Umiliante. Degradante. Inaccettabile. Gravissimo. Si potevano usare un’altra decina di parole per commentare il blitz in Nigeria all’insaputa del governo italiano, invece Napolitano definisce il comportamento inglese “inspiegabile”. È invece spiegabilissimo. Non fa altro che confermare qualcosa che chi vive all’estero tocca con mano ogni giorno e percepisce dalla lettura quotidiana di giornali e dai programmi tv. Agli occhi dei britannici siamo una nazione di serie B, come da nuovo rating. Non più una media potenza, come forse ci consideravano prima del devastante ultimo ventennio, ma una piccola nazione europea, che conviene salvare per ragioni finanziarie e di stabilità dell’euro, ma niente di più.

L’Italia è considerata un paese poco affidabile. Non c’è bisogno di rispolverare i libri di storia e di riaprire i tristi capitoli della Seconda Guerra Mondiale. Per minare la nostra credibilità internazionale bastano gli ultimi balletti che abbiamo fatto con Gheddafi e il comportamento italiano nell’intervento in Libia. Ricordiamoci che per anni abbiamo mandato in giro come ministro degli Esteri un ex maestro di sci, uno che rivendicava l’utilità in diplomazia di “saper fare lo slalom a porte strette” (copyright Franco Frattini).

Diciamocelo: ci considerano dei pagliacci internazionali. La nostre rappresentanze diplomatiche all’estero sono per lo più imbarazzanti. Dei servizi segreti non si sa, ma che a capo del Copasir ci sia D’Alema non fa ben sperare. Agli occhi degli inglesi, che ci guardano dall’alto della loro supponenza ex imperiale, siamo maneggioni, incompetenti e inaffidabili. Per la loro albionica rigidità, l’attitudine italiana alla trattativa è un cedimento, o come scrivono i commentatori, sfiora la “connivenza con il nemico”. Quanti riscatti abbiamo pagato per il rilascio di cittadini italiani rapiti nel mondo?

Per Cameron invece con i terroristi non si tratta. Mai. Niente operazioni opache. Niente traffici o inciuci. Lo ha ripetuto ieri, e nel suo discorso alla Bbc non ha mai citato l’Italia. Forse stiamo risalendo la china dello spread finanziario, ma il nostro spread geopolitico è senza dubbio al minimo storico.

@caterinasoffici

Il Fatto Quotidiano, 10 Marzo 2012