Conoscete Paolo Benvegnù? Se così fosse, trovereste certamente interessanti le sue “9 risposte 9”. Se invece questo nome non vi dice nulla, potrebbe essere questa l’occasione per scoprire che, nel panorama musicale italiano, esiste un piccolo pertugio, all’interno del quale si rifugia una cerchia ristretta di artisti in grado di contrapporsi compiutamente all’immondizia musicale che pare governare la proposta generalizzata dei più.
La musica di Paolo Benvegnù non è incentrata sulla volontà di sedurre con ogni mezzo possibile l’ascoltatore: dimenticatevi frasi spot tipo “Oggi voglio stare spento”, lasciate da parte anche i paraculismi pop di alcuni untori equivoci; le dinamiche che governano la poetica di questo signore restituiscono indiscutibile bellezza, poiché la ricerca e la cultura – applicata allo sforzo e all’umiltà – portano inequivocabilmente a questo.

Ascoltate quello che ha da dire.

1 • Caro Paolo, parlaci di Hermann

Che dire? È un disco “presuntuoso”. Io e i mei compagni abbiamo avuto l’ardire di parlare dell’uomo e dei suoi comportamenti, non ultimo i suoi desideri. L’ambizione del progetto racchiude in se’ anche il suo fallimento, ovvero il nostro, l’illusione di credere di poter fare una cosa del genere è la base da cui siamo partiti.

2 • La metafora è parte integrante di questo disco. Ti va di raccontarci quali mondi hai evocato?

La mia è una cultura da sussidiario, perciò sono partito da ciò che ho studiato da ragazzo; ho cercato di approfondire le mie conoscenze ripartendo dai grandi classici. Non faccio fatica a confessarti che il mio più grande obiettivo è quello di tornare studente.

3• Sei riuscito nell’intento di fare il disco che volevi?

L’obiettivo principale era quello di scrivere con i miei compagni (Luca Baldini, Andrea Franchi, Guglielmo Gagliano, Michele Pazzaglia) e ci sono riuscito. Per quanto riguarda gli episodi da me descritti, all’interno di questa “Barbagia sull’uomo”, esistono momenti – secondo il mio umile parere – piuttosto definiti ed altri invece, ancora da limare. Avendo quarantasette anni suppongo e spero di avere tempo.

4 • Esiste un File Rouge con i dischi precedenti oppure Hermann rappresenta il cambiamento?

In verità il filo rosso esiste da quando esistono gli Scisma ed è nettissimo. Sento tutte le cose che faccio come un ideale e sequenziale disposizione di piccoli mattoncini in un prato; non che questo significhi per forza qualcosa, anzi. Ma è  il mio istinto, il quale mi porta a confrontarmi con altre persone. La mia natura è quella della condivisione, riesco ad andare avanti solo se affiancato, non sono uno di quelli bravi ad “autofinanziarsi sentimentalmente”.

5 • Il tuo background musicale è piuttosto eterogeneo, alla luce del tuo ultimo disco è possibile immaginarti dalle parti della miglior tradizione cantautorale italiana?

Qualche anno fa cercavo di spostarmi proprio verso questa direzione ma, come sai, più si invecchia e meno gli schemi diventano rigidi; per grazia e fortuna si capisce “sempre meno di più”! Perciò non mi pongo limiti, mi lascio trasportare e ogni cosa “che esce” è fantasticamente un miracolo.

6 • Cosa ne pensi della nuova scena cantautorale italiana?

Credo che questo sia un momento molto positivo. Mi sembra che ci sia meno desiderio di emulazione rispetto agli anni 90. Io stesso ai tempi provavo a rifare, con i miei mezzi, cose altrui. Ai giorni nostri, vince il desiderio di “mettersi a nudo”, con le proprie forze.

7 • Quanto può interessare a Paolo Benvegnù il primo posto in classifica o magari partecipare a San Remo/ XFactor?

Ti rispondo citandoti un film uscito nel 2011, Melancholia di Lars Von Trier. Pur non amando particolarmente i film del regista danese, riconosco che quella pellicola è epocale dal punto di vista del sentire quanto lo è stato Metropolis dal punto di vista del vedere. Nonostante ciò, Melancholia è passato come  fosse un film normale; ecco, non lo era. Mi vien da dire, forse presuntuosamente, che “I Paoli Benvegnù” hanno il talento per scrivere cose del genere, con la stessa densità, ma ovviamente e ingiustamente non possono essere di grande presa per il pubblico. Ma questo, credimi, non è un rammarico né per me né per i miei compagni, quindi rispondendo alla tua domanda, direi che il primo posto in classifica, non è una cosa alla quale miriamo.

8 • Cover e tribute band, che ne pensi ?

Esistono musicisti/fruitori che fanno ricerca e si muovono uniti nella stessa direzione e questo è rassicurante. Suonare cose di altri non è sbagliato può essere inizialmente formativo ma un musicista dovrebbe esplorare e completarsi mediante una ricerca personale, qualunque essa sia.

9 • Dove ti porta il presente e soprattutto il futuro?

Faremo una serie di concerti ma poi cominceremo a pensare al disco nuovo che uscirà presumibilmente nel 2013. Quello che vorrei continuare ad avere è la stessa pulsione di vita e comprensione delle cose che mi anima attualmente; al contempo, la volontà stessa di riuscire a contemplare il tutto con sufficiente lucidità. Un obiettivo che mi pongo come essere umano e artista.

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Caro Paolo a termine di questa bella chiacchierata ti chiedo di regalarci le tue “9 canzoni 9”, che ne dici?

Devi darmi tempo, proverò a selezionarle e te le invierò per messaggio quanto prima. (Arrivate, nel corso della sera…)

9 canzoni 9 … di Paolo Benvegnù

Lato A

Cheer Leader • Grizzly Bear

Superstiti • Andrea Franchi

The Raimbow • Talk Talk

La Mia Rivoluzione • Marco Parente

Lato B

Else Lied • Giancarlo Onorato

La Canzone dei Cani • Cesare Basile

Era di Notte • Andrea Chimenti

TnT • Tortoise

Confutatis maledictis (quinto movimento del requiem) • Wolfang Amadeus Mozart