Un soldato ubrico uccide donne e bambini. Stressato dalla guerra? Irritato dal cattivo umore delle popolazioni invase, massacrate e poi messe sotto tutela degli invasori? Annoiato per la miseria della vita notturna di Kandahar? Forse non era solo. In banda armata ci si diverte di più. Ma dicono che era solo, così sono costretti a sacrificarne soltanto uno.

Obama è addolorato. Minaccia giustizia. Giustizia, certo. Punizioni esemplari. Ma non sarà sufficiente. Una società in cui un soldato, pagato per garantire l’istallazione della democrazia, si alza nel cuore della notte e va personalmente a uccidere nel sonno nove bambini innocenti, è una società profondamente malata, arida e marcia al tempo stesso, senza affetti e senza regole.

Io non ci credo più ai gesti isolati. La parola raptus non vorrei sentirla mai più. Dietro ogni dismisura violenta c’è la lunga lenta invisibile e micidiale erosione di un codice antico, quello della convivenza fra umani, quello, così naturale per qualsiasi donna, della protezione dei più piccoli. Quello, così naturale per qualsiasi uomo decente, del rispetto delle donne. Dicono che è già successo, a My Lai, a Hiroshima e Nagasaki, ad Abu Ghraib. E allora? Dobbiamo farci il callo? Dobbiamo smettere di sanguinare? Mi chiedo quando ci sarà, finalmente, qualcosa di nuovo nel mondo occidentale.

Il Fatto Quotidiano, 13 Marzo 2012