Ha ragione Alfano quando sostiene che “Rai e Giustizia non sono una priorità”. I fatti lo dimostrano. La Cassazione salva Dell’Utri dal carcere, il procuratore generale Iacoviello dichiara che il concorso esterno in associazione mafiosa è un reato inventato, delegittimando centinaia di indagini, processi in corso e condanne definitive di politici e uomini delle istituzioni. Come si sarebbe comportato il Csm nei confronti dei magistrati Ingroia e Di Matteo se avessero contestato la validità di un reato qualsiasi? Nel caso di Iacoviello avviene il miracolo: la politica, da Violante a Cicchitto, allo stesso Alfano, in perfetta par condicio, apre il dibattito per abolire il reato di cui è accusato Dell’Utri, tutto per la gioia della mafia.

La Rai ovvero chi tocca muore. Al momento solo inutili promesse: “Faccia passare qualche settimana poi lei vedrà” (Monti da Fazio l’8 gennaio). Monti e Passera, sempre più Bibì e Bibò, stanno dimostrando di essere insensibili agli allarmi lanciati dal presidente Garimberti: “La Rai è un’azienda ingovernabile”, dall’ex consigliere Rizzo Nervo, che durante l’Infedele, ha detto: “La Rai ha un forte indebitamento e grossi problemi industriali”, dal presidente dell’Upa Sassoli De Bianchi: “L’azienda culturale più importante del Paese sta rischiando il fallimento”.

Il primo a chiedere aiuto fu l’ex dg Masi appena arrivato in viale Mazzini: “Se la Rai continua così rischiamo di arrivare nel 2013 con un indebitamento di oltre 600 milioni”. Da allora nulla è stato fatto, anzi la prima operazione (a firma dello stesso Masi), fu quella di interrompere il rapporto con Sky rinunciando a un contratto di 370 milioni, contestualmente alla chiusura di Rai Sat (l’unica consociata in forte attivo). Storia recente: Vieni via con me ha regalato a La7 nonostante un ascolto superiore al 30% con la pubblicità che ha coperto i costi, mentre programmi di grande successo come quello di Fiorello o il Festival di Sanremo hanno portato vari milioni di passivo, per non parlare di quello di Sgarbi (voluto dal solito Masi) chiuso dopo la prima puntata (8% di share), alcuni milioni di euro dei contribuenti buttati al vento.

Di solito si dice squadra vincente non si cambia e quando non è all’altezza della situazione che si fa? Bibì e Bibò nel frattempo sono impegnati a dare a Confalonieri quelle “regole certe” di cui ha bisogno Mediaset: il famoso canale 58 (il migliore del beauty contest), quello che secondo la “gara” sarebbe dovuto andare gratuitamente alle tv del Cavaliere che il suo ministro Romani, udite udite, gli aveva già dato in prestito per 7 mesi, per dargli la possibilità di organizzare, per tempo, le “prove tecniche” necessarie.

Il Fatto Quotidiano, 14 Marzo 2012