Due milioni e mezzo di euro contenuti in una valigetta. Emilio Fede si è presentato così in una filiale di una banca svizzera a Lugano. Voleva depositare il denaro, ma l’operazione gli è stata negata. L’episodio, raccontato oggi sul Corriere della Sera e su La Stampa, sarebbe avvenuto alla fine di dicembre del 2011, ma la segnalazione sarebbe arrivata alle autorità italiane solo a gennaio di quest’anno. Per il direttore del Tg4, già sotto accusa per favoreggiamento della prostituzione nel processo Ruby e bancarotta fraudolenta nell’indagine che ha portato in carcere l’ex manager dei vip Lele Mora, una nuova tegola che potrebbe trasformarsi in una accusa di evasione fiscale e esportazione di capitali all’estero.

Secondo la ricostruzione, il giornalista, accompagnato da un’altra persona di cui non è nota l’identità, si è presentato nella banca elvetica per depositare il denaro che portava con sè. I funzionari, scrive il Corriere, solitamente molto attenti al riserbo sul nome dei propri clienti evidentemente non gradiscono la pubblicità eccessiva. E il nome di Fede è già ampiamente balzato agli onori delle cronache. Così il deposito viene rifiutato e i due se ne vanno. La segnalazione però parte e con essa i controlli delle autorità italiane. Che verificano l’effettiva corrispondenza dell’identità. Ora, però, le Fiamme gialle si chiedono da dove il conduttore abbia preso una cifra così ingente e se gli appartenga realmente. A indagare, sulla base di una denuncia fatta da un anonimo, è il pm della Procura della Repubblica di Roma, Pierfilippo Laviani.

Per Fede – che smentisce categoricamente la veridicità dell’episodio – non è il primo episodio del genere. Dalle carte del caso Ruby spunta ad esempio la famigerata “cresta” di un milione e duecentomila euro che il giornalista avrebbe ‘trattenuto’ per sè dai 2,8 milioni che il tesoriere di Berlusconi, Giuseppe Spinelli avrebbe fatto avere allo stesso Mora, travolto dai debiti della sua Lm management. E già nell’estate scorsa, dopo una rogatoria internazionale, i pm avevano interrogato un funzionario della Bsi di Lugano, Patrick Albisetti, per ricostruire prelievi e spostamenti di denaro per mezzo milione di euro.