La cantautrice pugliese Erica Mou

Il suo nome d’arte è “Mou”, e per una volta il calcio e il mitico José non c’entrano nulla. Erica ha 21 anni, viene dalla provincia di Bari e a Sanremo ha conquistato il premio della critica nella categoria dei “Giovani”. Non male neanche il secondo posto: probabilmente avrebbe meritato di più, ma si sa, al Festival i veri vincitori non sono quasi mai quelli che vincono.

Ha quel sorriso da ragazza della porta accanto, trasmette serenità mentre ci parla di sé e del suo ultimo album. “È”, una sola lettera, mille interpretazioni possibili («Mi piace dare spazio all’immaginazione del pubblico», spiega) per un significato esistenziale: perché tra apparire ed essere Erica sceglie la seconda, “lascia mettere agli altri gli orecchini pesanti”. E non è poco, di questi tempi. La sua è una scelta differente: niente reality, si rifà alla tradizione un po’ appassita dei cantautori all’italiana nell’epoca dei grandi interpreti del nulla. Nell’album troviamo 12 canzoni (più una bonus track), a partire dal brano sanremese Nella vasca da bagno del tempo: testi e musica di propria firma, un’atmosfera intima in cui i contenuti non sono mai puramente accessori.

Il lieto fine è ancora tutto da scrivere, ma per una volta la nostra Italia ci racconta la storia di un talento innato e ben coltivato. E non fosse che per questo vale la pena di ascoltarla.

Erica, Sanremo ti ha portato la celebrità ma la tua musica viene da lontano…

Ho cominciato a scrivere quando avevo 14 anni, quasi per gioco. I miei genitori mi hanno trasmesso questa passione: a casa ascoltavano tantissima musica, e quasi litigavano discutendo sui testi delle canzoni! La famiglia è stata la mia prima scuola.

Tu sei l’ultimo talento della “scuola” pugliese, molto prolifica negli ultimi anni. E a tal proposito, proprio a Sanremo, hai detto una frase significativa: «Forse sono le cime di rape e lo iodio, ma in questo momento in Puglia c’è una volontà dall’alto di supportare la cultura che aiuta molto noi artisti».

La mia terra è bellissima, tu apri la finestra e sei felice, tutta questa bellezza ti stimola. Ma la creatività da sola non basta: in Puglia abbiamo finalmente capito che anche la musica e l’arte possono far ripartire l’economia di un territorio. Tutta la cultura è un’industria in cui bisogna investire per ottenere risultati, troppo spesso in Italia l’abbiamo trascurata.

Quando, ad esempio, ti sei sentita concretamente supportata?

Sicuramente l’esperienza con Puglia Sounds è stata importante: ho avuto la possibilità di suonare all’Auditorium quando ancora dovevo affermarmi, un sogno che si realizzava per me e tanti altri ragazzi. E anche il primo concerto del mio tour è stato finanziato da Puglia Sounds. Probabilmente ce l’avrei fatta lo stesso, ma devo molto alla mia regione.

E così è arrivato il Festival: punto di arrivo o di partenza?

Né l’uno né l’altro: Sanremo è stato uno snodo. Adesso riparto confrontandomi con un ambiente più grande e aspettative ancora maggiori. C’è ancora tanta strada da fare, a partire ad esempio dalla registrazione in cui sono “bloccata” e non riesco a dare il meglio di me come nelle performances dal vivo. Continuerò a studiare canto: gli esami non finiscono mai! Bisogna sempre migliorarsi.

Senza però cambiare il tuo modo di fare musica, che dà importanza alle parole e crea un rapporto quasi confidenziale con gli ascoltatori.

Per me essere una cantautrice vuol dire soprattutto raccontare qualcosa di personale, e farlo nella maniera più chiara possibile; così realizzo un microcosmo artistico in cui mi sento protetta e a mio agio, e di cui fanno parte anche i miei fan. È questa la strada che ho scelto: costruire un percorso fatto di gradini piccoli piccoli. Come quando da bambina giocavo con i Lego!

E ora cosa succede? Progetti futuri?

Il mio futuro è la musica, non ho dubbi. Mi concentrerò sull’album appena pubblicato con la Sugar, la mia casa discografica, e su nuove collaborazioni con cui spero di arricchire il mio bagaglio artistico. E dal 22 marzo riparte il tour, proprio da Bisceglie: è un regalo per la mia città e per la mia terra, che mi hanno tanto sostenuto. E anche per me stessa.

Lorenzo Vendemiale