La situazione di ospedali e pronto soccorso non è difficile solo a Roma. Anche nella zona a nord-est, lungo i paesi vicino il fiume Aniene, come Tivoli e Subiaco, non mancano i problemi, come ha rilevato la Commissione sugli errori sanitari nel sopralluogo effettuato qualche giorno fa presso i due ospedali laziali. C’è ad esempio il caso di Candido Saporetti, deceduto per soffocamento durante il pasto nella clinica neuropsichiatrica di Colle Cesarano a Tivoli, e quello di Giorgio Manni, morto dopo essersi visto rifiutare il ricovero per ben sei volte, di cui tre all’ospedale di Subiaco. O ancora la vicenda di un uomo recatosi presso l’ospedale San Giovanni Evangelista di Tivoli, per una ferita provocata con un coltello, e medicato senza che nessuno si accorgesse che nell’arto era rimasta una scheggia di circa cinque centimetri della lama che lo aveva ferito. Frammenti della realtà quotidiana che si vive a Tivoli e Subiaco, di cui la Commissione ha chiesto conto ai vertici della Asl Rm G e delle due strutture sanitarie.

La situazione più critica è senza dubbio quella dell’ospedale “Angelucci” di Subiaco, che serve 33 comuni e 45mila abitanti, ma che per via del decreto 80 del 2010 della regione Lazio (che ha portato finora alla chiusura di 23 ospedali e il taglio di 873 posti letto) dovrebbe passare da 90 a 8 posti letto, con un pronto soccorso funzionante per sole 12 ore al giorno. Allo stato attuale sono stati accorpati i reparti di Ortopedia e Chirurgia ed è stato chiuso quello di Ostetricia e Ginecologia, mentre manca ancora l’elisuperficie per il 118 (viene attualmente usata quella dei vicini Vigili del Fuoco). Non solo. Dal 12 marzo il reparto di radiologia funzionerà solo per mezza giornata, mentre dal primo marzo è stata disposta la chiusura del reparto di Terapia intensiva, dotato di 4 posti letto, che è stato riaperto, provvisoriamente, nel giro di 24 ore per 2 volte a causa di un’urgenza. Il reparto dovrebbe essere trasferito all’ospedale di Colleferro, che però non ha ancora iniziato i lavori per attrezzarsi a riceverlo.

Una situazione per cui il Tribunale dei diritti del Malato (Tdm), sezione Valle dell’Aniene, ha presentato una denuncia alla procura di Tivoli, e che ha suscitato le perplessità della Commissione. “Vorremmo chiedere alla presidente della regione Lazio, Renata Polverini – dice Francesco Proietti Cosimi (Fli), membro della Commissione – quanto costa alla Regione chiudere la rianimazione a Subiaco e realizzarne un’altra a Colleferro. Non credo che in questo modo si possano tagliare i costi, si tratta solo di fare un piacere politico”. I cittadini sono esasperati, come racconta Antonio Lollobrigida, coordinatore del Tdm di Subiaco. “Finora hanno chiuso 13 ambulatori e 9 servizi – spiega – come quello di ostetricia e reumatologia, mentre diabetologia è sospeso e il laboratorio di analisi ha ridotto il numero di prestazioni. Adesso abbiamo gli esiti delle analisi non più dopo 2 giorni, ma dopo una settimana. Senza contare che continuano a trasferire personale da Subiaco ad altri ospedali per il blocco del turn over. In un contesto geografico come il nostro, che è quasi montano, non si può rendere inoperativo un presidio come Subiaco”. L’ospedale Angelucci dista infatti 45 minuti di macchina (quando non c’è traffico) da quello di Tivoli, 45 km da quello di Palestrina e 50 km da quello di Colleferro, “su strade di montagna – continua Lollobrigida – spesso chiuse”.

Per Melania De Nichilo Rizzoli (Pdl) la situazione è grave. “Se si arriva a Subiaco con un’emorragia uterina o un infarto, si muore. E i cittadini iniziano a capirlo – aggiunge, dopo il sopralluogo – visto che nel 2011 gli accessi al pronto soccorso sono stati 8000 circa, contro i 12mila degli anni scorsi. Il che significa che la gente si fa portare altrove, ingrossando le fila dei pronto soccorso della Capitale”. Con i risultati ben noti emersi nelle scorse settimane. A Tivoli le cose vanno meglio, anche se il problema principale è dato dalla mancanza di personale.

Il direttore generale della Asl Rmg, Nazzareno Brizioli, ha predisposto un piano per l’ospedale di Subiaco alternativo a quello di trasformazione contenuto nel decreto 80, che cerca di mantenere più posti letto, e che è stato informalmente condiviso dalla Regione. Ma l’approvazione definitiva richiede il benestare del ministero dell’Economia. “Il territorio di riferimento dell’ospedale Angelucci di Subiaco presenta – commenta Leoluca Orlando, presidente della Commissione – caratteristiche tali per cui non è pensabile un ridimensionamento come quello sinora previsto. Qualsiasi piano di rientro deve attenersi alla necessità di far luce sui danni erariali e tagliare sprechi, ma deve, altresì, aver cura di non tagliare la qualità del servizio e l’assistenza offerta ai cittadini”. E finora la forbice dei tagli, in quella asl, è stata più pesante che in tutto il resto del Lazio, arrivando a lasciare 1,6 posti letto ogni mille abitanti, contro i 3,3 richiesti dal piano regionale.