La cura dimagrante per il settore pubblico del Regno Unito sta facendo effetto. I tagli del governo di coalizione fra conservatori e liberaldemocratici, guidato da David Cameron, stanno rivoluzionando il mondo dei “civil servant”. Così, entro la fine dell’attuale legislatura, ben 730mila dipendenti pubblici avranno perso il proprio posto di lavoro, contro una previsione di 400mila perdite fatta dallo stesso governo all’inizio del 2011. Le fonti ministeriali parlano di “cull”, traducibile più o meno con “abbattimento selettivo”. Ma i numeri resi noti dall’Office for Budget Responsibility (OBR) sono impietosi: nel 2011, ogni quattro mesi, in media 80mila statali e dipendenti di enti locali hanno perso il posto. Il tasso di disoccupazione nel Regno Unito non ha raggiunto i record toccati durante altri periodi di crisi economica. Ma non c’è da stare tranquilli.

Eppure, in Gran Bretagna, quello del dipendente pubblico continua a essere un lavoro ambito. I dati forniti dall’ufficio nazionale di statistica britannico mostrano come, nel 2011, un civil servant guadagnasse in media 4.300 sterline in più all’anno rispetto a un dipendente di un’azienda privata. Sempre lo scorso anno, lo stipendio annuale di un pubblico si attestava attorno alle 29mila sterline, contro le 24.500 di un lavoratore privato. Ma ora il ministro dell’Economia George Osborne, che ha presentato la legge finanziaria per il 2012, ha rilanciato la scala mobile, cioè adeguare gli stipendi in base al costo della vita della zona in cui si vive. Osborne ha parlato di “regionalizzazione”. Ma i sindacati temono questo approccio.

Secondo il Trade Union Congress (TUC), la scala mobile non farebbe altro che affossare le economie locali delle aree già povere, dove gli stipendi, nel caso, verrebbero rivisti al ribasso. Il sindacato sostiene che, per un’area di media grandezza, un calo degli stipendi di anche solo l’1 per cento significherebbe miliardi di sterline in meno all’economia della zona. Stipendi più bassi, meno potere d’acquisto, meno soldi che tornano indietro con le tasse dirette e indirette. Il segretario del TUC, Brendan Barber, ha commentato: “Non sono gli stipendi del settore pubblico che limitano la crescita dell’occupazione nel settore privato. Ma è la nostra economia stagnante, una mancanza di denaro che viene prestato dalle banche per gli investimenti. E consumatori che sono troppo spaventati dalla perdita del posto di lavoro per spendere e per far girare l’economia”. I dipendenti pubblici che vivono e lavorano nell’area di Londra già oggi hanno un bonus per il maggiore costo della vita. Ma istituzionalizzare questo metodo, dicono i sindacati, creerebbe svantaggi nelle zone meno ricche del regno.

Intanto, la disoccupazione è in calo. Alla fine del 2012 sarà leggermente cresciuta, raggiungendo i 2,8 milioni di disoccupati, l’8,7 per cento della forza lavoro. Nel 2013 calerà all’8,6 per cento, nel 2014 all’8, nel 2015 al 7,2 per cento e nel 2016 al 6,3 per cento. Chiaramente, al netto di nuovi sconvolgimenti finanziari mondiali. Il problema, comunque, continuerà a interessare i giovani. Dal 2008 a oggi, la disoccupazione fra i 16 e i 24 anni è aumentata di otto punti percentuali. Anche per il taglio dei posti di lavoro nel settore pubblico, finora grande porto di approdo per neolaureati e neodiplomati. Eppure qualche segnale di speranza rimane: in futuro, in particolare dopo il 2016, un leggero abbassamento degli stipendi dei dipendenti pubblici consentirà alle amministrazioni statali e locali e controbilanciare il taglio dei posti di lavoro con nuove assunzioni, anche se il saldo resterà negativo.

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