Per la sua vittoriosa campagna elettorale alle presidenziali del 2007 Nicolas Sarkozy ricevette un finanziamento da parte di Gheddafi, allora rais incontrastato a Tripoli? La voce gira da tempo, ma è ritornata alla ribalta ieri, dopo che l’agguerrito sito d’informazione Mediapart ha pubblicato la nota di un testimone della trattativa, che indicherebbe il pagamento di 50 milioni di euro. Il presidente, alle prese con l’attuale campagna, a 40 giorni dal primo turno, ha subito reagito alle rivelazioni, smentendole categoricamente. Tanto più in un momento in cui, nella sua affannosa corsa dietro al candidato socialista François Hollande, appare in ripresa secondo un ultimo sondaggio.

Nonostante Sarkozy sia stato nel 2011 il principale fautore dell’intervento militare in Libia, che ha portato al crollo del regime del Colonnello, in tanti gli rinfacciano ancora le relazioni più che cordiali intessute con il rais negli anni precedenti. E già nel marzo 2011, poco prima che l’intervento si concretizzasse, il primogenito di Gheddafi, Saif Al-Islam, aveva dichiarato in un’intervista a Euronews: “Bisogna che Sarkozy renda i soldi che ha accettato dalla Libia per finanziare la sua campagna elettorale”.

Ieri sera, ricordando quelle parole, il presidente francese ha detto che “Saif è conosciuto per dire qualunque cosa”. Aggiungendo che la vicenda “è grottesca. Se Gheddafi avesse finanziato la mia campagna, bisogna dire che non sarei stato molto riconoscente”. Sta di fatto che, ancora una volta, emerge dall’oscurità dei retroscena della politica sarkozysta un personaggio, Ziad Takieddine, franco-libanese, mercante d’armi, intermediario in molti business in giro per il mondo per conto della Francia. E molto, molto vicino a Sarkozy e ad alcuni suoi collaboratori storici.

Takieddine si trova già al centro di un’inchiesta su tangenti che sarebbero state incassate alla metà degli anni Novanta dall’entourage di un altro politico di primo piano della destra neogollista, Edouard Balladur, che aveva come braccio destro proprio Sarkozy. Quei finanziamenti occulti, legati a una fornitura di sommergibili al Pakistan, furono negoziati da Takieddine. E portarono indirettamente (una vendetta di politici locali, non soddisfatti delle tangenti a loro volta incassate) a un attentato nel 2002 a Karachi, nel quale morirono 14 persone, 11 delle quali dipendenti della Dcn, il gruppo francese pubblico fornitore dei sommergibili. Ebbene, Takieddine era anche amico di Gheddafi. Secondo Mediapart “organizzo’ nel 2005 una serie di visite di collaboratori di Sarkozy in Libia e di lui stesso, allora ministro degli Interni. E anche la visita a Tripoli di Sarkozy, Presidente da poco eletto, nel 2007. In quelle puntatine del 2005 erano state decise le modalità di finanziamento per i contributi destinati alla campagna elettorale di due anni dopo”. Il tutto è corredato da un appunto, pubblicato dal sito, ora nelle mani dei giudici, che già indagano sull’affaire Karachi, dove, mediante alcune sigle, si indicano le tappe per arrivare al pagamento dei 50 milioni di euro. A scriverlo è stato l’ex medico personale di Takieddine, che lo accompagnava in tutti i suoi spostamenti. Agli inquirenti lo avrebbe consegnato Jean-Charles Brisard, altro personaggio che a lungo ha “navigato” nell’ambiente neogollista, oggi dirigente di una società privata di intelligence.

Queste imbarazzanti novità emergono in un momento di svolta per il capo dell’Eliseo. Dopo il comizio di domenica a Villepinte, nel quale ha compiuto una decisa sterzata a destra nel suo discorso politico, in un sondaggio pubblicato oggi, effettuato da Ifop, Sarkozy figura per la prima volta in testa al primo turno con il 28,25 per cento dei consensi, contro il 27 di Hollande. Al secondo turno, però, il candidato socialista riuscirebbe a imporsi (54,5 contro il 44,5 per cento). Il risultato positivo al primo turno, comunque, indicherebbe che la “droitisation” di Sarkozy, come la chiamano i media francesi, funziona. Intanto stamani Marine Le Pen, la zarina dell’estrema destra, ha annunciato di aver raggiunto la totalità delle 500 firme di sindaci previste dalla Costituzione francese per convalidare una candidatura alle presidenziali. Sarkozy, insomma, non potrà beneficiare al primo turno dell’assenza della sua concorrente sul fronte destro del proprio bacino elettorale. Come aveva a lungo sperato.