Dopo Valentino Tavolazzi ora tocca al Movimento 5 Stelle di Cento. Anzi, all’ex Movimento. La scomunica in carta intestata è arrivata anche agli attivisti del paese in provincia di Ferrara che aveva osato chiedere spiegazioni a Beppe Grillo per l’“editto genovese” contro il consigliere comunale, colpevole di non aver rispettato i dettami del non statuto.

Il M5S centese ha ricevuto questa mattina, anticipata via e-mail, la lettera dell’avvocato Michelangelo Montefusco, che rappresenta il blogger genovese.  Le parole sono quelle già note: “la sua iniziativa politica, nella misura in cui venga ricondotta al movimento animato da Beppe Grillo deve ritenersi non autorizzata e, dunque, illecito l’uso del nome e dell’immagine del mio cliente oltre che del marchio di cui egli è esclusivo titolare”. Di qui la diffida a utilizzare il marchio e il nome di grillo “allo scopo di accreditarsi come il centro di imputazione istituzionale delle attività del Movimento nella città di Cento”. La raccomandata è una fotocopia di quella già arrivata a Tavolazzi. Cambia, ovviamente, il destinatario. E cambia anche la reazione. “Modi che rimandano alla peggior partitocrazia italiana e a una gestione privatistica di un partito degna del miglior Berlusconismo”, catechizzano gli ormai ex grillini centesi, che di fronte all’editto genovese scoprono  di poter “affermare che abbiamo un re: il Re cieco Beppe”.

“Se il consigliere Tavolazzi è stato accusato di venir meno al non-Statuto – prosegue la replica – e per questo è stato espulso dal MoVimento senza esaurienti spiegazioni, il secondo a venir meno al non-Statuto è stato proprio Re Beppe. La nostra unica “colpa” è stata solo quella di chiedere spiegazioni in nome della democrazia e trasparenza, nient’altro. Se non fosse così, che il Re e chiunque altro, ci dimostrino il contrario”. E quella richiesta di spiegazioni era “basata sul principio del MoVimento, “Uno Vale Uno” che provocatoriamente abbiamo utilizzato come non-simbolo, ma che sarà sempre nei nostri cuori affinché si possa dare continuità al nostro progetto nato due anni fa”.

I gruppo centese fa propria l’arma del sarcasmo “al cospetto di un re a cui dovevamo umilmente inchinarci. Un re però “cieco”, poiché l’accusa agli attivisti di Rimini di “credersi un partito”, potrebbe ritorcersi contro di lui. Grillo si crede un segretario di partito anzi, un leader anzi, un padre-padrone anzi, un re. Lunga vita al Re”.