta ad una velocità dimezzata rispetto a quella degli altri paesi dell’Eurozona“. Per questo motivo, ha specificato Monti “dobbiamo muoverci, aspirare a una velocità di crescita maggiore per soddiffare l’esigenza dei giovani, rendere l”Italia un luogo ‘pregiato’ per attività produttive”. In considerazione di queste linee guida, la soddisfazione del premier è evidente: “Pensiamo che l’insieme di ciò che abbiamo introdotto in questi mesi sia un pacchetta piuttosto importante per rilanciare l’Italia su basi serie”. E sull’appoggio dei partiti? Parole chiare anche per questo tema: “Ieri ci siamo assicurati della condivisione della riforma da parte dei leader politici che sostengono il governo – ha detto Monti – Ora guardiamo con molto rispetto e speranza all’iter parlamentare, che auspichiamo approfondito e spedito”.