Ai piani alti di Manhattan la festa è ricominciata, come prima, più di prima. I mega compensi ai manager delle grosse banche sono ormai tornati ai livelli del 2008. Poco importa che nel frattempo ci sia stata una crisi che è sinora costata almeno 4mila miliardi di dollari, utilizzati anche per salvare quelle stesse banche dal fallimento. Il colosso Citigroup, salvato nel 2008 con 45 miliardi di dollari pubblici poi restituiti, ha così deciso di premiare il suo numero uno Vikram Pandit con un compenso che mettendo assieme tutte le voci (stipendio base, bonus, stock options) potrebbe arrivare quest’anno a 53 milioni di dollari. Negli ultimi due anni si era “messo a dieta” accettando un compenso simbolico di un dollaro ma ora i suoi sforzi sono ampiamente ricompensati.

Non è andata male neppure ai suoi diretti sottoposti: il responsabile del rischio Brian Leach intascherà ad esempio 11 milioni, il direttore generale John Havens 13 milioni. A questo punto ci si potrebbe chiedere quali risultati abbiano ottenuto Pandit e soci per meritarsi i loro faraonici trattamenti. Una domanda a cui è difficile rispondere visto che lo scorso anno le entrate della banca sono scese del 10% mentre il titolo Citigroup ha perso in Borsa il 44%, seconda peggior performance del settore bancario.

Per carità non che dalle parti di Wall Street gli altri piangano miseria. I dati ufficiali sui compensi di molti colossi bancari devono ancora arrivare ma le notizie iniziano a trapelare. L’amministratore delegato di JP Morgan Jamie Dimon si prepara ad esempio ad incassare un assegno da 23 milioni di dollari. Il numero uno dell’inglese HSBC Stuart Gulliver dovrà invece accontentarsi di 12,5 milioni. Ancora meno fortunato, ma potrà sopravvivere, il suo collega della Bank of America Brian Moynihan. La sua busta paga base non arriva al milione di dollari a cui vanno però aggiunti quasi 6 milioni di dollari di stock option.

I super stipendi dei manager ripropongono una questione che non è solamente di natura etica sul progressivo allargamento della forbice tra ricchi e poveri. Negli anni 70 la remunerazione degli alti dirigenti delle grosse aziende americane era pari a 35 volte il salario medio mentre oggi siamo arrivati a 275 volte. Nello stesso periodo la quota di salario sulla ricchezza prodotta negli USA è scesa del 6%. Il massiccio ricorso alle stock option è stato anche indicato come una delle cause che ha portato la banche ad assumersi rischi eccessivi nell’esasperata ricerca di profitti che “pompassero” le quotazioni di borsa. Una politica del tutto e subito i cui esiti disastrosi sono oggi sotto gli occhi di tutti.