“Io in politica? Mi fate questa domanda da 40 anni, ma la risposta è no”. Carlo De Benedetti scappa via di corsa e sale in macchina appena fiuta l’argomento: il presidente del gruppo l’Espresso non vuole nemmeno ipotizzare un futuro in politica. Scuote la testa mettendo fine, per ora, a tutte le voci che circolano da tempo su una sua possibile candidatura. Meglio parlare della riforma del lavoro. “Da quello che è emerso in questi giorni – ha commentato – mi sembra di capire che si arriverà a una forma di salario minimo garantito e che l’articolo 18 verrà modificato, ma senza privarlo del suo significato originario. È chiaro comunque che la battaglia ideologica che è stata fatta per eliminarlo non aveva senso”.

L’imprenditore si è fermato pochi minuti a margine di una visita nella redazione bolognese di Repubblica, dove è stato consegnato il premio intitolato al primo caporedattore dell’edizione locale Luca Savonuzzi, scomparso nel 1988. Il vincitore è Enrico Bandini, collaboratore già dagli esordi della pagina dell’Emilia Romagna de ilfattoquotidiano.it.

Il riconoscimento consiste in una somma di denaro, pari a 5 mila euro, messa a disposizione dalla Fondazione Carisbo, e in genere viene consegnato all’aspirante giornalista della Scuola “Ilaria Alpi” di Bologna con la media più alta. Quest’anno però, non essendo ancora partito il corso, il premio è andato all’ex-allievo Bandini, diplomato a settembre con uno dei risultati migliori del biennio, e diventato giornalista professionista a novembre.

34 anni, originario di Faenza, prima di iscriversi alla Scuola di giornalismo, Enrico Bandini si è laureato all’Università di Bologna in Lettere moderne. Collabora da quasi un anno all’edizione emiliano romagnola del Fattoquotidiano.it, per la quale ha seguito, tra le altre cose, la vicenda delle operaie della Omsa Presenti alla cerimonia di consegna, nella sede bolognese di Repubblica, anche il direttore Ezio Mauro, la moglie di Luca Savonuzzi e giornalista, Paola Cascella, il presidente della Fondazione Carisbo, Fabio Roversi Monaco, il rettore dell’Università di Bologna Ivano Dionigi, e il direttore della Scuola di giornalismo, Angelo Varni.

Luca Savonuzzi fu il primo caporedattore di Repubblica Bologna e, secondo chi ha lavorato al suo fianco, “il migliore tra i giornalisti bolognesi dell’epoca”. I primi passi li fece al Resto del carlino, prima come collaboratore esterno poi come praticante. Lì rimase fino al 1980, quando Eugenio Scalfari gli propose di gestire e allestire la pagina bolognese di Repubblica. Savonuzzi, nonostante i suoi 32 anni, riuscì a mettere in piedi una redazione di giovani cronisti, in grado di portare l’edizione bolognese al livello di quelle di Milano e Roma. Morì nel 1988, a soli 39 anni, vittima di un incidente stradale. Nel 1991 il Comune di Bologna decise d’intitolare la sala stampa a suo nome, e sette anni dopo nacque il premio in sua memoria.