Alluvioni, terremoti, siccità e incendi ci costano sempre di più, e la colpa è del cambiamento climatico. Un conto salatissimo per l’umanità: 380 miliardi di dollari, solo nel 2011. Cioè il doppio dell’anno precedente e più del triplo di quanto l’economia globale abbia dovuto sborsare solo sei anni prima. “Non è possibile sostenere che questi aumenti non siano collegati ai cambiamenti climatici”, affermano da Monaco di Baviera i dirigenti della compagnia assicurativa tedesca Munich Re, leader mondiale nel campo della ri-assicurazione, che tutela le grandi compagnie assicuratrici in caso di danni eccezionali. Nel suo nuovo rapporto, Muniche Re rivela come il 90 per cento delle catastrofi naturali dello scorso anno sia stato causato da eventi estremi legati al clima, in un quadro segnato dalla maggiore densità della popolazione mondiale, nonché da infrastrutture più complesse e più costose di un tempo. Il colpo di grazia arriva dal clima impazzito: ormai il global warming è una realtà anche economica, con spese ogni anno più disastrose.

Fra le cause dell’impennata del 2011 c’è ovviamente da tenere conto del terremoto/tsunami che ha colpito il Giappone, ma l’aumento dei capitali andati in fumo per eventi climatici estremi è ormai una tendenza pluridecennale. Infatti, se nel 1980 i disastri naturali legati al clima sono stati 400, trent’anni dopo con gli stessi metodi di classificazione se ne sono registrati quasi mille.

Come ricorda il dottor Sergio Castellari del Centro Euro-Mediterraneo per i Cambiamenti Climatici e Focal Point Nazionale del Comitato Intergovernativo per i cambiamenti climatici (IPCC), il caos climatico in corso è anche all’origine di nuove e profonde disparità. “L’ultimo rapporto IPCC, in pubblicazione in questi giorni, è proprio sui rischi degli eventi estremi – anticipa Castellari a ilfattoquotidiano.it – e mostra come dal 1970 al 2008 più del 95 per cento della mortalità causata da disastri naturali è nei Paesi in via di sviluppo”. Che, in questo modo, “vedono aggravarsi ulteriormente la loro vulnerabilità“.

Questi problemi, però, riguardano da vicino anche l’Italia, dove nei prossimi decenni ci si aspetta, ancor più che nel resto della regione mediterranea, di dovere far fronte a un impatto dei cambiamenti climatici particolarmente negativo. “Questi impatti, combinandosi agli effetti dovuti alle pressioni antropiche sulle risorse naturali, fanno della nostra regione una delle aree più vulnerabili d’Europa”, evidenzia Sergio Castellari. I calcoli della compagnia tedesca, in sostanza, fanno riflettere sull’irresponsabilità umana. Non solo per le enormi quantità di gas serra riversate in atmosfera, ma anche per una gestione del territorio che lascia spesso a desiderare. Basti pensare che, sempre nell’arco del 2011, inondazioni e frane sono quasi triplicate. O a quanto accaduto, limitandosi al contesto italiano, con le alluvioni verificatesi in Liguria e Sicilia.

“La questione della gestione del rischio degli eventi estremi climatici è decisamente scottante”, avverte Castellari: “Ma quando si parla di questi fenomeni, e in particolare degli impatti di eventi intensi di precipitazione, bisogna sempre tenere conto della vulnerabilità del territorio in questione, che dipende anche dal dissesto idro-geologico“. Un dissesto, appunto, troppo spesso causato da fattori umani.