Carcere di Vercelli, sezione femminile, qualche anno fa, una decina all’incirca.
Il gruppo di volontari che ogni giorno assiste, o fa corsi alle detenute ha una grana da risolvere.
Maria tra due mesi deve uscire dal carcere, la sua pena l’ha scontata, solo che Maria, quando uscirà, avrà un problema grande come una casa: una casa, appunto, dove andare a vivere. Maria ha bisogno di riposo e di un’abitazione confortevole, perché Maria è reduce da un intervento chirurgico alla mammella. I parenti di Maria vivono lontano; ma anche vivessero vicini non servirebbe: ché Maria gliene ha combinate di cotte e di crude e di non commestibili.
Insomma, dove la mandiamo a dormire Maria dal momento che non ha casa?, si chiedono e chiedono i volontari ad altre associazioni di volontariato. A Vercelli c’è solo un dormitorio per barboni, non è adatto alle condizioni della donna.
Poi c’è una comunità, ma che ospita tossici.

Maria è rassegnata: uscirà e poi improvviserà. Magari si prostituirà col primo camionista, gli fotterà il portafoglio, tornerà dentro, tanto.
Una sera Maria, parlando con le altre detenute, dice che le mancano pochi giorni.
Fortunata te, dicono le altre.
Lei sorride.
E dove andrai?
Allarga le braccia, non lo sa.
Durante un incontro tra volontari e detenute si parla di Maria, che deve uscire.
Che culo che ha Maria: ormai il ritornello delle sue compagne è questo.
Mica vero che ha culo, Maria non sta ancora bene e non siamo riusciti a trovarle una casa, dice un volontario.

La casa, la casa: ma che cazzo di problema è la casa? Va a casa mia, no? Tra due mesi, quando esco ci possiamo stare tutte e due…
Il volontario, incredulo, guarda chi ha parlato.
Una donna che è lì perché vive di furti. Ruba e la fa franca, riruba e la fa franca, riruba ancora e la mettono dentro, poi quando esce si mette a lavorare, finché si stufa: e riruba. E’ una zingara. Però ha una casa a venti chilometri, a Novara. E un cuore zingaro, quindi ladro. Ma anche grande.

(Tratto da una vicenda verissima. La vicenda mi fu raccontata da una volontaria che conoscevo perché, anni prima, in carcere, avevo tenuto un corso di scrittura. Maria andò a vivere nella casa della zingara).