Un documentario d’inchiesta sequestrato e il suo regista querelato. Eppure il sindaco Giorgio Pighi, che ha accusato di diffamazione il giornalista Gabriele Veronesi, autore del filmato incriminato, “non ha visto il video” ma ha agito “per sentito dire”. In Modena al cubo, il documentario low budget che parla dell’edilizia pubblica e privata del Comune di Modena, il regista Veronesi ha infatti commesso un errore.

Nella prima versione del filmato, l’autore ha detto che Pighi aveva assistito William Braga, come è stato, presidente di una ditta, la Cmb, accusata di aver pagato tangenti per ottenere un appalto nei lavori della metropolitana di Milano. In realtà Pighi, legale prima di essere sindaco, aveva assistito Braga, che però era presidente della Cooperativa Muratori di Mirandola, anch’essa coinvolta in un processo. Non appena ricevute le smentite della Cmb e di Pighi, Veronesi aveva rettificato il filmato, dandone notizia a mezzo stampa. Ma al sindaco non è bastato.

Così è scattato il procedimento penale e il regista, 25 anni, che ha passato gli ultimi 13 mesi a osservare i cantieri in loco e ha ricostruito un possibile intreccio tra poteri forti e affari per favorire la densificazione della città, è stato, secondo molti webnauti “censurato”. Anche se in maniera indiretta.

Il sequestro, precisa infatti l’avvocato Luca Scaglione, legale rappresentante del sindaco, anch’egli noto penalista, non ha riguardato le versioni successive alla prima, incriminata, “nella quali le affermazioni diffamatorie erano state tolte dallo stesso Veronesi, evidentemente consapevole della gravità delle proprie affermazioni e del danno causato alla reputazione dell’avvocato Pighi”. Quindi, continua il legale modenese, “le misure richieste non impediscono in alcun modo la visione e la circolazione del filmato”.

Al centro del documentario c’è un progetto che ha dato il via a diverse opere cittadine. Modena Futura, così si intitolano le trenta pagine redatte dall’assessore all’urbanistica Daniele Sitta, è il piano di sviluppo urbano ideato dalla giunta di centrosinistra, guidata dal sindaco Pighi, che conterrebbe alcuni lavori contestati dalla comunità. Di cementificazione spinta, gridano le associazioni, con gravi ripercussioni in termini di sostenibilità ambientale. Come i cantieri di via Aristotele e via Cannizzaro, o l’autodromo di Marzaglia, definito “ecomostro” dagli ambientalisti.

“In ‘Modena al cubo’ – aveva spiegato Veronesi a ilfattoquotidiano.it – vediamo che l’espansione urbanistica porta con sé numerosi interessi. In questa zona infatti i poteri forti, che spesso tengono le redini della politica, sono la Coop estense, le cooperative di costruzione, gli immobiliaristi e la Banca popolare dell’Emilia Romagna. E ogni territorio, ovviamente, ha i suoi. Il problema del cemento – aveva aggiunto il regista – riguarda tutta Italia, non solo Modena. E coinvolge interessi economici e consumo di aree deputate al verde pubblico”.

“Questo è giornalismo calunnioso, portato avanti senza alcuna volontà di interlocuzione e confronto. Non ho visto il documentario, e non intendo vederlo – ha risposto a sua volta Sitta, autore del progetto – io sono stato il primo, nel 2007, ad aver messo nero su bianco una riflessione sul futuro di Modena per aprire un dibattito costruttivo sui problemi della città e sulle possibili risposte. Volevo che si instaurasse un discorso serio ma non è stato possibile perché forze massimaliste e conservatrici non hanno voluto confrontarsi con questa giunta”.

Un confronto che lo stesso Veronesi aveva più volte richiesto, “ritenevo che la vicenda si sarebbe evoluta sul piano della democratica discussione – ha raccontato il regista, in un incontro con la stampa nello studio del suo legale rappresentante – Ma nel febbraio scorso sono stato chiamato in caserma dai Carabinieri di San Damaso, ove sono stato identificato, invitato a nominare un difensore e ove mi è stato notificato un decreto di sequestro del file informatico relativo al filmato “Modena al cubo” nella versione presentata la sera del 9/10/11 presso il Teatro Tempio di Modena, ‘quale corpo del reato in quanto costituirebbe il compendio del reato di diffamazione ai danni di Pighi Giorgio”.

“Poiché la circostanza che l’attuale Sindaco, allora libero professionista abbia difeso un indagato in un processo per presunte tangenti, non mi pare comunque offensivo o diffamatorio, il dubbio che sopravviene è quello che si volesse o si voglia mettere il bavaglio a un documento d’inchiesta che invece merita approfondito confronto – ha concluso Veronesi – Questa vicenda, benché spiacevole, spero infatti non diventi un deterrente per nessun cittadino ad esprimere in maniera autonoma le proprie opinioni”.

Per il momento, comunque, la magistratura non ha apposto i sigilli al filmato, prima versione, perché il cd è andato perduto. “Non sappiamo dove sia. Quella sera c’era molta gente, c’era chi prendeva locandine e cose simili. Magari qualcuno l’ha preso e ora non sa nemmeno di averlo. Noi speriamo venga fuori”.